Reddito di cittadinanza: aspettatelo invano

Con la sicumera tipica di chi, come lui, ha mietuto grandi successi nella vita, Luigi Di Maio ha annunciato che da Aprile il reddito di cittadinanza sarà realtà. Sarebbe, pur ridimensionato rispetto alle promesse elettorali, un grande successo per il Movimento 5 Stelle. Sarebbe, ma non sarà: in pratica, la erogazione di questo deprecabile beneficio sarà impossibile prima di molti mesi, che saranno caratterizzati dal caos più assoluto. Vediamo perché.

I beneficiari sembravano fino a ieri 1,4 milioni di famiglie, ora divenute 1,7 (un aggiustamento di oltre il 20% “last minute”, che vuoi che sia). Con questi numeri, il minimo di domande da aspettarsi è di 2 milioni almeno, da evadersi in 2 mesi, in modo altamente informatizzato.  Il processo è noto: Poste Italiane riceve in via telematica le richieste, INPS le verifica e quantifica, Poste fornisce la Card, i Centri per l’impiego fanno da tramite con i cittadini e, assieme ad altri soggetti, erogano i servizi di ricerca del lavoro, formazione etc. Nulla o quasi di tutto questo funzionerà, per diverse ragioni.

Primo punto: la gestione informatizzata del processo. Le persone in situazioni di vero disagio hanno una “literacy” informatica media bassissima. Come pensare che abbiano tutti un pc e un account email? L’avranno forse i 30enni, ma i 50/60enni, la fascia più debole? Chi ha interagito informaticamente con INPS o Comuni conosce il connesso calvario di password, notifiche, vincoli di privacy etc., penoso per chiunque ma letale per chi è ai margini della vita sociale ed economica. Addirittura si prevede l’obbligo quotidiano di frequentare la piattaforma digitale con le offerte di lavoro: assurdo, inutile e, by the way, chi controlla?

Voler fare in fretta genera questa alternativa: o destrutturare il processo, consentendo abusi di ogni genere (lo stesso account, quello del CAF o del “cuggino che ne capisce”, potrà chiedere più redditi, per più persone?), o formalizzarlo secondo le normali logiche burocratiche, facendo scappare i veri bisognosi e allungando enormemente i tempi per tutti gli altri. Tra l’altro, la card è una per famiglia: chi è il titolare, il padre, la madre, il figlio ventenne? Il “nucleo familiare” come soggetto di diritti è una curiosa novità.

Ad aiutare, ci saranno i Centri per l’Impiego: 500 uffici, 8000 dipendenti (con, si spera, la giornata lavorativa già occupata). Primo dettaglio: non posseggono né le competenze né gli strumenti necessari. Secondo punto: in termini di carichi di lavoro come faranno? 2 milioni di richieste significano 4000 per ufficio, 250 per dipendente. Ah già: saranno potenziati! Ma il potenziamento, che richiederà comunque mesi, comporta all’inizio ancora più lavoro. Selezione e formazione dei neoassunti, modifiche organizzative e logistiche, acquisto di nuove apparecchiature etc. sono processi complessi anche nel privato, figuriamoci in realtà pubbliche dove si assume per concorso e per comprare un pc occorre fare un bando. A Marzo, quando questi centri verranno presi d’assalto, i responsabili locali fuggiranno urlando: infatti per rendere queste scalcinate realtà in grado di erogare un servizio solo pallidamente simile a quello richiesto, un periodo di 12 mesi sarebbe già una stima ottimistica.

C’è poi da gestire l’interazione di Poste, INPS e centri per l’impiego. Chi è il “process owner”, l‘interlocutore del richiedente? Sarà l’INPS a gestire la approvazione e quantificazione del reddito, ma il cittadino avrà invece rapporti con gli altri due. Chiederà chiarimenti alle Poste e ai Centri, e questi risponderanno che loro non c’entrano nulla. Sei stato escluso, ti aspettavi di più, non hai avuto risposta, ti hanno detto ok ma non vedi la grana, chi ti risponde? Di Maio?  E a livello di sistemi informativi, poi, quanto ci vorrà a mettere in rete i tre attori pubblici (più i CAF, i Comuni etc.), in modo che possano realmente scambiarsi le informazioni? Chi crede di poter realizzare in poche settimane un sistema informativo complesso (pare ne stiano progettando due), con specifiche che non sono ancora definite, è semplicemente un cretino.

