Autore: Livio Ghersi

La Sicilia che non ti aspetti

Le elezioni regionali del 5 novembre 2017 hanno rappresentato un momento di svolta per la Regione siciliana: infatti, con una significativa novità rispetto a quanto avvenuto nei precedenti settant’anni (a partire dal 1947), il numero dei deputati dell’Assemblea regionale si è ridotto, passando da 90 a 70. Poiché la composizione dell’Assemblea regionale è stabilita direttamente dallo Statuto speciale della Regione, per realizzare questo cambiamento si è reso necessario approvare una legge costituzionale, la legge 7 febbraio 2013, n. 2. Com’è noto, per approvare una legge costituzionale, la Costituzione richiede una doppia lettura da parte di ciascuna delle due Camere del Parlamento e, in seconda lettura, l’approvazione di un testo conforme a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera. É importante evidenziare che la procedura per l’approvazione della predetta legge costituzionale è stata avviata con un’iniziativa dell’Assemblea regionale siciliana, una cosiddetta “legge-voto”. La Regione, quindi, è stata protagonista della volontà della propria auto-riforma istituzionale. Si è così dimostrato che non è vero che le Istituzioni non si possano riformare; occorre soltanto la volontà politica.

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I liberali tra Compromesso storico e Pentapartito

In un recente ricordo di Valerio Zanone ho scritto la seguente frase, che non è piaciuta a più di un amico: «Segretario nazionale del PLI, accompagnò il declino del partito, rendendolo di fatto un alleato subordinato del Partito socialista di Craxi». La frase, ovviamente, pecca di eccesso di sintesi; ma a me sembra, nella sostanza, giusta.

La sesta legislatura repubblicana (1972-1976) si era aperta con il secondo Governo Andreotti, espressione di una maggioranza politica tripartitica: DC, PSDI e PLI. Quel Governo avrebbe voluto essere l’inizio di una svolta politica rispetto alla formula del Centro-sinistra che aveva caratterizzato gli esecutivi del decennio precedente. Infatti, i liberali, oppositori del Centro-sinistra, ritornavano allora al governo, con responsabilità importanti: in particolare, Giovanni Malagodi era Ministro del Tesoro; ma, ad esempio, di quell’esecutivo faceva parte pure Aldo Bozzi, quale Ministro dei Trasporti.

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Cosa significa la questione siriana

Damasco è una città antica; anzi antichissima. Chi ama la Storia avverte il particolare fascino che promana da questa città; da millenni teatro di vicende umane.

Quando gli Arabi divennero una potenza mondiale, alla fine del settimo secolo, Damasco fu scelta come capitale dai Califfi della dinastia degli Omayyadi e rimase capitale del Califfato fino all’anno 750. La fama ed il prestigio della città erano, tuttavia, precedenti all’avvento degli Omayyadi ed affondavano le loro radici letteralmente nella notte dei tempi. Quando il 18 agosto di quest’anno delle belve con fattezze umane hanno ucciso l’archeologo Khaled al-Asaad (1934-2015), per anni responsabile del sito archeologico di Palmira, molti organi di informazione hanno rievocato, tra l’altro, le vicende di Zenobia, regina di Palmira nel terzo secolo dopo Cristo, che tenne baldanzosamente testa all’Impero di Roma.

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STUDI SULLA CLASSE POLITICA: RENZI E CROCETTA

Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, annuncia un programma pluriennale di riduzione della pressione fiscale. Tra l’altro, sarà eliminata per tutti l’imposta sulla prima casa.
Tenuto conto che non risultano proteste da parte del Ministro per l’Economia e le Finanze, Pier Carlo Padoan, si deve presumere che egli sia, se non entusiasta, quanto meno d’accordo con chi guida il governo di cui è parte. Ciò non era scontato, considerata la situazione dei conti pubblici. In materia, c’è l’esigenza di essere continuamente aggiornati.

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PACATO DISCORSO AI GUERRAFONDAI

L’Italia sollecita l’Organizzazione delle Nazioni Unite ad autorizzare un intervento militare in Libia, per ricondurre sotto controllo quel Paese. L’Italia si dichiara pronta a dare un proprio contributo in termini di soldati da schierare nel teatro di guerra; si fanno anche le prime quantificazioni e si parla di cinquemila unità dell’Esercito.
Ci sarebbe una terza affermazione, che si fa fatica a riportare perché esagerata: l’Italia è pronta ad assumere la guida dell’eventuale intervento internazionale.
Proviamo a valutare razionalmente il significato di queste frasi, che ritroviamo nei quotidiani cartacei, nei periodici on-line, e che sentiamo ripetere nei telegiornali e nelle trasmissioni televisive.

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IL COMPLESSO DI DIO

I mediocri filosofi che vorrebbero fare della filosofia una scienza rigorosa, su basi esclusivamente logico matematiche, non sanno che farsene dell’idealismo filosofico. Dal loro punto di vista, l’idealismo dovrebbe essere considerato e valutato nei limiti della problematica gnoseologica; ossia sarebbe stato un tentativo, sostanzialmente erroneo anche se storicamente ricorrente, di affrontare il problema della conoscenza.

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DEMOCRAZIA “MALATA”

Anche i giornalisti che scrivono per i quotidiani più diffusi fanno parte, a pieno titolo, della classe dirigente di un Paese. Svolgono il fondamentale compito di orientare l’opinione pubblica. Ezio Mauro, direttore del quotidiano “La Repubblica”, è calato perfettamente nel ruolo del “grande” intellettuale che orienta; si intende che la grandezza va valutata in relazione al livello attuale della classe politica investita di responsabilità istituzionali. E’ un “Maître a penser” perfetto per questi tempi di decadenza.

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Del patriottismo

Un commentatore autorevole, qual è Sergio Romano, scrive che i partiti maggiori (ossia PD, PDL, UDC) hanno «un obbligo e un interesse: sostenere il governo Monti patriotticamente» (quotidiano “Corriere della Sera”, edizione del 14 giugno 2012, p. 1).
Le sorti del governo Monti e della Patria italiana verrebbero così a coincidere. Tesi su cui sarebbe molto facile l’ironia, se non fossimo in una situazione in cui gli aspetti tragici sono prevalenti.

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