Mese: Febbraio 2021

La riforma del fisco di Draghi spiegata dall’esperto

Intervista a Nicola Rossi, professore all’Università di Roma Tor Vergata e membro dell’IBL
AGI – Una riforma del fisco a 360 gradi che non si fermerà all’Irpef ma riguarderà anche le tasse sulla casa e gli sconti fiscali e sarà orientata alla crescita. È questa la strada indicata da Mario Draghi secondo Nicola Rossi, economista e professore ordinario di Economia politica all’Università Tor Vergata di Roma, ex consigliere economico della Presidenza del Consiglio e del Tesoro ed ex parlamentare.

“La parte delle comunicazioni programmatiche del presidente del Consiglio sul fisco è totalmente condivisibile e ha il grande pregio di essere una dichiarazione di carattere metodologico: Draghi ci ha detto come si fa una riforma del fisco, ha segnalato con chiarezza che il fisco è un’architettura complessa perché non ha il minimo senso incidere su questo o quell’aspetto senza tenere conto di quelli che sono gli equilibri dell’intero sistema fiscale”, spiega Rossi in un colloquio con l’AGI.

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Torturare la statistica finché non suggerisce il lockdown

Un’inchiesta pubblicata dal quotidiano tedesco Die Welt non ha ricevuto la dovuta attenzione del pubblico, nel corso dell’ultima settimana. Il governo tedesco, a marzo 2020, avrebbe chiesto all’Istituto Robert Koch di calcare la mano sulle stime dei possibili morti per Covid, così da avere mano libera sul lockdown. Non è il primo caso, anche nel Regno Unito, per non parlare dell’Italia, le statistiche sono state usate per spaventare e ottenere il consenso su politiche impopolari di limitazione della libertà

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Il vero modello cinese è Taiwan. Ma nessuno lo vede

Se la Cina emerge come vincitrice mondiale della sfida pandemica ed economica, spesso si dimentica che esiste un’altra Cina che costituisce un modello decisamente più attraente per il mondo libero. E’ la Cina di Taiwan. Registra minor mortalità, maggiore crescita. Eppure, per tutte le organizzazioni internazionali, Taiwan “non esiste”.

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Sull’attenti, come vecchi soldati, a sostegno di Draghi

Il Presidente Mattarella ha conferito a Mario Draghi l’incarico di provare a formare un nuovo governo. Per quanto mi riguarda, ho sempre pensato a Draghi come a un possibile, futuro, Presidente della Repubblica. Mi auguravo, invece, che, nell’immediato, non venisse coinvolto nelle miserie e nelle piccinerie della politica italiana. Il Parlamento che è stato eletto nel marzo del 2018 ha una composizione tale che nemmeno un Cavour, un Bismarck, o un Gladstone, redivivi, potrebbero riuscire a far prevalere un chiaro indirizzo politico.

Consideravo un pericolo ed un errore un coinvolgimento intempestivo di una personalità come quella di Draghi, proprio perché penso il peggio possibile dei nostri sedicenti leader politici, dei nostri sedicenti attuali partiti politici, del nostro ceto parlamentare, considerato nella sua media.

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L’Europa pretenda da Putin la liberazione di Navalny

Oggi inizia la controversa visita ufficiale a Mosca di Josep Borrell, l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Sicurezza e Vice-Presidente dell’Unione Europea. L’ultima visita dello stesso livello fu organizzata soltanto nel 2017 e le ultime ore che hanno preceduto l’arrivo di Borrell in Russia sono state connotate da un crescente coro di dubbi e di perplessità. In una nota congiunta, i Ministri degli Esteri di Estonia, Lettonia e Lituania, hanno chiesto a Borrell di rinviare il viaggio a Mosca, ritenendo utile la messa a punto di una nuova e più incisiva azione politica e diplomatica europea nei confronti della Russia, dopo l’arresto e la condanna arbitraria di Alexey Navalny.

Simili dubbi sono stati espressi nei giorni scorsi anche dai governi di Polonia e Romania, che hanno messo in guardia l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea sui rischi connessi all’uso propagandistico che Mosca potrebbe fare della visita e dei pericoli derivati da una legittimazione del regime in un momento di suo massimo isolamento dopo l’arresto e la condanna di Navalny. La sensibilità dei paesi che hanno conosciuto l’Unione Sovietica e il Patto di Varsavia non può certo essere facilmente derubricata e quel monito va ascoltato.

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Una scissione senza futuro

A metà dello scorso gennaio, il 15, cadeva il Centenario del XVII Congresso del PSI, tenutosi al Teatro Goldoni di Livorno e concluso la settimana dopo dalla scissione della componente comunista e la nascita del PCI. Non per caso, l’unica celebrazione nazionale svoltasi in quella data è stata un convegno organizzato negli stessi luoghi  dai Circoli di Cultura Luigi Einaudi e G. Emanuele Modigliani (con  il titolo “Eutanasia della democrazia: dal biennio rosso al ventennio fascista”). Un evento di rilievo – le relazioni sono state di tre noti docenti universitari quali Zeffiro Ciuffoletti di Firenze, Paolo Nello di Pisa e Giovanni Orsina della LUISS di Roma,  moderatore Luigi Vicinanza, del vertice del gruppo editoriale GEDI, e interventi del Sindaco di Livorno Luca Salvetti e del Presidente della Toscana Eugenio  Giani – ma il  solo con un’impostazione critica. Di certo in quella data, ma in sostanza anche dopo e finora.

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