Autore: Mauro Della Porta Raffo

4 luglio 1776? Ma davvero?

Il 4 luglio del 1776 non è la data nella quale le colonie videro riconosciuta la loro esistenza.
Accadde difatti il 3 settembre 1783 a Parigi, quando fu firmato il Trattato che poneva fine alla Guerra di Indipendenza.

Il 4 luglio 1776 non ricorda l’inizio della Guerra di Indipendenza in effetti cominciata il 19 aprile 1775, con la battaglia di Lexington.

Il 4 luglio non è data che riguardi la Costituzione americana che fu definita il 17 settembre 1787, ratificata da un sufficiente numero di Stati il 21 giugno 1788 ed entrò in vigore il 4 marzo 1789.

Non è neppure la data nella quale il Congresso Continentale voto all’unanimità la separazione dalla Gran Bretagna.
Cosa accaduta il 2 luglio 1776, due giorni prima.

È il giorno nel quale il testo concordato fu reso pubblico.
È questo talmente vero che John Adams – uno dei Founding Fathers, poi primo Vice Presidente e successore di Washington – indirizzando la lettera alla moglie Abigail, letteralmente scriveva:
“Il secondo giorno di luglio del 1776 sarà l’evento più memorabile della storia dell’America…”

Così va il mondo.

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Biografia di Mauro della Porta Raffo come appare in www.cinquantamila.it Catalogo dei viventi

Mauro della Porta Raffo, nato a Roma il 17 aprile 1944.
Scrittore.
Saggista.
“Ho visto, ho letto e ricordo tutto (perfino le cose che devono ancora accadere)” • Figlio del tenente Manlio Raffo, romano, e di Anna Maria della Porta RodianiCarrara, nativa di Genazzano (Roma), folgorati nel 1942 da “un colpo di fulmine, un amore che fa superare i terribili e subito emersi contrasti di carattere”: per sposare la donna, il tenente Raffo, fervente fascista già volontario in Grecia, rinunciò a partire volontario per la campagna di Russia, nonostante avesse già completato l’apposito corso preparatorio a Terracina.
“Un atto […] deciso in piena coscienza, ma del quale, sono certo, non si darà mai pace. […]

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USA: la situazione in casa democratica in pillole

I candidati democratici alla nomination 2020, finora, sono stati una trentina.
Fra quelli ritiratisi da ricordare almeno il Sindaco di New York Bill de Blasio, la Senatrice della California Kamala Harris, il Senatore del New Jersey Cory Booker, l’ex Rappresentante del Texas Beto O’Rourke.
In corsa ad oggi ancora una dozzina, sette/otto dei quali con qualche possibilità di arrivare ad ottenere l’investitura ufficiale del partito.
In ordine di gradimento decrescente in generale (nei singoli Stati i dati possono essere e sono diversi), stando ai sondaggi (peraltro non univoci)

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Nancy Pelosi D’Alesandro

Nancy Pelosi – politicamente una ‘figlia d’arte’ (il padre essendo stato Sindaco di Baltimora) – è per i democratici alla Camera dei Rappresentanti USA dal 1987, eletta in California nel novembre del precedente anno.
Avendo vinto nuovamente (dal 1986, invariabilmente, ogni due anni) in occasione delle Mid Term 2018, vede scadere il suo attuale mandato il 3 gennaio 2021.
Naturalmente, essendo la Donna (con la D maiuscola) che è, intende riproporsi a novembre e in tale prospettiva affronterà, per ottenere la candidatura una diciottesima volta (!!) nel suo Distretto (oggi, il dodicesimo locale mentre in precedenza aveva vinto nel quinto e nell’ottavo), le Primarie il prossimo 3 marzo.
È storicamente la sola Donna americana ad essere arrivata alla carica di Speaker della Camera.
E ben due volte.

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La questione dominante e le adesioni dei candidati dem

1- Per quanto tempo – che lo diventi e già lo sia è certo – la questione Impeachment sarà dominante negli USA?
Quali gli effetti?
Ecco, nel mentre possiamo certamente affermare che l’argomento verrà ‘cavalcato’ dai democratici.
Per quanto si debba concludere per un impatto non da poco nei riguardi della campagna elettorale in corso (altro che cominciarla in Iowa a febbraio 2020!).
Dubbi notevoli si devono nutrire a proposito dei danni che davvero Trump potrebbe subire.
Dei danni, non assolutamente delle conseguenze giuridiche perché il giudizio finale è del Senato, laddove i repubblicani sono in maggioranza e dove è impossibile che si raggiungano le adesioni dei due terzi dei votanti per l’effettiva destituzione.
Una operazione quella iniziata che rende la vita difficile al Presidente.
Che può portare attraverso il lavoro della Commissione all’apertura della procedura alla Camera.
Che enfatizzata e seguita dai media appassionerà.