Finché poi si parla di INPS e di Centri per l’impiego, il Ministero può dettare legge. Ma Poste? Poste Italiane è una azienda quotata, che risponde a regole di Governance ben chiare. Come è stata scelta? A quali condizioni? Dov’è il contratto di servizio? Perché non è stata fatta una gara europea? Per il Ponte Morandi, si può contare sulla intimidazione e la coscienza civica dei competitor per evitare contestazioni a un appalto pilotato, ma per una operazione maldestra di clientelismo politico?

Passiamo al lavoro che dovrà fare l’INPS. Con che risorse, dato che è già oggi sotto organico, e ancor più lo sarà a breve con la fuga verso la pensione conseguente alla geniale “quota 100”? Ipotizzando, super ottimisticamente, che ogni richiesta sarà evasa in un’ora, 2 milioni di richieste significano 2 milioni di ore lavorate. Un dipendente pubblico lavora circa 100 ore mensili: questo vuol dire per INPS distaccare 10000 dipendenti per i due mesi previsti per l’arrivo delle domande, più il tempo necessario alla loro formazione su questo nuovo compito. Sono due quinti dei suoi dipendenti: nel frattempo, smettiamo di pagare le pensioni?

Ma la stima di un’ora per pratica può valere su procedure consolidate, chiare, provviste di tutta la necessaria documentazione. La discrezionalità, nella PA, è esclusa: l’impiegato INPS o dei Centri per l’Impiego che contribuisse ad erogare un importo non dovuto, o a non erogare un importo dovuto, rischierebbe serie sanzioni civili e penali. Nel dubbio, giustamente si blocca.

Vediamo allora la documentazione necessaria per prendere una decisione. Il povero impiegato INPS deve procurarsi, per ciascun membro del nucleo (5 milioni di persone): reddito, situazione ISEE, liquidità bancaria, situazione immobiliare, situazione auto e moto (data di acquisto, cilindrata, tipologia), barche, situazioni soggettive (durata della residenza, mancanza di dimissioni volontarie recenti), accettazione dei lavori socialmente utili (8 ore settimanali, è dura eh?). Se solo si passa da una a tre ore per pratica, L’INPS è paralizzata fino all’autunno. Inoltre, secondo le strabilianti previsioni di Di Maio, questa documentazione andrebbe ottenuta in 5 giorni (risate del pubblico). Forse ha dimenticato uno zero, se va bene.

Per concludere. Se tutto questo processo sarà gestito da procedure rigorose, che ancora non esistono e richiedono settimane solo per essere scritte, e supportato da sistemi e personale minimamente adeguati, ad Aprile l’unica cosa che i richiedenti otterranno sarà un bel pesce con su scritto “se ne riparla nel 2020”. Se invece verrà avviato in modo sconsiderato, esploderà ahiloro nelle mani dei suoi ideatori (travolgendo purtroppo in itinere migliaia di incolpevoli travet, e temo i vertici INPS per primi).

Se proprio questa riforma la si voleva fare, si poteva realizzarla forse in due anni, partendo dalla riqualifica dei centri per l’impiego, definendo chiaramente beneficiari e obiettivi (che oggi confondono reinserimento lavorativo e sostegno ai disagiati veri), e attivando poi nel tempo, in modo decentrato e controllato, la erogazione. Questo non è stato fatto per due motivi.

Il primo è che il progetto più complesso che Di Maio ha gestito in vita sua è stato finora il far sedere dei tifosi in uno stadio, per cui effettivamente non si può pretendere. Il secondo è che la cosa doveva essere fatta prima delle elezioni europee, così da consentirgli di scrivere “fatto” sul suo quadernetto di terza elementare. Purtroppo per lui, in Maggio, del reddito di cittadinanza nessun italiano avrà ancora visto un €, molti avranno scoperto che non lo vedranno mai, ed altri ancora che costa più fatica procurarselo che gioia goderselo.

La bella notizia è dunque che questa norma, oltre magari a restituire Di Maio al suo mestiere di steward, inciderà sui conti pubblici molto meno del previsto. Forse in UE, dove ci conoscono bene, l’avevano già intuito.

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2 comments for “Reddito di cittadinanza: aspettatelo invano

  1. Antonio
    23 Gennaio 2019 at 20:07

    Carissimo Marco,
    io invertirei gli agettivi attribuiti alle persone e per verificare se ho ragione basta attendere.
    In quanto a te mi sembri un pesce che abbocca alla lenza più scalcinata.
    Ciao.

  2. 15 Gennaio 2019 at 23:58

    Luigi Di Maio, sei un grande! ????

    Chi ha scritto quest’articolo è solo un poveraccio..

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