Autore: Carlo Scarpa

Air Italy, il fallimento del non-mercato

La crisi di Air Italy ha radici strutturali oltre che nella strategia dell’impresa. Difficile dunque pensare a una soluzione stile Alitalia. Ma è la mancanza di una seria politica di sviluppo del paese che fa sì che ogni crisi aziendale rappresenti un dramma.

Da dove nasce la crisi

La botte piena e la moglie ubriaca. Vogliamo salvare Alitalia, ma poi ci lamentiamo se le altre imprese non stanno in piedi. E così nasce la questione di Air Italy. Che ha diverse concause, per carità, ma che sicuramente non ha beneficiato dell’accanimento terapeutico che da anni tiene sul mercato un suo grande concorrente, quale è Alitalia, con ormai oltre un miliardo di denaro pubblico.

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Più che nazionalizzare qui bisogna normalizzare

Non serve la nazionalizzazione per mettere ordine nelle autostrade. Il modello con un gestore soggetto a regolazione è ancora valido. Purché si cambi radicalmente la regolazione, riconducendola a quella di altri settori regolamentati.

La vendita della Società autostrade

Per mettere nella giusta prospettiva il dibattito sulle concessioni autostradali, conviene innanzi tutto ricordare cosa avvenne al momento della vendita del 1999-2000 sotto il governo D’Alema. A quel tempo, l’Iri deteneva circa l’86 per cento della Società autostrade, che mise in vendita in due tranche: la quota di controllo (il 30 per cento) fu ceduta a un investitore singolo, con l’idea di avere un “nocciolo duro” stabile, il resto al “mercato”, ossia investitori piccoli e grandi, ma comunque con quote di minoranza.

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Un film già visto, l’italianità di Alitalia

Quattordici mesi di commissariamento hanno permesso ad Alitalia di migliorare i suoi conti. Ora si tratta di decidere quale offerta accettare tra quelle presentate. Perché la compagnia non può più tornare nell’alveo pubblico, né formalmente né di fatto.

Quattordici mesi di commissariamento

Ci risiamo: un altro governo che tiene alla italianità di Alitalia. Ne sentivamo proprio la mancanza.

Ma vediamo qual è la situazione attuale della società. Da maggio 2017 (da più di un anno, quindi) Alitalia è gestita da un trio di commissari a nome del governo italiano. E al commissariamento si è arrivati dopo una ulteriore lunga crisi. Uscita dal perimetro pubblico nel 2009, Alitalia è stata nelle mani di investitori italiani prima e di Etihad poi, ma nessuno ha saputo trovare una strategia che le permettesse di stare a galla.

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Avvocati di tutta Italia, unitevi! Per l’equo compenso

Nella legge di bilancio in discussione si fissano le retribuzioni minime di alcuni professionisti. Ma l’Antitrust ha giocato di anticipo e bocciato il provvedimento perché anticoncorrenziale. Oltre che iniquo.
Un “salario minimo” per i professionisti
Avvocati di tutto il mondo, unitevi! Non era così che si chiudeva il Manifesto di Marx ed Engels? Forse no, devo andarmelo a rivedere. Eppure sembra essere il motto del governo sul tema del cosiddetto “equo compenso”, che in buona sostanza è il salario minimo applicato anche ai liberi professionisti.
Per un economista sparare sul tema è così facile da risultare finanche noioso. Soprattutto per il suo improbabile campo di applicazione.
La ratio è questa: rispetto ad alcuni clienti, i poveri liberi professionisti sarebbero una parte debole che deve essere tutelata da clausole vessatorie e dal tentativo di farli lavorare per due soldi. Quindi si vuole introdurre una legge che li protegga dallo sfruttamento al quale sono sottoposti.

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