LA CURIOSA RAGIONE PER CUI SANDERS NON SARA’ PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI

Parecchi mesi fa, agli albori delle primarie democratiche USA, su queste pagine indicavo come favorito uno sconosciuto giovane sindaco gay di una cittadina grande come Sesto San Giovanni, dal nome improbabile, Pete Buttigieg, procurandomi benevole sfottiture da parte di qualche amico, che oggi tende ad attribuirmi invece misteriose doti divinatorie. Per considerarlo un ragionevole outsider, in realtà bastava guardare i concorrenti, privi chi di idee, chi di carisma, chi di ragionevolezza, e chi di tutte e tre.

Nonostante l’ascesa del mio protetto, oggi tuttavia i bookmakers danno per favorito alla nomination Bernie Sanders, l’arzillo 78enne senatore socialista del Vermont (staterello piccolino e mica scemo: a Washington manda un ultraliberal, ma per sé come Governatore sceglie un repubblicano), terrorizzando l’establishment democratico che sa benissimo che contro Trump non avrebbe alcuna chance, anche se i sondaggi ora li danno, in caso di scontro diretto per la Presidenza, più o meno alla pari.

Si può pensare che a condannare Sanders siano le sue idee economiche, sintetizzabili con il noto credo marxiano “da tutti secondo le loro possibilità, a tutti secondo i loro bisogni”: supertasse tasse da un lato (e superdazi of course), pappatoia gratis dall’altro: sanità, università, reddito minimo e così via. Ma il suo programma è qualcosa di così esotico per gli americani (che per la verità hanno già mangiato questa minestra sotto FDR) che ancora non ne capiscono bene il sapore, e non sembrano per ora particolarmente spaventati dall’idea di avere un Corbyn più anziano con libero accesso ai loro portafogli. E’ la Svezia, ragazzi, dice, di che avete paura? Forse, gli svedesi (che quella ricetta la hanno seppellita da tempo) potrebbero spiegarglielo, ma non è oggi questo il punto.

Sanders non ha chances, tuttavia. Trump lo stenderà al primo round, nonostante il capitalismo sia purtroppo sempre meno “trendy” negli USA, e la gran parte dei media lo presenti come una via di mezzo tra Gesù Cristo e Mastro Ciliegia: c’è una ragione tanto poco nota quanto, io credo, decisiva a metterlo fuori gioco, al di là dei trilioni di dollari che le sue politiche costerebbero al contribuente americano. Riguarda il suo viaggio di nozze.

Indovinate un po’ dove è andato Bernie Sanders in viaggio di nozze? Alle Maldive, a Venezia, in Florida? Macché: è andato con la (immagino entusiasta) novella sposa in Unione Sovietica. Ma, direte voi, a 20 anni, ingenuo idealista, suvvia si può perdonare, si sarà pentito… No: vi è andato a 46 anni, nel 1988, l’anno prima della caduta del muro, ed è tornato, dopo aver viaggiato cheek to cheek con le autorità locali (che lo avevano invitato, su sua richiesta) dipingendo, il novello Peppone, un ritratto affettuoso, pur con qualche occasionale punzecchiatura, della realtà sovietica.

Ma avrà incontrato qualche dissidente almeno, non potrete fare a meno di chiedere, e sottoposto i suoi amici del PCUS a pressanti domande sulla mancanza di libertà e democrazia in Russia? Niente di tutto questo, gli sarà sembrato ineducato. Nemmeno un accenno alla politica estera, alla invasione dell’Afghanistan, della Cecoslovacchia? Oddio, una bella tirata contro la imperialistica politica estera alla fine del viaggio l’ha fatta, ma parlando di quella degli Stati Uniti!

Questo episodio e le simpatie filosovietiche di Sanders sono rimaste stranamente sotto traccia sinora nella campagna elettorale: la paura di passare per maccartisti ha probabilmente frenato i concorrenti democratici dal rispolverare il dossier, solo di sfuggita citato dalla Clinton nel 2016. E Trump si tiene l’asso nella manica: Sanders è probabilmente la sua prima scelta di avversario per Novembre, mica lo vuole impallinare adesso. Forse solo Bloomberg avrà la spregiudicatezza di inimicarsi la cultura liberal americana dando a Sanders l’appellativo che si merita un apologeta della Unione Sovietica del 1988: un cretino, o un farabutto, o tutti e due. Se non ci penserà Bloomberg, saranno poi allora gli americani, che sul patriottismo non scherzano, a dire la loro, e Sanders capirà che, con quel viaggio infame, non si è giocato solo la luna di miele.

Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *