Autore: Mauro Della Porta Raffo

Messo davvero male il Grand Old Party oggi!

Messo davvero male il Grand Old Party oggi!
Come è andata.
Quale il possibile futuro?

Quattro anni di Trump, verrebbe da dire.
E con ogni probabilità sarebbe un errore.
Non è che il partito repubblicano sia, come in effetti è (anche il Senato è passato al ‘nemico’ sia pure con il ‘trucchetto’ del voto di Kamala Harris in caso di parità), perdente su tutta la linea esclusivamente in conseguenza del fatto che il tycoon abbia governato.
Anzi.
A gennaio, a febbraio – quando Joe Biden arrancava perfino dietro a Buttigieg (??), oltre che a Sanders, nei Caucus e nelle Primarie democratiche – la maggior parte degli osservatori pensavano invece che avrebbe vinto.
Poi, ecco il Covid 19, la pandemia!

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L’elezione del Presidente degli Stati Uniti d’America

Il Presidente degli Stati Uniti d’America non viene eletto direttamente dai cittadini aventi diritto, i quali, invece, dal 1848 (in precedenza, dal 1792 – essendo le Presidenziali datate 1788/89 da questo punto di vista anomale – e fino al 1844 compreso si votava per oltre un mese), scelgono Stato per Stato “il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre dell’anno coincidente con il bisestile” i cosiddetti Grandi Elettori (in Americano – secondo Oscar Wilde una lingua diversa dall’Inglese – ‘Electors’ con l’iniziale maiuscola per distinguerli dai normali ‘electors’) il cui numero complessivo è oggi di cinquecentotrentotto (538).

Riuniti formalmente dipoi “il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del successivo dicembre” nel Collegio da loro formato, i predetti Grandi Elettori effettivamente nominano il Presidente. 

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“Non ci deve essere nessun personaggio cinese nella narrazione”

Come sempre, la brutalmente necessaria semplificazione conseguente a quanto dettato dalla richiesta brevità di un articolo espone a critiche feroci.
Fra queste, prime, le stesse mie…
È nel 1929 che Ronald Arbuthnott Knox pubblica il Decalogo del ‘Giallo deduttivo’ nel quale elenca appunto i dieci principi che devono essere rispettati nella stesura di ogni romanzo poliziesco che, propriamente, intenda consentire al lettore di giungere, seguendo il percorso logico del protagonista inquisitore, all’unica corretta soluzione .
La colà esposta regola numero cinque reca: “Non ci deve essere nessun personaggio cinese nella narrazione”.
Per strana che possa apparire tale norma, era allora assolutamente conseguente ai fatti.
Numerosissimi essendo, in quel periodo (fra l’altro, tre anni prima della stesura del Decalogo, ad opera di Earl Derr Biggers, era apparso il notevole detective cinese Charlie Chan!) e da tempo, particolarmente nel genere, i comprimari se non addirittura i protagonisti ‘gialli’.

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4 luglio 1776? Ma davvero?

Il 4 luglio del 1776 non è la data nella quale le colonie videro riconosciuta la loro esistenza.
Accadde difatti il 3 settembre 1783 a Parigi, quando fu firmato il Trattato che poneva fine alla Guerra di Indipendenza.

Il 4 luglio 1776 non ricorda l’inizio della Guerra di Indipendenza in effetti cominciata il 19 aprile 1775, con la battaglia di Lexington.

Il 4 luglio non è data che riguardi la Costituzione americana che fu definita il 17 settembre 1787, ratificata da un sufficiente numero di Stati il 21 giugno 1788 ed entrò in vigore il 4 marzo 1789.

Non è neppure la data nella quale il Congresso Continentale voto all’unanimità la separazione dalla Gran Bretagna.
Cosa accaduta il 2 luglio 1776, due giorni prima.

È il giorno nel quale il testo concordato fu reso pubblico.
È questo talmente vero che John Adams – uno dei Founding Fathers, poi primo Vice Presidente e successore di Washington – indirizzando la lettera alla moglie Abigail, letteralmente scriveva:
“Il secondo giorno di luglio del 1776 sarà l’evento più memorabile della storia dell’America…”

Così va il mondo.

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Biografia di Mauro della Porta Raffo come appare in www.cinquantamila.it Catalogo dei viventi

Mauro della Porta Raffo, nato a Roma il 17 aprile 1944.
Scrittore.
Saggista.
“Ho visto, ho letto e ricordo tutto (perfino le cose che devono ancora accadere)” • Figlio del tenente Manlio Raffo, romano, e di Anna Maria della Porta RodianiCarrara, nativa di Genazzano (Roma), folgorati nel 1942 da “un colpo di fulmine, un amore che fa superare i terribili e subito emersi contrasti di carattere”: per sposare la donna, il tenente Raffo, fervente fascista già volontario in Grecia, rinunciò a partire volontario per la campagna di Russia, nonostante avesse già completato l’apposito corso preparatorio a Terracina.
“Un atto […] deciso in piena coscienza, ma del quale, sono certo, non si darà mai pace. […]

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USA: la situazione in casa democratica in pillole

I candidati democratici alla nomination 2020, finora, sono stati una trentina.
Fra quelli ritiratisi da ricordare almeno il Sindaco di New York Bill de Blasio, la Senatrice della California Kamala Harris, il Senatore del New Jersey Cory Booker, l’ex Rappresentante del Texas Beto O’Rourke.
In corsa ad oggi ancora una dozzina, sette/otto dei quali con qualche possibilità di arrivare ad ottenere l’investitura ufficiale del partito.
In ordine di gradimento decrescente in generale (nei singoli Stati i dati possono essere e sono diversi), stando ai sondaggi (peraltro non univoci)

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Nancy Pelosi D’Alesandro

Nancy Pelosi – politicamente una ‘figlia d’arte’ (il padre essendo stato Sindaco di Baltimora) – è per i democratici alla Camera dei Rappresentanti USA dal 1987, eletta in California nel novembre del precedente anno.
Avendo vinto nuovamente (dal 1986, invariabilmente, ogni due anni) in occasione delle Mid Term 2018, vede scadere il suo attuale mandato il 3 gennaio 2021.
Naturalmente, essendo la Donna (con la D maiuscola) che è, intende riproporsi a novembre e in tale prospettiva affronterà, per ottenere la candidatura una diciottesima volta (!!) nel suo Distretto (oggi, il dodicesimo locale mentre in precedenza aveva vinto nel quinto e nell’ottavo), le Primarie il prossimo 3 marzo.
È storicamente la sola Donna americana ad essere arrivata alla carica di Speaker della Camera.
E ben due volte.

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La questione dominante e le adesioni dei candidati dem

1- Per quanto tempo – che lo diventi e già lo sia è certo – la questione Impeachment sarà dominante negli USA?
Quali gli effetti?
Ecco, nel mentre possiamo certamente affermare che l’argomento verrà ‘cavalcato’ dai democratici.
Per quanto si debba concludere per un impatto non da poco nei riguardi della campagna elettorale in corso (altro che cominciarla in Iowa a febbraio 2020!).
Dubbi notevoli si devono nutrire a proposito dei danni che davvero Trump potrebbe subire.
Dei danni, non assolutamente delle conseguenze giuridiche perché il giudizio finale è del Senato, laddove i repubblicani sono in maggioranza e dove è impossibile che si raggiungano le adesioni dei due terzi dei votanti per l’effettiva destituzione.
Una operazione quella iniziata che rende la vita difficile al Presidente.
Che può portare attraverso il lavoro della Commissione all’apertura della procedura alla Camera.
Che enfatizzata e seguita dai media appassionerà.

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