Autore: Edoardo Croci, Amedeo Clavarino

L’89% degli italiani è favorevole ad un’Italia CO2 neutrale entro il 2030!

Un recente sondaggio della società di ricerche di mercato Eumetra di Renato Mannheimer, riportato sul sito www.eliminareglisprechi.it, rivela che gli italiani sono ben consapevoli dei rischi del cambiamento climatico e chiedono alla politica di agire in modo molto più incisivo di quanto non sia avvenuto finora.

L’89% degli intervistati è infatti molto favorevole o favorevole a mettere al bando l’uso dei combustibili fossili entro il 2030 (e i contrari sono solo il 7% con un 4% di non so).

Tra i molto favorevoli prevalgono le donne, il Sud d’Italia e le persone con livello di scolarità media o bassa, probabilmente i soggetti potenzialmente più colpiti.

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Per creare veri posti di lavoro, più che le misure acchiappavoti bisognerebbe dimezzare le imposte sulle imprese

In questo momento di incertezza nella congiuntura internazionale (Brexit, nuove possibili imposte americane sulle loro importazioni, possibile rialzo dei tassi d’interesse con la fine del quantitative easing, ecc.) il vero azzardo di questo Governo non consiste tanto nella volontà di non rispettare gli impegni presi dall’Italia con la UE, ma soprattutto nell’ignorare le chiare indicazioni provenienti dal mercato finanziario, che valutano il rischio connesso ai titoli di Stato italiani assai elevato con uno spread ormai stabilmente intorno ai 330 punti, più del doppio dei livelli precedenti alla formazione del nuovo governo.

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L’ITALIA: NON E’ UN PAESE PER RICCHI !

Italia no per ricchi

Se vogliamo evitare che continui l’impoverimento dell’Italia e degli italiani che ha interessato l’ultimo decennio, bisogna che il nostro governo attui rapidamente riforme che favoriscano la crescita economica. A questo proposito si devono attivare adeguati stimoli per attirare capitali privati, non solo delle imprese, ma anche delle persone fisiche. In Gran Bretagna (il Paese con il tasso di sviluppo dell’economia più elevato in Europa) le tasse sulle società sono al 20% e addirittura zero per i primi 7 anni di residenza britannica sui redditi esteri delle persone fisiche non britanniche che decidono di trasferirsi nel Paese. Oltre alle misure fiscali, gli interventi più urgenti riguardano le leggi sul lavoro ed il funzionamento della giustizia.

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PIU’ EUROPA SPENDENDO (…MOLTO) MENO!

Ricollegandoci a quanto scritto su questo sito nell’articolo “Ripensare l’Europa o la morte” da C. Ocone, riteniamo che si debba ormai ripensare se sia utile e opportuno che la UE continui a spendere la maggior parte dei fondi a sua disposizione su tematiche che i singoli paesi potrebbero gestire meglio da soli. Sono davvero necessari i circa 140 miliardi di euro versati ogni anno dagli stati all’UE (tra cui circa 17 pagati dall’Italia, di cui si parla poco, ma ben evidenti dalla lettura del bilancio europeo)?

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TRE SPUNTI PER RILANCIARE IL PAESE

rilanciare il paese

Da tempo siamo convinti che il rilancio della capacità competitiva dell’Italia si debba fondare su tre azioni: la prima consisterebbe nella difesa e valorizzazione delle sue risorse ambientali e culturali, la seconda nelle riforme per attirare persone e capitali, la terza, nella riduzione degli sprechi.

Dopo aver scritto un centinaio di articoli sui principali quotidiani nazionali su questi temi, abbiamo colto l’opportunità di animare questo spazio con analisi e proposte frutto anche del confronto con ciò che avviene all’estero rivolgendoci anche a chi ha responsabilità di governo a tutti i livelli.

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