Autore: Anna Chiara Gaudenzi

PERCHÉ L’ITALIA NON È PRONTA A UN INTERVENTO MILITARE IN LIBIA

Mentre in Libia sale la tensione dopo i raid egiziani sugli obiettivi dell’Isis, in Italia i partiti litigano su come intervenire. Il ministro Paolo Gentiloni promosso “crociato”, già parla di una iniziativa dell’Onu con un corpo di spedizione guidato dall’Italia. L’obiettivo finale sarebbe quello di riconquistare le città che sono state prese dai terroristi. L’opinione pubblica e gli esperti valutano le conseguenze di un possibile intervento, ma i più avveduti sperano che nessuno prenda in parola le affermazioni del Governo.

Share

CHE COSA CAMBIA DOPO L’ELEZIONE DI MATTARELLA

Tra le righe di un discorso d’insediamento sobrio e rassicurante, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inserito concetti che hanno sorpreso. Il nuovo inquilino del Colle, ex esponente della sinistra democristiana, ha stupito con alcune affermazioni inaspettate. Ecco uno dei passaggi più interessanti del suo discorso: “Esistono nel nostro Paese energie che attendono soltanto di trovare modo di esprimersi compiutamente. Penso ai giovani che coltivano i propri talenti e che vorrebbero vedere riconosciuto il merito. Penso alle imprese, piccole medie e grandi che, tra rilevanti difficoltà, trovano il coraggio di continuare a innovare e a competere sui mercati internazionali”.

Share

“SIAMO TUTTI CHARLIE” E PER I POLITICI LA SATIRA NON È PIÙ DIFFAMAZIONE

“La satira è l’esame di coscienza dell’intera società; è una reazione del principio del bene contro il principio del male; è talora la sola repressione che si possa opporre al vizio vittorioso; è un sale che impedisce la corruzione”. Così diceva Carlo Cattaneo con un aforisma che, dopo i 12 morti alla redazione di Charlie Hebdo, appare di stretta attualità.
Non solo a Parigi ma in tutta Europa migliaia di persone sono scese in piazza per manifestare la propria solidarietà nei confronti degli uccisi e lo slogan “Je suis Charlie” è diventato un simbolo utilizzato in immagini, post, status e tweet. Ma il dibattito è andato oltre. In molti hanno definito Charlie Hebdo come un giornale anti-Islam, dimenticando che il settimanale prendeva in giro ogni estremismo e fanatismo fosse politico o religioso con provocazioni molto forti e a volte sgradevoli.

Share

SE LA FINE DELL’EMBARGO NON PORTA LA DEMOCRAZIA A CUBA

«Somos todos americanos», siamo tutti americani. Con queste parole Obama ha annunciato la storica decisone di inaugurare un nuovo corso nelle relazioni con Cuba. Si tratta di una delle deliberazioni più importanti della presidenza Obama, una decisione che si rifletterà positivamente sulla sua immagine pubblica, oscurata da continui insuccessi in politica estera e dal fallimento delle elezioni di Midterm. Dopo 53 anni dalla rottura dei rapporti diplomatici, Washington riaprirà la sua ambasciata a L’Avana e Cuba sarà di nuovo rappresentata presso la Casa Bianca. “Riteniamo che la politica seguita fin qui non abbia funzionato – ha detto Obama – e che il modo migliore per portare democrazia e prosperità a Cuba sia di intraprendere una nuova strada”.

Share

STOP A VINCOLI E BUROCRAZIA PER FAR TORNARE L’ITALIA A CRESCERE

Gli elettori non credono più in Renzi. Almeno così dicono gli ultimi sondaggi. Questa settimana, come rivelano gli ultimi numeri di Nando Pagnoncelli, l’indice di gradimento nei confronti del premier è sceso sotto la fatidica soglia del 50%. Ben al di sotto del 54%, percentuale che il premier raggiungeva solamente due mesi fa. A perdere la fiducia nei confronti di Renzi sono le fasce sociali più deboli, stanche delle continue promesse del premier tutte all’insegna del cambiamento e tutte, per il momento, disattese. Sondaggi alla mano per il momento è la Lega la vera alternativa al PD. Matteo Salvini ha visto aumentare i consensi di 5 punti passando dal 28% al 33%.

Share

ELEZIONI REGIONALI, SE ANCHE L’EMILIA ROMAGNA NON CREDE PIÙ NELLA POLITICA

La diserzione delle urne era nell’aria ma nessuno avrebbe mai potuto pensare che in una Regione come l’Emilia Romagna si sarebbero presentati al voto solo il 37,67% degli aventi diritto al voto. Un flop incredibile che mette in secondo piano la vittoria di Stefano Bonaccini (Pd) che, con il 49% dei consensi, ha superato Alan Fabbri (leghista candidato del centrodestra), fermo poco sopra il 30%. In Emilia, la più rossa delle Regioni, la patria delle feste dell’Unità e dell’associazionismo, ha vinto l’astensionismo e il Pd ha perso oltre mezzo milione di voti rispetto alle elezioni europee. Non ne sembra essere preoccupato il premier che su Twitter scrive: “Vittoria netta, bravissimi @sbonaccini e @Oliverio_MarioG Massimo rispetto per chi vuole chiacchierare. Noi nel frattempo cambiamo l’Italia” e poi ribadisce ai giornali: “Affluenza? Fatto secondario”.

Share

JOBS ACT, ARTICOLO 18 E SCIOPERO: TANTO RUMORE PER NULLA

La Cgil annuncia sciopero nazionale per il 5 dicembre e si trascina dietro uno stuolo di polemiche per la scelta della data. Sono gli stessi lavoratori, oltre a politici e osservatori a criticare la scelta del venerdì prima del ponte dell’Immacolata. Su Twitter lo sciopero nazionale diventa #scioperoponte perché consentirebbe a molti di usufruire di un lungo ponte festivo, con ben quattro giorni “di vacanza”. Gli utenti sui social si scatenano, e non è certo la prima volta che gli scioperi coincidono con il fine settimana: “Proclamare uno sciopero di venerdì, prima del ponte dell’8 dicembre… è un grande segno di cambiamento…!”, scrive Paola.

Share