Ricette sbagliate e cattivi maestri: la patrimoniale di Landini

In una lunga intervista su Repubblica, il capo della Cgil Maurizio Landini invoca una grande patrimoniale (la chiama “tributo di equità contro le disuguaglianze”) per finanziare “un piano straordinario di investimenti pubblici e privati”. Quale gettito si aspetta Landini? “I conti si faranno ma credo una quantità tale da consentire un vero piano di sviluppo”. E perché attingere proprio ai risparmi degli italiani? “Basta aprire gli occhi per vedere come le disuguaglianze siano cresciute enormemente”.

La proposta di Landini fa venire in mente l’aforisma di Henri Louis Mencken: “per ogni problema complesso esiste una risposta chiara, semplice e sbagliata”.

Partiamo dalla diagnosi: è vero che le disuguaglianze in Italia sono cresciute in moto smisurato? La risposta dipende, naturalmente, dall’orizzonte temporale che si sceglie. Se ci concentriamo sul periodo dopo l’ingresso nell’euro, la risposta è no: l’indice di Gini (una comune misura delle disuguaglianze) è moderatamente cresciuto negli anni della recessione, ma prima era sceso, e oggi siamo grossomodo dove eravamo nel 2003.

Se guardiamo la disuguaglianza in prospettiva storica, Emanuele Felice ha stimato che Gini valeva 50,4% nel 1861, 48,5% nel 1901, 45% nel 1931, 41,6% nel 1948, 32,9% nel 1978. Da allora oscilla attorno a questo valore (nel 2015, 35,4%). Rispetto ad altri paesia noi comparabili, la disuguaglianza in Italia è leggermente più alta che in Francia, Germania e UK ma più bassa che in Spagna. Un primo risultato, dunque, è che la premessa di Landini è sbagliata: non è vero che la disuguaglianza in Italia è aumentata. È vero, invece, che essa è strutturalmente (relativamente) alta da almeno 40 anni.

Passiamo allora alla terapia. Cominciamo guardando all’imposizione fiscale sul capitale, in Italia e nel resto dell’Unione Europea. Siamo un paese troppo generoso coi detentori del capitale? La risposta, ancora una volta, è no. Le imposte sui beni immobili generano un gettito pari all’1,4% del Pil, su altri tipi di patrimonio l’1,3%. In entrambi i casi siamo al quinto posto in Europa. Più in generale, siamo uno tra i paesi con la maggiore pressione fiscale nell’Unione Europea. E che gettito potrebbe dare una nuova patrimoniale? Un lavoro condotto anni fa da Bordignon, Pellegrino e Turati dimostra che, anche solo per un paio di miliardi, le aliquote dovrebbero essere sostanzialmente espropriative.

L’ineguale distribuzione della ricchezza è l’effetto del problema. La sua causa sta nella scarsa mobilità sociale, dovuta a un sistema fiscale ingiusto e alla poca concorrenza. In sintesi, Landini parte da una diagnosi scorretta, propone una terapia dannosa e chiede di somministrare al paese un farmaco inutile. La disuguaglianza è un problema troppo serio per lasciarla ai cattivi maestri.

Da: www.stradeonline.it

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1 comment for “Ricette sbagliate e cattivi maestri: la patrimoniale di Landini

  1. Emilio Manganaro
    15 Aprile 2019 at 11:56

    Una patrimoniale? Un’altra alle tante altre già presenti ? Disuguaglianza dovuta ad una cattiva redistribuzione della ricchezza? Perchè a voi risulta che in questo paese c’è stato un momento in cui i ricchi hanno dato ai poveri? A me non pare. Smettiamola con le teorie da bar dello sport (…anche se servonio anche quelle) e guardiamo in faccia la realtà. Il paese è fermo al palo, manca il lavoro e la disoccupazione è galoppante, mancano gli investimenti e le aziende delocalizzano a ritmi vertigionosi, mancano i piani industriali e gli imprenditori investono nella finanza speculativa, manca una vera lotta all’imbarbarimento istituzionale e alla dilagante corruzione e concorsi e appalti pubblici restano alla mercè degli amici degli amici. Epperò, nello stesso tempo, nello stesso momento, in questo paese, le banche fanno incetta di raccolta con numeri da guinness dei primati ! Siamo strani come paese. Siamo veramente strani.

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