LA SCOMPARSA DI LUIGI CALIGARIS – Un liberale a cavallo, anche dei tempi

“Luigi Caligaris, ufficiale di cavalleria”, com’è stato scritto nel suo necrologio. Era il mio generale preferito. Non poteva essere altrimenti: era sostenitore della Scuola di Liberalismo e socio recente della Famija Piemontèisa – Piemontesi a Roma. Se n’è andato il 17 ottobre, a 88 anni, in punta di piedi ma con uno struggente sottofondo musicale: il Silenzio suonato in chiesa dal trombettiere dei Lancieri di Montebello.

Entrato all’Accademia di Modena nel 1953, dopo una lunga carriera militare sulle orme d’un suo vecchio zio (il generale Eugenio), nel 1982 divenne capo ufficio per la politica militare dello stato maggiore della Difesa e consigliere per le strategie militari della Nato.  Lasciò l’Esercito da generale di brigata e abbracciò una nuova professione in linea con la sua esperienza precedente: quella di analista ed editorialista di politica internazionale. Divenne un volto popolare come commentatore televisivo della Guerra del Golfo. Poi “scese in campo”.

Il 18 gennaio 1994 con Berlusconi, Tajani, Martino, Ciaurro e Valducci fu tra i fondatori di   Forza Italia. Eletto deputato europeo alle elezioni del 1994 per le liste di Forza Europa, nel ‘97 abbandonò il gruppo e rimase eurodeputato fino al ‘99 nelle file del partito Europeo Liberale. Motivo della rottura con Silvio Berlusconi fu l’ingresso di Forza Italia nel PPE. La storia della sua famiglia andava in direzione opposta. Caligaris era pronipote di quel Giuseppe Siccardi che a metà Ottocento fu autore delle leggi che abolirono il foro ecclesiastico e laicizzarono il Regno di Sardegna e, per li rami, l’Italia intera. Il lettore che fosse di passaggio a Torino è invitato ad andare in piazza Savoia per onorare il monumento sul quale sono scolpiti i nomi degli 800 comuni che sostennero entusiasti l’opera siccardiana. Il giorno della posa della prima pietra, il 17 giugno 1852, furono murati nel basamento i numeri 141 e 142 della Gazzetta del Popolo, una copia della legge Siccardi, monete, semi di riso, grissini e una bottiglia di vino Barbera.

Caligaris comunque non era un anticlericale viscerale. Anzi, era “moderatamente” un buon cristiano: il gesuita che ha officiato il suo funerale ha raccontato che Luigi si reputava un cristiano “devoto a piccole dosi”. In linea con quel “esageruma nen” – e cioè: non esageriamo – tipico dei piemontesi doc. Originario di Moncalvo (dove ogni anno non mancava di passare in municipio per un saluto), Luigi Caligaris era figlio di Valentino che fu podestà della città e poi primo avvocato generale di Stato della nascente Repubblica nel 1946. L’attuale sede della filiale moncalvese della Cassa di Risparmio di Asti era la loro casa.

Fu un grande fiancheggiatore della Scuola di Liberalismo alla quale fece ottenere una borsa di studio da Giancarlo Ligabue, eurodeputato e paleontologo veneziano. Poi aiutò a realizzare due corsi a Bari. E naturalmente tenne lezione sulla “Difesa liberale”. Che cosa intendeva per “Forza armata liberale”? Intendeva “volontaria”. E citava la Gran Bretagna che, alla vigilia della Grande Guerra, ventilò e respinse la coscrizione obbligatoria. Servivano 5 milioni di soldati? Se ne arruolarono 7. Sette milioni cittadini che consideravano “cosa loro” il loro Stato. E, all’occorrenza, lo difendevano. Poi nei primi anni 2000, si dichiarò favorevole ad accogliere nell’esercito i gay dichiarati. Per non parlare degli extra-comunitari che, dopo cinque anni di servizio, andrebbero premiati con la cittadinanza italiana. Che è quello che fanno gli Stati Uniti d’America. Luigi Caligaris, il mio generale preferito, è sempre stato un precursore dei tempi, un uomo che non aveva paura di rilasciare dichiarazioni fuori dai ranghi. Piaceva – e non solo a me – proprio per questo.

DIARIO LIBERALE

di Roberto Tumbarello del 20 ottobre 2019

Inutile piagnucolare e accusare gli altri, se le cose vanno male è colpa nostra

La società occidentale attraversa una crisi che risale alla fine del secolo scorso. Non ci sono personalità né in politica interna né in quella europea. Non c’è da stupirsi se personaggi non adeguati ricoprono posti di prestigio. Non è che li preferiamo a De Gasperi, Adenauer, Berlingue, Andreotti e Schuman, che vogliamo emarginare. Solo questi abbiamo. I geni di ieri non si sono riprodotti. Per esempio, se la Turchia fosse entrata in Europa quando era ancora un paese laico, senza i Fratelli Musulmani, oggi non ci darebbe tanti problemi. Ma allora nella commissione UE c’erano già i mediocri.

