NO, IL REDDITO DI CITTADINANZA NON FARÀ CRESCERE I SALARI

Sui social impazza la bufala per cui il Reddito di Cittadinanza (RdC) provocherà un aumento dei salari. La narrazione sovranista può riassumersi così: poiché i lavoratori non saranno più disposti a lavorare per meno di 780€, l’offerta di lavoro diminuirà e le imprese saranno costrette a pagare di più un fattore produttivo scarso. Alcuni arditi si spingono a sostenere che questo processo aumenterà la produttività del lavoro e quindi favorirà l’innovazione. Ma è una truffa:

1) Esiste una vasta platea di esclusi dal RdC. Pensate per esempio gli immigrati non lungoresidenti, a chi possiede un’automobile di cilindrata superiore a quella consentita, o ai proprietari di case che superano un certo valore. Per queste persone il “salario di riserva” (il livello minimo del salario al di sotto del quale non si è disposti a lavorare) continuerà a essere stabilito dal mercato. In altre parole gli esclusi accetteranno lavori pagati meno di 780€, mentre i titolari del RdC avranno maggiori difficoltà di reinserimento nel mercato del lavoro alla scadenza del sussidio. Per alzare davvero i salari, lo Stato dovrebbe estendere a *tutti* il RdC, con costi insostenibili per la collettività (in particolare per quelli che già lavorano).

2) Nel disegnare (e valutare) queste misure non si può non tener conto dell’assetto “istituzionale” del mercato del lavoro. Dello “stato delle cose”, se vogliamo: in Italia il “sommerso” è pervasivo e gli stessi percettori del RdC avranno forti incentivi a lavorare “in nero”, sommando al RdC un secondo stipendio inferiore a 780€ per arrivare ad almeno 1500€. In altre parole i percettori del RdC si faranno concorrenza tra loro, o “da soli” perfino, contribuendo a tenere bassi i salari. Per comprendere le ragioni della “domanda di lavoro” (quella esercitata dai datori di lavoro), mettiamoci nei panni di una persona che guadagna 1500€ al mese e paga uno stipendio di 800-1000€ a una badante per assistere i suoi genitori. Se, grazie al RdC, la badante “di fiducia” vorrà adesso 1200€ al mese, si presenteranno tre opzioni. Assecondare la sua richiesta. O cercare una nuova badante tra i non aventi diritto al RdC (un’immigrata non lungoresidente, per esempio). O proporre alla badante di fiducia di lavorare allo stesso stipendio di prima ma in nero, per consentirle di percepire contemporaneamente il RdC. Secondo voi cosa farà la maggior parte degli italiani?

3) Torniamo all’offerta di lavoro e mettiamoci ora nei panni di chi abbia studiato molto, ma per una delle tante ragioni possibili sia precario, abbia uno stipendio basso e non abbia diritto al RdC. Pensate a un ricercatore che, nonostante laurea, master e dottorato, guadagni meno di 1000€ al mese. L’università ne è piena. Queste persone non saranno molto contente di sapere che qualcuno prende 780€ al mese senza lavorare. Il problema è di tutti, perché se i titoli di studio sono meno redditizi, nel senso che non consentono di ottenere un vantaggio significativo (e proporzionato allo sforzo necessario per acquisirli) nel mercato del lavoro, allora diminuiscono gli incentivi a studiare, investire in capitale umano insomma, e questo rischia di abbassare ulteriormente la produttività.

4) Perché “ulteriormente”? Perché se aumentano gli stipendi a parità di tutto il resto, la produttività del lavoro è ovviamente destinata ad abbassarsi!

5) Dice: ma i percettori del RdC perderanno diritto al sussidio se non accetteranno una delle 3 proposte di lavoro che pioveranno loro addosso. Questo è forse l’aspetto più ridicolo della narrazione sovranista. Nelle loro fantasie l’economia è così florida che ci sono milioni di posti di lavoro dietro l’angolo, bastava accorgersene. E delegare ai fantomatici “navigator” – dei precari senza alcuna qualifica particolare, che non hanno avuto la possibilità e/o la capacità di trovare un lavoro stabile per sé – il compito di far incontrare la domanda di lavoro con l’offerta. Una roba che, in confronto, il milione di posti di lavoro di Berlusconi era acqua fresca. Purtroppo non è vero, e non solo perché siamo in recessione, ma (anche) a causa del ritardo strutturale del nostro paese in termini di innovazione, investimenti in capitale umano, investimenti in ricerca e sviluppo, competitività di sistema. Ma non è tutto: supponiamo che, come nelle migliori fantasie sovraniste, alcune imprese siano davvero costrette dal RdC ad alzare i salari. Poiché il lavoro che le riguarda è quello a bassa qualificazione e bassa produttività, quanto impiegheranno secondo voi tali imprese a delocalizzare distruggendo altri posti di lavoro? La verità è che il RdC dei grillini rischia di trasformarsi in un sussidio permanente per determinate categorie di lavoratori – tra cui certamente figurano i furbi – che i 5 Stelle vogliono trasformare in un serbatoio elettorale altrettanto permanente.

6) Detto questo, va ricordato sempre che il RdC comporta una enorme spesa in deficit finanziata col debito pubblico, che già dal prossimo novembre richiederà l’aumento dell’Iva o altre misure restrittive equivalenti, a danno di tutti e in particolare dei più deboli e dei più meritevoli (si veda per esempio il blocco delle assunzioni nell’università).

Criticare il RdC non vuol dire essere contrari al sostegno del reddito dei più deboli, ma avvisare che questa particolare misura è disegnata molto male e produrrà danni difficilmente calcolabili.

Da: https://www.stradeonline.it

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