Autore: Edoardo Croci, Amedeo Clavarino

Per rilanciare l’Italia, più che il referendum, bisogna puntare a ridurre imposte e spesa pubblica

19.11.2012. Crisi economica e finanziaria

Si deve riconoscere a Renzi dignità e senso dello Stato nel modo in cui ha gestito la sconfitta referendaria e nell’annuncio delle sue dimissioni.

L’errore è stato ricercare un plebiscito su di sé, col pretesto di una riforma costituzionale (ancorché necessaria) assai pasticciata, invece di occuparsi delle reali questioni che compromettono il benessere degli italiani.

Data la modestia nel tasso d’espansione della nostra economia rispetto a quella tedesca, britannica e irlandese (quest’ultima, con imposte sul reddito delle imprese al 12,5%, in questi ultimi 2 anni ha superato il 16% annuo medio di aumento del PIL) è ragionevole pensare che in 3 anni di governo bisognava fare molto di più!

Sì o No al prossimo referendum, con eventuale rischio di default dell’Italia

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Nel 2011, con lo spread oltre i 500 punti e i tassi d’interesse sul BTP decennale oltre il 7%, l’Italia ha seriamente corso il rischio di un default. Non andrebbe quindi sottovalutato l’attuale trend di crescita dello spread soprattutto perché in questi anni i problemi strutturali dell’Italia – a partire da assenza di crescita, elevatissimo debito pubblico, elevata disoccupazione e bassa produttività – sono tutt’altro che risolti.

Solo l’aggancio con l’Europa e il “quantitative easing” della Bce impediscono la deriva dell’Italia, nonostante una rilevante fetta della popolazione sembri non comprenderlo, a giudicare dal consenso elettorale dei partiti dichiaratamente anti-europei.

Ponte sullo Stretto: ci sono altre priorità

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Dopo tante critiche a Berlusconi per aver portato avanti il progetto del ponte sullo Stretto di Messina, siamo rimasti sorpresi nel leggere le dichiarazioni del Ministro Del Rio a favore della sua reintroduzione tra le opere di interesse nazionale!

Se il dovere di un buon amministratore sta nell’indirizzare le risorse pubbliche dove esse potrebbero migliorare la vita dei suoi concittadini in modo più efficiente e duraturo pochi attualmente potrebbero dissentire che tali risorse dovrebbero essere rivolte in due direzioni: 1) per migliorare l’ambiente (soprattutto quello urbano dove vive più del 75% della popolazione) e 2) per sostenere uno sviluppo economico tale da ridurre significativamente il numero dei disoccupati ed il debito pubblico (una minaccia incombente in caso aumentino i tassi di interesse).

Caro Renzi, su immigrazione e politica economica sbagli

13/09/2016, Milano, presentazione del Patto per Milano. Nella foto il presidente del Consiglio Matteo Renzi

Renzi ha ragione sul fatto che i leader di Francia e Germania non stiano dando seguito alle loro affermazioni sulla necessità di dare aiuto o asilo ai migranti in modo proporzionato in ambito Ue lasciando poi all’Italia il grosso del problema.

Detto ciò e plaudendo ai principi di fratellanza invocati dal Papa nel sostenere l’aiuto ai migranti e ai più poveri del mondo, è fuori dubbio che se gli altri paesi Ue non faranno la loro parte, la politica italiana sull’immigrazione non potrà più continuare come è stato finora e la nostra guardia costiera non dovrà più continuare a intervenire accettando qualsiasi migrante si metta in mare facilitando così, tra l’altro, l’arrivo di terroristi mascherati da disperati.

L’ITALIA: NON E’ UN PAESE PER RICCHI !

Italia no per ricchi

Se vogliamo evitare che continui l’impoverimento dell’Italia e degli italiani che ha interessato l’ultimo decennio, bisogna che il nostro governo attui rapidamente riforme che favoriscano la crescita economica. A questo proposito si devono attivare adeguati stimoli per attirare capitali privati, non solo delle imprese, ma anche delle persone fisiche. In Gran Bretagna (il Paese con il tasso di sviluppo dell’economia più elevato in Europa) le tasse sulle società sono al 20% e addirittura zero per i primi 7 anni di residenza britannica sui redditi esteri delle persone fisiche non britanniche che decidono di trasferirsi nel Paese. Oltre alle misure fiscali, gli interventi più urgenti riguardano le leggi sul lavoro ed il funzionamento della giustizia.

PIU’ EUROPA SPENDENDO (…MOLTO) MENO!

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Ricollegandoci a quanto scritto su questo sito nell’articolo “Ripensare l’Europa o la morte” da C. Ocone, riteniamo che si debba ormai ripensare se sia utile e opportuno che la UE continui a spendere la maggior parte dei fondi a sua disposizione su tematiche che i singoli paesi potrebbero gestire meglio da soli. Sono davvero necessari i circa 140 miliardi di euro versati ogni anno dagli stati all’UE (tra cui circa 17 pagati dall’Italia, di cui si parla poco, ma ben evidenti dalla lettura del bilancio europeo)?

TRE SPUNTI PER RILANCIARE IL PAESE

rilanciare il paese

Da tempo siamo convinti che il rilancio della capacità competitiva dell’Italia si debba fondare su tre azioni: la prima consisterebbe nella difesa e valorizzazione delle sue risorse ambientali e culturali, la seconda nelle riforme per attirare persone e capitali, la terza, nella riduzione degli sprechi.

Dopo aver scritto un centinaio di articoli sui principali quotidiani nazionali su questi temi, abbiamo colto l’opportunità di animare questo spazio con analisi e proposte frutto anche del confronto con ciò che avviene all’estero rivolgendoci anche a chi ha responsabilità di governo a tutti i livelli.