Al di fuori dell’Europa e del Nord America, nel mondo ci sono solo dittatureDa più di tre anni destra e sinistra, populisti e sovranisti invocano chiarezza sul caso Regeni. Tanto per parlare. Prima di affrontare la controversia con gli egiziani poniamoci una domanda. Intendiamo dialogare solo con le democrazie? Con paesi in cui vige un regime autoritario meglio interrompere i rapporti diplomatici e commerciali? Il povero ragazzo che si trovava al Cairo per motivi di studio è stato torturato e ucciso perché lo credevano una spia. Vogliamo i nomi degli assassini? Agenti dei servizi segreti di una dittatura militare, dove la crudeltà è la regola. Cos’altro c’è da chiarire?

Seppure pessimi, i sindaci debbono governare per cinque anni

La Raggi è indifendibile. Neppure lei stessa può giustificare la sciagurata gestione di Roma. Certo, maledice il momento in cui la vanità di diventare Sindaco della capitale d’Italia l’ha indotta a accettare, sapendo di non averne l’esperienza né le capacità. Ma, seppure la città soffochi nell’immondizia, invocare la sua destituzione, come pure quella di altri primi cittadini, non è democratico. Nessuno può sostituirsi al popolo che l’ha eletta e che deve subirla fino alla fine perché soffra per la sciagurata scelta. La prossima volta non voterà secondo ideologia, ma nell’interesse della città.

Né elettori né politici si preoccupano del sistema ospedaliero che crolla

Gli italiani si dividono in chi teme gli sbarchi dei clandestini, chi la sicurezza o l’aumento dell’IVA, chi la disoccupazione o il cambiamento climatico, chi l’uscita dall’Euro. Ma né il governo né l’opposizione e neppure i sindacati pensano alla salute della povera gente. Nessuno di loro ha mai curiosato in un pronto soccorso. I degenti dormono su lettighe quasi ammucchiati uno sull’altro. Gli ospedali sono congestionati. Mancano i letti. Pur di risparmiare il personale è ridotto. Medici e Infermieri fanno ciò che possono. È così da anni. Che vergogna! Solo gli ammalati si lamentano, inutilmente.

Un tempo c’erano grandi uomini che purtroppo non si sono riprodotti

Quando apprendo che una giunta comunale – oggi è il caso di Ferrara – aumenta gli stipendi di Sindaco e assessori, mi viene in mente un aneddoto che ci fa capire quanto eravamo migliori. L’On. Stefano Pellegrino, famoso penalista di Marsala, eletto deputato alla 1ª legislatura dell’Assemblea regionale Siciliana nel 1947, si indignò quando senti parlare di stipendio. “Che vergogna! Non ci basta l’onore di rappresentare il popolo?”. Non fu più candidato. Sul letto di morte ricevette la notizia che aveva diritto alla pensione. “Non l’accettare – si raccomandò alla moglie – non è dignitoso”.

Non è lontano il giorno in cui converrà andare a piedi

Da un po’ di tempo le auto sembrano gonfiate. È come se fossero più larghe e alte. Sono le stesse, più grandi e grosse. Per la progressiva mancanza di spazio, per circolare e parcheggiare, per l’aumento continuo di produzione e acquisto di macchine, dovrebbero rimpiccolirle. Ma gli italiani su una piccola si sentono frustrati. Che genio quel Marchionne. Si guardò bene dal produrre utilitarie. Aveva capito che la stupidità in crescita esponenziale dell’utente medio richiedeva piuttosto mastodonti. Finirà che nelle grandi città prima o poi ci incastreremo al punto da non poterci più muovere.

 

Come alle elementari per dimostrare alla maestra di essere i migliori della classe

La politica è una scienza, e anche un’arte. Ma non è difficile. Infatti la fa chiunque. Quando, però, scoppia una guerra a pochi km da casa o torna il pericolo del terrorismo, si cerca chi sappia risolvere problemi gravi. Purtroppo non si trova. Oggi il Kurdistan è bombardato. È In corso una crudele pulizia etnica. I prigionieri dell’ISIS tornano in libertà. E ognuno di noi continua a polemizzare per qualsiasi banalità non condivida. Parla per far sapere che c’è anche lui e vuole che il mondo vada secondo la sua visione. Il parere degli altri non conta. E rischia di far crollare tutto. Facile fare politica così

Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *