USA: la situazione in casa democratica in pillole

I candidati democratici alla nomination 2020, finora, sono stati una trentina.
Fra quelli ritiratisi da ricordare almeno il Sindaco di New York Bill de Blasio, la Senatrice della California Kamala Harris, il Senatore del New Jersey Cory Booker, l’ex Rappresentante del Texas Beto O’Rourke.
In corsa ad oggi ancora una dozzina, sette/otto dei quali con qualche possibilità di arrivare ad ottenere l’investitura ufficiale del partito.
In ordine di gradimento decrescente in generale (nei singoli Stati i dati possono essere e sono diversi), stando ai sondaggi (peraltro non univoci)

  • l’ex Vice di Obama Joe Biden
  • il Senatore del Vermont già protagonista nel 2016 Bernie Sanders auto definitosi socialista
  • l’ex Sindaco di South Bend, Indiana, Pete Buttigieg
  • la Senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren
  • il miliardario ex Sindaco di New York Michael Bloomberg
  • il miliardario (assai meno di Bloomberg) Tom Steyer
  • la Senatrice del Minnesota Amy Klobuchar
  • l’imprenditore di origini taiwanesi Andrew Yang (l’unico non bianco!)

Non si può impedire ad altri di candidarsi, magari più avanti.
Cosa che può succedere soprattutto se nessuno dei predetti prende seriamente la testa della corsa.
Per essere nominati alla Convention (dal 13 al 16 luglio a Milwaukee) occorre raggiungere la maggioranza assoluta dei delegati che è di 1990 al primo ballottaggio e sale a 2376 dal secondo perché ai delegati eletti dal popolo si aggiungono i cosiddetti ‘superdelegati’ (i Senatori, i Rappresentanti, i maggiorenti del partito).
In sede di Convention (da molti decenni non capita più ma i pretendenti oggi sono molti), se nessuno arriva velocemente alla nomination, può essere che esca il cosiddetto ‘candidato di compromesso’, perfino qualcuno che fino a quel momento non sia mai stato preso in considerazione.
Si svolgono ricorrentemente dibattiti televisivi ufficiali tra coloro che si qualificano rispettando i ‘criteria’ di volta in volta dettati dalla direzione del partito.
Non è comunque indispensabile prendervi parte.
Il 3 febbraio si entra nel vivo perché è in programma il Caucus dell’Iowa cui farà seguito il successivo 11 la Primaria del New Hampshire.
Serviranno i due confronti a dare le prime indicazioni certamente non definitive (probabilmente, tutt’altro).

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