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“Winner takes all assoluto”, “Winner takes all relativo”: quando, come, dove, perché

1) Winner takes all assoluto 

Allora, quarantotto Stati USA (Maine e Nebraska esclusi) più il Distretto di Columbia – dal 1848 allorquando si cominciò a votare per la bisogna “il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre dell’anno bisestile” – scelgono i loro Grandi Elettori con il ‘winner takes all assoluto’.
(Va ripetuto – non solo qui ma all’infinito – che l’elezione del Presidente degli Stati Uniti d’America non è di primo grado – il popolo non lo vota direttamente – ma di secondo, spettando la nomina, nel Collegio che costituiscono, ai predetti Grandi Elettori “il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del successivo mese di dicembre”, salvo il caso straordinario – avvenne nel 1824 – che nessun candidato raggiunga la maggioranza assoluta nel citato Collegio e l’incombenza passi alla Camera dei Rappresentanti).

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1 aprile 2020: Censimento

È in programma il prossimo 1 aprile – come sempre negli anni con finale zero – il ventiquattresimo Censimento degli Stati Uniti d’America.
Il primo si tenne nel 1790.
È il ‘Census’ – come lo chiamano gli americani – un adempimento indispensabile per la distribuzione dei Rappresentanti Stato per Stato e, conseguentemente, dei Grandi Elettori facenti parte del Collegio che ‘il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del mese di dicembre successivo al voto’ elegge il Presidente USA.
Nel mentre difatti ogni Stato ha comunque diritto a due Senatori, la distribuzione dei membri della Camera – il cui titale è fissato a quattrocentotrentacinque – è proporzionale al numero degli abitanti.
Se nel Censimento si certificano mutamenti significativi a tale riguardo la consistenza delle delegazioni dei Rappresentanti muta.
Contemporaneamente, cambia la consistenza dei Grandi Elettori spettanti essendo questi pari alla totalità delle delegazioni congressuali (Senatori più componenti la Camera Bassa e quindi cinquecentotrentotto dato che si aggiungono i tre delegati spettanti al Distretto di Columbia).
Visto che si ipotizza un incremento della popolazione (non dappertutto uguale) rispetto al 2010 pari ad oltre l’otto per cento, può ben capitare che si debbano registrare cambiamenti.
Sarà davvero interessante vedere quali Stati (i ‘Red States’ repubblicani? i ‘Blue’ democratici? gli ‘Swing’ di volta in volta da una parte o dall’altra?) aumentano il loro delegati e quali li diminuiscono.

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I “grandi” Presidenti. Arrivati a White per l’intervento della Divina Provvidenza?

Irrispettosa nei confronti dell’Unione la frase che Otto von Bismarck ebbe a suo tempo a pronunciare guardando alla Storia della allora ancora giovane Nazione?
Suonava: “Esiste una particolare Provvidenza Divina a favore dei bambini, dei pazzi, degli ubriachi e degli Stati Uniti d’America!”
Ebbene, irrispettosa che sia questa considerazione, guardando ad almeno quattro dei ‘grandi’ Presidenti realmente riformatori capaci di lasciare ampia traccia del proprio passaggio, a ‘come’ sono arrivati ad occupare lo scranno presidenziale, appare assolutamente vera, verissima.
Premesso che, ovviamente, i pareri in merito possono divergere totalmente e che non pochi potrebbero obiettare anche con durezza.
Premesso che il Padre della Patria George Washington va considerato a parte.
I quattro ‘grandi’ alle cui vicende e al cui percorso elettorale, al fine di dimostrare la eventuale fondatezza dell’affermazione del vecchio Cancelliere, occorre interessarsi sono, nell’ordine storico,
Thomas Jefferson 
Abraham Lincoln 
Theodore Roosevelt 
Lyndon Johnson.
(I primi tre – con Washington – guarda caso, immortalati sul Rushmore da Gutzon Borglum che, scolpendo in anni precedenti, non potette evidentemente includere Johnson). 
Ecco – con esclusivo riferimento a ‘come’ i quattro sono arrivati alla massima carica – i fatti.

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