Autore: Andrea Bitetto

PREMIO INTERNAZIONALE ALLA LIBERTA’

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In Grecia incombono i festeggiamenti in piazza. Cosa festeggino gli amici greci non si sa. D’altronde non era chiaro, nemmeno a loro che dovevano votare, il reale contenuto del referendum, indetto, in quattro e quattr’otto dal masaniello ellenico Tsipras per legittimare il proprio ripudio del nuovo accordo con i creditori. Passi per l’allarme del Consiglio d’Europa sulla legittimità di una consultazione convocata in giorni dieci.

PROFESSIONI SOCIALISTE

Esistevano, un tempo, le beneamate professioni liberali: medici, avvocati, notai, ingegneri, solo per citare le più note e le più risalenti.
Non temano i nostri lettori: non è che oggi non esistano più, anzi: sono al punto diffuse ed estese nei ranghi, che oggi è più difficile trovare un idraulico che non un avvocato. Quello che a noi pare non più aggiornato è continuare ad appellare queste professioni con l’aggettivo liberale.

Senza Grilli per la testa

Ed abbiamo raggiunto quota 123, che non è lo spread tra titoli del debito pubblico italiano e gli equipollenti tedeschi, ma il debito pubblico del nostro paese rapportato al prodotto interno lordo.
Tanto per capire, quando il mai sufficientemente compianto Padoa Schioppa lasciò il dicastero, lo stesso rapporto era fermo al 103%.
Il giudizio (negativo) dei mercati è rivolto anche alla pretesa insostenibilità del debito pubblico italiano.

UNA LETTURA LIBERALE DEL GRILLISMO. E DELL’ASTENSIONE

Nella sua famosa orazione funebre, Pericle affermò: “benché soltanto pochi siano in grado di dar vita ad una politica, noi siamo tutti in grado di giudicarla”. Se così è, e personalmente così siamo persuasi che sia, i risultati delle recenti elezioni amministrative non ci hanno affatto meravigliati, anzi. Vi abbiamo trovato una triste conferma di ciò che andiamo dicendo – e scrivendo – da tempo.
Ci eravamo lanciati in una previsione, per il vero proiettata alla elezioni politiche, quasi scontata.
Ma i nostri lettori non si illudano: non siamo stregoni e preveggenti. Ci limitiamo ad osservare la realtà muniti della giusta dose di disincanto. E di pessimismo.

Liberista, statalista, secessionista, meridionalista: scegli il Tremonti che preferisci

Leggiamo la notizia del ritorno di Giulio Tremonti alla politica. In realtà, l’ex super ministro dell’Economia dalla politica non se ne era mai andato.

Ma il ritorno di scena è sfolgorante e, pare, ricco di novità.

Di fronte ad una platea infarcita di nostalgici del socialismo, o meglio del craxismo, Tremonti ha rispolverato le proprie radici, più politiche che culturali, tanto da dividere il mondo in due schiere: da un lato il male (i liberisti), dall’altro il bene (gli anti-liberisti). Inutile sottolineare che Tremonti si sia autopromosso nella seconda schiera, dichiarando la propria fede socialista.

CONCERTARE STANCA

«La legislazione economica deve essere messa in mano agli interessati? Un provvedimento legislativo deve essere considerato come utile alla generalità, conveniente al paese quanto riporti il suffragio degli interessati?»
Queste domande non sono affatto nuove, ma rappresentano quesiti ai quali chi aspiri al buongoverno dovrebbe rispondere. E rispondere senza reticenza.

IN DIFESA DEI LIBERISTI

L’ampio ventaglio di “liberalizzazioni” varate dal Governo Monti ha dato il via alle consuete giaculatorie contro l’imminente strage sociale. Non è una novità: si tratta dell’ennesima validazione del detto di Bastiat, per cui l’Idra dalle cento teste del pregiudizio economico è dura a morire.

Per il momento, però, non vogliamo fornire un’analisi, ed una critica, alle singole misure, ma limitarci a fornire una spiegazione da troppo tempo dovuta da chi, come chi scrive, si allinea tra le fila (oramai sempre più sparute) dei c.d. liberisti.

LA LITURGIA DEGLI ANTIBERLUSCONIANI: FESTEGGIANO UNA LIBERAZIONE CHE NON E’ MERITO LORO

Ci corre l’obbligo di precisare questo non per difendere il cavaliere, anzi. Il giudizio sul suo conto – e sia consentito: il giudizio su di lui da parte liberale – è e resta durissimo e nettissimo.

Ma non ci pare che sia utile l’entusiasmo liberatorio che troppi politici dell’ex opposizione di centro-sinistra hanno facilmente sventolato. E non è utile proprio perchè assai poco credibile. Il governo Monti non passerà le consegne, in un futuro prossimo, ai vertici dell’esarchia, come fece Badoglio nel 1944 coi rappresentanti delle varie componenti politiche dell’antifascismo.