Autore: Livio Caputo

Perché al ballottaggio i moderati non devono votare Sala

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Nel primo turno delle elezioni amministrative di Milano si è verificato un fenomeno davvero curioso: Parisi, il candidato del centro-destra, ha prevalso nei quartieri popolari, aggiudicandosi perfino un municipio da sempre “rosso”, e Sala, il candidato del centro-sinistra che esibiva la maglietta di Che Guevara ha vinto nel centro storico e nei quartieri più benestanti e borghesi. C’è stato, cioè, un vero e proprio rovesciamento delle parti.

Intervista a Stefano Parisi

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Dottor Parisi, lei è riuscito nel miracolo di mettere d’accordo sulla sua candidatura forze che altrove litigano in continuazione e perfino di tirare dalla sua parte un partito che a Roma è al governo con Renzi. Mi spiega come ha fatto?

Il primo motivo è che i componenti della coalizione che mi sostiene si sono resi conto che qui a Milano – una città che ha sempre anticipato tutte le altre nelle innovazioni politiche – si gioca anche il futuro del Paese. Perciò, con encomiabile senso della responsabilità, si sono accordati su un programma e su una persona come me, con un profilo inclusivo” e una storia di concretezza nella sua attività professionale.

LA DELUSIONE ANCORA MI BRUCIA

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Nel 1999, decisi di presentarmi per Forza Italia alle elezioni europee. Per quanto il Parlamento di Strasburgo contasse allora anche meno di adesso, l’idea mi affascinava.
Sono nato a Vienna, ho vissuto lunghi anni all’estero, parlo quattro (quasi cinque) lingue e nel 1992, eletto al Senato con Forza Italia e la Lega, avevo preferito il posto di sottosegretario agli Esteri a quello, certo più prestigioso ed influente, di presidente dei senatori del mio partito.

LO SPIRITO DEL ’94

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Sento dire sempre più spesso che se il centro-destra vuole uscire dall’angolo, deve tornare allo “spirito del 94”.
Sono d’accordissimo.
Ma siccome è passata quasi una generazione, e i protagonisti dell’auspicato revival dovranno essere per forza di cose uomini e donne nuovi, forse può essere utile che una persona che ha vissuto quel periodo in prima linea spieghi alle nuove leve che cosa c’era ieri e temo invece che manchi oggi.

LO SPIRITO DEL 94

Sento dire sempre più spesso che se il centro-destra vuole uscire dall’angolo, deve tornare allo “spirito del 94”. Sono d’accordissimo. Ma siccome è passata quasi una generazione, e i protagonisti dell’auspicato revival dovranno essere per forza di cose uomini e donne nuovi, forse può essere utile che una persona che ha vissuto quel periodo in prima linea spieghi alle nuove leve che cosa c’era ieri e temo invece che manchi oggi.

La fine di un’era

E’ venuto, credo, il momento per guardare in faccia una realtà decisamente allarmante, non solo per la nostra Italia, ma per tutta l’Europa e – con pochissime eccezioni come l’Australia– per l’intero Occidente. Per farlo, ometterò di proposito i (pochi) elementi positivi oggi riscontrabili, e insisterò sui lati più negativi dei mesi che ci aspettano, che presentano pericoli non ancora ben delineati, sul piano economico, politico e anche sociale; ciò naturalmente, non impedisce di sperare nel noto stellone, che ci è già venuto in soccorso tante volte.

Moratoria

In Francia, la paura del fantomatico “idraulico polacco” che si apprestava a rubare il posto agli artigiani locali lavorando a metà prezzo contribuì a fare bocciare dagli elettori il progetto di Costituzione europea, mandando in crisi tutta l’Unione. Che effetto…