Coronavirus, la fase 2 dei trasporti pubblici: ecco gli errori che la Lombardia non deve ripetere

Foto Claudio Furlan – LaPresse
11 Marzo 2020 Milano (Italia)
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Piazza Gae Aulenti deserta durante l emergenza coronavirus
Nella foto: la metro M5
Photo Claudio Furlan/Lapresse
11 March 2020 Milan (Italy)
Gae Aulenti square deserted during the coronavirus emergency
In the photo: m5 Metro

La seconda fase dell’emergenza Covid-19 in Lombardia richiederà in tutti i settori della vita in comune un cambio di passo da parte delle aziende che offrono servizi ai cittadini (trasporti, banche, poste, negozi e uffici). Il ritorno alla vita normale dovrà essere scandito da cautele e precauzioni (come l’uso massivo delle mascherine, dei guanti ecc.) al fine di evitare il temuto ritorno della pandemia. Per quanto riguarda i trasporti pubblici questa fase richiederà che le sgangherate aziende di trasporto facciano quel salto di efficienza che non hanno ancora fatto nonostante l’abbondante uso di risorse pubbliche.

Senza scomodare costosi consulenti mondiali (le risorse vanno utilizzate al meglio), si tratta di inventare e adottare forme di contingentamento dell’accesso ai veicoli alle fermate dei bus e nelle stazioni, per assicurare il distanziamento tra i passeggeri. Ciò implica un maggiore utilizzo di mezzi e un maggior numero di corse nelle ore di punta in particolare.

Un obiettivo possibile solo se le aziende saranno più efficienti e in grado di profonde riorganizzazioni interne, se per strada ci saranno meno automobili, così da aumentare la velocità commerciale dei mezzi pubblici e renderli più competitivi. E anche più produttivi: questo è l’unico modo per evitare che i costi d’esercizio di bus e tram aumentino a dismisura, lasciando libere risorse pubbliche da utilizzare in altri settori prioritari (ammortizzatori sociali, sanità, ricerca e bonifiche ambientali).

Di certo l’azienda di trasporto ferroviario regionale, Trenord, non potrà essere come prima ma dovrà raggiungere standard di efficienza europei. A questo vanno aggiunti nuovi percorsi pedonali e un maggiore incentivo all’utilizzo della bicicletta potranno favorire una ripresa della vita priva di contagi.

Già ora il trasporto pubblico in Italia è tra i peggiori d’Europa con una produttività inferiore, alti costi e bassi volumi di passeggeri trasportati. La sola iniezione di ulteriori risorse pubbliche rischia di non bastare per far cambiare passo al sistema tra i più obsoleti ed inefficienti d’Europa. Bisogna evitare che le categorie che per prime si muoveranno verso posti di lavoro preferiscano usare l’automobile: una recente indagine dell’Ipsos International ha evidenziato come in Cina, dopo l’emergenza, l’uso dell’automobile sia fortemente aumentato a scapito del trasporto pubblico e dei servizi in sharing. L’offerta dei servizi collettivi di trasporto e le soluzioni pedo-ciclabili andranno commisurate alla domanda di mobilità al netto della capacità del sistema impresa di sviluppare a fondo lo smartworking.

Bisognerà dunque che:

1) Le cinque authority dei trasporti lombarde, nate nel 2012 e finora poco attive – tra cui quella metropolitana di Milano – regolino le attività delle imprese di trasporti urbani ed extraurbani, esclusi quelli su ferrovia, e definiscano tariffe, orari, linee, frequenze, distanziamenti, modelli di occupazione dei mezzi e di accesso ai mezzi a seconda delle stazioni o fermate di partenza;

2) Saltino tutti i contratti di servizio e vengano rifatti dalle agenzie di bacino. Non è possibile che il decreto “Cura Italia” assicuri gli stessi contributi alle aziende, anche se da oltre un mese hanno tagliato i servizi e anche se in futuro saranno ancora ridotti.

3) Tram, treni, autobus e metro debbano sottostare ad un’unica pianificazione delle agenzie, le quali potranno utilizzare gli autobus turistici – ora fermi – per aumentare le frequenze in ambito urbano o extraurbano. Dovrà essere reso possibile l’uso dei bus turistici e di linea privati inutilizzati anche dove ci sono regimi monopolistici (ad esempio Milano, Brescia, Bergamo ecc). Anche a Roma sarebbe indispensabile, anziché foraggiare l’Atac con altri milioni di euro.

4) In coordinamento con l’autorità sanitaria lombarda, le agenzie decidano i loro piani della mobilità che con gradualità aumenteranno l’offerta dei servizi, compatibilmente con i responsi sanitari.

5) Le agenzie in stretto raccordo con i Comuni definiscano gli orari della città dei servizi della pubblica amministrazione.

6) Implementare piste ciclabili e mobilità dolce: ogni progetto già pronto di pista ciclabile dovrà essere immediatamente finanziato; piste ciclabili “d’emergenza” verranno individuate, realizzate e protette sugli assi di traffico ritenuti necessari.

da: https://www.ilfattoquotidiano.it/

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