Anno: 2020

4 luglio 1776? Ma davvero?

Il 4 luglio del 1776 non è la data nella quale le colonie videro riconosciuta la loro esistenza.
Accadde difatti il 3 settembre 1783 a Parigi, quando fu firmato il Trattato che poneva fine alla Guerra di Indipendenza.

Il 4 luglio 1776 non ricorda l’inizio della Guerra di Indipendenza in effetti cominciata il 19 aprile 1775, con la battaglia di Lexington.

Il 4 luglio non è data che riguardi la Costituzione americana che fu definita il 17 settembre 1787, ratificata da un sufficiente numero di Stati il 21 giugno 1788 ed entrò in vigore il 4 marzo 1789.

Non è neppure la data nella quale il Congresso Continentale voto all’unanimità la separazione dalla Gran Bretagna.
Cosa accaduta il 2 luglio 1776, due giorni prima.

È il giorno nel quale il testo concordato fu reso pubblico.
È questo talmente vero che John Adams – uno dei Founding Fathers, poi primo Vice Presidente e successore di Washington – indirizzando la lettera alla moglie Abigail, letteralmente scriveva:
“Il secondo giorno di luglio del 1776 sarà l’evento più memorabile della storia dell’America…”

Così va il mondo.

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Covid: il cattivo esempio ora è il Brasile. Ed è sbagliato

Non passa giorno che i telegiornali non parlino della tragedia dell’epidemia di Covid in Brasile. Non passa telegiornale in cui la colpa non sia attribuita al presidente Bolsonaro. Dopo la Svezia, è il cattivo esempio da additare. Ma è un esempio sbagliato. In rapporto alla popolazione, in Brasile non si registra affatto la maggior mortalità al mondo.

Non passa giorno che i telegiornali non parlino della tragedia dell’epidemia di Covid in Brasile. Non passa telegiornale che la colpa non sia attribuita al presidente Bolsonaro, reo di essere contrario alla strategia di lockdown. Come per la Svezia, il mese scorso, in queste settimane di inizio inverno (per il Brasile) il Paese sudamericano è diventato l’esempio da non seguire, il Paese numero uno per contagi e vittime causate da una politica da stigmatizzare. Ma è vero? No. O per lo meno non ancora, sperando per i brasiliani che non lo diventi mai.

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 Decreto Biondi

“Piacere,  Decreto Biondi. Decreto di nome e Biondi di cognome”. Così amava presentarsi, giocando con le sue generalità, per ricollegarle a quel decreto del 1994 sulla carcerazione preventiva che rimase per sempre legato al suo nome.

Alfredo Biondi era così: capace di ironizzare su tutto, e prima di tutto su sé stesso. Era profondamente liberale perché non aveva dogmi, si metteva continuamente in discussione, e metteva in discussione tutto e tutti, con l’arma dell’ironia. Ironizzava su qualunque argomento, faceva battute corrosive su chiunque, su Borrelli – che da par suo si offese e rispose con livore – ma anche su sua moglie, che pure amava teneramente e che è sempre stata al centro della sua vita.

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Contratti Smart Working: la rinascita dei territori nell’Italia delle mille patrie

Mi unisco alle esortazioni che vengono da più parti a non perdere l’occasione di forte rottura della vecchia normalità per spostarsi verso modelli di sviluppo sostenibile che traguardano più da vicino gli obiettivi indicati dall’ONU[1]. Nel solco della sostenibilità ambientale, che comprende la transizione energetica dai combustibili fossili alle energie rinnovabili (SDG7) e al cambiamento climatico (SDG13), non si può perdere l’opportunità di consolidare le migliori pratiche che sono emerse in questo contesto inusuale legato al COVID19.

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Perché Roberto Gervaso ci mancherà

UN RITRATTO INEDITO DEL GRANDE DIVULGATORE
Ci ha lasciato un personaggio ironico, colto, coerente con le sue idee liberali, ma anche sottovalutato. Come lo racconta un vecchio amico.

Apprendendo con tristezza della morte di Roberto Gervaso mi vien voglia di raccontare qualcosa su di lui, sul personaggio che ho conosciuto e sulle qualità che egli nascondeva e dissimulava abilmente, preferendo lasciar trasparire difetti che in un certo senso delineavano quellaa figura che -da buon comunicatore- si era sagacemente costruito addosso.

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L’insieme dell’inquietante vicenda di Silvia Romano, ad eccezione di queste ore di gioia per il suo ritorno in Patria e dell’abbraccio dei suoi familiari, è solo un sintomo della tragica decadenza in cui siamo precipitati

Cari amici, non potremmo non gioire per il ritorno in Patria di una nostra connazionale e non potremmo non condividere la gioia dei familiari di Silvia Romano, una giovane italiana di 25 anni, rapita 18 mesi fa in Kenya dove operava con l’associazione “Africa Milele” che si occupa di sostegno all’infanzia.
Ma dovremmo gioire per il fatto che il Governo ci ha messo 18 mesi per individuare tra i criminali che l’hanno catturata e i terroristi islamici che l’hanno imprigionata l’interlocutore giusto a cui pagare un cospicuo riscatto, tra i 2 e i 4 milioni di euro secondo il “Corriere della Sera”?

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La vicenda del crollo dei 250 metri del viadotto sul Magra

I liberali, in quanto attenti alle istituzioni, devono seguire con cura la vicenda del crollo dei 250 metri del viadotto sul Magra, tra Toscana e Liguria, in condizioni meteorologiche perfette e senza traffico dovuto alle restrizioni Covid19. A parte il danno alla viabilità e quindi la necessità di una ricostruzione il più possibile rapida dell’opera, quello che preoccupa (più dell’onere) è l’inerzia dell’ANAS. Ad un mese dal crollo, non ha ancora rimosso i tecnici coinvolti nei controlli del viadotto. I quali, durante il 2019,  hanno più volte (l’ultima a novembre) seccamente respinto i dubbi sollevati in sede locale circa la reale stabilità del manufatto, confermandone in pieno la stabilità. Il viadotto è poi crollato integralmente quattro mesi dopo.

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