Autore: Anna Chiara Gaudenzi

MERCATO LIBERO, PETROLIO E FINE DELL’EMBARGO. TUTTI I VANTAGGI DELL’ACCORDO SULL’IRAN

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“Il mondo dà il benvenuto a un nuovo Iran senza armi nucleari” titolavano i giornali di tutto il mondo dopo l’accordo storico che vede riconosciuto all’Iran il suo diritto a usare il nucleare per scopi civili ma non militari e accetta più stringenti controlli internazionali. In cambio vengono meno le sanzioni che avevano tenuto l’Iran ai margini dei commerci, degli scambi culturali e delle rotte turistiche. Cosa succederà ora? Ha ragione Netanyahu e l’accordo raggiunto a Vienna posticipa solamente il problema di una decina d’anni, oppure ha ragione Obama e si tratta di “un accordo a lungo termine, che impedirà a Teheran di ottenere l’arma nucleare” e porterà stabilità e pace nella regione?

CORRUZIONE, SPRECHI E ASSUNZIONI PUBBLICHE. TUTTI GLI ERRORI DELLA GRECIA

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All’ombra del Partenone non si sta giocando solamente la partita del debito greco ma anche, a quanto pare, il nostro futuro di europei. Mentre Renzi sceglie di non parlare, la Merkel fa sapere: “Se fallisce l’Euro fallisce l’Unione”. Ed è curioso pensare che il destino dell’Europa possa essere legato alla decisione di meno di cinque milioni di persone chiamate a rispondere sì o no a un referendum. In Italia politici e opinionisti si sono già divisi tra sostenitori del sì e del no, anche se, bisogna dirlo, in caso di Grexit la prima a perderci sarebbe la Grecia che rischierebbe il collasso in poco tempo.

SE IN ITALIA MANCA LA POLITICA DELLA CONCRETEZZA

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Dopo la tornata elettorale delle regionali sono in molti a credere che la parabola di Matteo Renzi stia andando molto velocemente incontro alla fine. E’ tempo di bilanci e il Partito Democratico non può che constatare di aver perso il 40% dei consensi rispetto alle europee lasciando sul terreno il 25% dei voti. Ad andare alle urne sono state 7 regioni e il primo dato da sottolineare è, come ormai troppo spesso accade, quello dell’astensionismo. Hanno votato in pochi: solo il 54% degli aventi diritto. Un elettore su due ha deciso di rimanere a casa.

IL TRIONFO DI CAMERON E LE DIMISSIONI DEGLI SFIDANTI: UNA LEZIONE PER L’EUROPA

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Dopo la vittoria di Cameron una cosa è certa: i sondaggisti sbagliano, e non solo in Italia. Incrociando dati e sottoponendo l’elettorato a rilevamenti, gli esperti avevano avvisato che nel Regno Unito la governabilità era a rischio. Secondo quanto riportato fino a poche ore prima dell’apertura dei seggi sembrava che ci sarebbe stato un pericoloso pareggio: i sondaggi ci avevano fatto credere che il Regno Unito stesse attraversando una crisi di identità culturale e politica che si sarebbe concretizzata in una parcellizzazione del parlamento.

ELEZIONI NEL REGNO UNITO: LA RIVINCITA DEGLI INDIPENDENTISTI SCOZZESI

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Il prossimo governo del Regno Unito potrebbe essere deciso dalla Scozia. Il 7 maggio, stando ai sondaggi, dietro a Conservatori e Laburisti si piazzerà lo Scottish National Party, il Partito che questo autunno ha fatto tremare Cameron con il referendum indipendentista. L’SNP, guidato da un’agguerrita Nicola Sturgeon, potrebbe essere l’ago della bilancia nel caso si formasse un governo di coalizione.
David Cameron e Ed Miliband lo hanno capito bene giovedì 2 Aprile durante il confronto TV tra i leader dei sette maggiori partiti britannici. In quella occasione Nicola ha stracciato gli avversari promettendo di abbassare le tasse per le famiglie e di diminuire l’iniquità del dibattito intergenerazionale. Forse a Londra la voteranno in pochi ma la performance televisiva, stando al giudizio degli analisti, consentirà allo Scottish National Party di fare il pieno di voti in Scozia. E questo darà al Partito indipendentista un potere enorme: il governo, senza il suo sostegno, non potrà essere formato.

IL RITORNO DI SARKO CONVINCE I FRANCESI. UNA LEZIONE PER L’ITALIA

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Ancora una volta le elezioni lasciano senza parole opinionisti e sondaggisti. Per il primo turno delle départementales francesi, giornali e televisioni davano quasi per scontato un trionfo del Front National di Marine Le Pen. Invece a vincere, stupendo tutti, è stato un risorto Sarkozy. Il risultato inatteso dell’Ump e dell’ex presidente chiarisce che il centrodestra francese è ancora vivo. I francesi restano ancorati a valori europeisti e repubblicani. Una grande area neo-gollista e moderata è pronta a rimettersi in gioco per puntare alla guida del Paese nel 2017. Certo, le presidenziali sono ancora molto lontane, ma Sarkozy sembra avviato sulla strada giusta.

SE CON NEMSTOV È MORTA ANCHE LA RUSSIA LIBERALE

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Boris Nemtsov è stato ucciso a due passi dal Cremlino. Non si sa ancora chi abbia spinto la mano del sicario. Di sicuro c’è soltanto che la sua morte ha privato i liberali russi della loro voce più autorevole, la più ascoltata in Occidente. Oggi, come spesso succede dopo un omicidio politico, le speculazioni sul delitto e le teorie del complotto si moltiplicano. Ma il punto è un altro: con Nemtsov muore anche la Russia liberale e la stessa possibilità del popolo russo di farsi ascoltare in Occidente.

CHE FINE HA FATTO LA CANCELLAZIONE DEL DEBITO? QUELLO CHE RESTA DELLE PROMESSE DI TSIPRAS

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“La Troika è una istituzione che non riconosciamo e non metterà più piede ad Atene” tuonava Alexis Tsipras lo scorso 25 gennaio. A meno di un mese da quella pericolosa promessa il premier greco ha già dovuto fare marcia indietro: dovrà scendere a patti proprio con Ue, Bce e Fmi presentando un documento con misure che l’Europa dovrà approvare per consentire alla Grecia di beneficiare di assistenza finanziaria per altri quattro mesi. La lotta all’Ue e all’austerity, priorità che avevano scatenato una sorta di euforia contagiosa per la vittoria di Tsipras, sembrerebbero già dimenticate.