Autore: Carmelo Palma

IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI È LA ‘LEGGE ACERBO’ DEL NUOVO FASCISMO ITALIANO

Il taglio dei parlamentari non è una riforma costituzionale come la legge Acerbo nel 1923 non fu una riforma elettorale. Sono entrambe – mutatis mutandis – le conseguenze di una presa del potere da parte di forze avverse alla democrazia parlamentare e alla libertà politica e le premesse del consolidamento di un “nuovo” regime.

L’assenza di manganelli materiali, nell’abbondanza di quelli immateriali, rende formalmente meno eversivo e non criminale il referendum su Roma, come l’ha definito pertinentemente Fabio Cammalleri, rispetto alla marcia su Roma del 1922, ma non ne rende meno sinistro il disegno e meno torbido il fondo ideologico, da cui i nuovi quadrumviri, Di Maio, Salvini, Meloni e Zingaretti provano a pescare le cosiddette “ragioni” dell’operazione.

In politica comandano le idee, non i dispositivi costituzionali e istituzionali, di cui le idee si rivestono e in cui si dissimulano. Una riforma costituzionale e una legge elettorale si legge a partire dagli attori che la interpretano e dalla cultura che l’agisce e che vi si esprime.

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COVID E CACICCHI. IL SECESSIONISMO PANDEMICO NEL FEDERALISMO ALL’ITALIANA

Per un mese la divisione dei poteri sull’emergenza Covid-19 è stata negoziata politicamente da Conte con i diversi governatori senza nessuna cura dei limiti e dei poteri istituzionali delle Regioni e delle responsabilità dello Stato.

Si è giunti anche a istituzionalizzare di fatto una pratica di negoziazione degli ambiti di competenza tra Stato e Regioni totalmente priva di supporto giuridico-costituzionale e ad autorizzare il coprifuoco fai-da-te di regioni e perfino comuni (in questo caso, con alcune eccezioni) autoproclamatisi, ciascuno per proprio conto, rappresentanti e difensori degli interessi delle rispettive comunità.

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Perché la bufala dei Savi di Sion e quella sul Franco CFA si somigliano molto

Il senatore grillino Lannutti ieri ha riesumato il feticcio antisemita dei Protocolli dei Savi di Sion – feticcio mai completamente sepolto, ma nascosto sotto il tappeto della cattiva coscienza europea – ed è stato costretto a una precipitosa marcia indietro. La denuncia dell’ex capopopolo consumerista traghettato a Palazzo Madama era la solita. Dietro il sistema bancario internazionale c’è un’élite ebraica che domina il mondo attraverso il controllo del denaro.
Nelle stesse ore il suo capo politico Di Maio rilanciava l’accusa di Di Battista contro il franco Cfa come perdurante strumento di dominazione coloniale francese sugli stati africani e come causa diretta di impoverimento e dunque di immigrazione. Lungi dal rinnegare l’accusa, dopo le proteste del governo di Parigi Di Maio l’ha confermatacome una verità scomoda e, malgrado ovviamente l’evidenza stia da tutt’altra parte e confermi che, come minimo, non esiste alcuna correlazione fra Franco Fca e gommoni, visto che gli stati che adottano questa valuta coloniale non sono certo ai primi posti della classifica degli sbarchi in Italia.

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Deficit, pensioni anticipate, condoni. Quale cambiamento? È l’Ancien Régime

Se qualcuno volesse scrivere con spirito di verità la storia del trapasso della Prima nella cosiddetta Seconda Repubblica e l’ordalia di Tangentopoli dovrebbe, in primo luogo, indagare le ragioni della coincidenza tra il default dello Stato e quello del sistema politico, cioè tra la fine del credito riconosciuto dai mercati al nostro debito pubblico e alla nostra moneta e quello del popolo per i partiti che, dall’inizio del secondo dopoguerra, avevano governato la democrazia italiana.

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