Alberto Mingardi e IBL Libri (Filippo Cavazzoni) vincono il Premio nazionale letterario Amerigo “Delle Quattro libertà”

Milano – 20 novembre. Premio nazionale letterario Amerigo “Delle Quattro libertà”, ecco i vincitori 2018. Alberto Mingardi curatore di “L’ignoranza e il malgoverno Lettere A Liberty”, di Vilfredo Pareto  – Edizione 2018 – Liberi Libri e Filippo Cavazzoni, direttore editoriale IBL Libri, per la pubblicazione di “Storia e cambiamento sociale. Il concetto di sviluppo nella tradizione occidentale” di Robert A. Nisbet – edizione 2017.
Ha dichiarato il Coordinatore del Chapter Amerigo Milano Edoardo Croci: “Promuoviamo con questa iniziativa la crescita dei rapporti culturali tra l’Italia e gli Stati Uniti. Il premio vuole dare un riconoscimento ad autori ed editori che promuovono i valori di libertà come elemento fondante delle società aperte”.

La III edizione “Il Premio Amerigo delle Quattro Libertà” è un riconoscimento inteso a valorizzare quelle opere letterarie che si ispirino alle libertà fondamentali del convivere civile e della pace internazionale quali: la libertà di parola, la libertà di religione, la libertà dal bisogno e la libertà dalla paura. Il premio è già stato assegnato in altre edizioni in Italia a Firenze e a Napoli. La premiazione è questa mattina alle ore 10.30, Chiostro Nina Vinchi – via Rovello 2, Milano. La giuria del Premio è composta da Edoardo Croci, Massimo Cugusi, Federica Olivares, Michele Ricceri.

Sono intervenuti: l’Assessore alla Cultura del Comune di Milano Filippo Del Corno e John R. Crosby, Console per gli Affari Politici ed Economici del Consolato Generale U.S.A. di Milano, il Coordinatore del Chapter Amerigo MilanoEdoardo Croci, il Coordinatore del Chapter Amerigo Firenze Michele Ricceri, il Segretario Generale di Enam Massimo Cugusi, Federica Olivares, vicepresidente del Piccolo Teatro di Milano.

Un incontro promosso da: Amerigo (International Cultural Exchange Program Alumni), Consolato Generale U.S.A. di Milano, ENAM (European Network of American Alumni Association). Si ringraziano PICCOLO TEATRO DI MILANO – TEATRO D’EUROPA, LOCMAN ITALY.

L’Associazione Amerigo ha sede a Roma preso l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America e riunisce gli alumni italiani dei Programmi di scambi culturali internazionali promossi, nelle loro varie articolazioni, dal Dipartimento di Stato USA (Bureau of Educational and Cultural Affairs). Nata nel maggio 2007, si propone di favorire fra i soci scambi di conoscenze ed esperienze personali e professionali, maturate nel periodo di permanenza degli USA, per la realizzazione di progetti comuni. Promuove incontri, seminari, conferenze, produce e diffonde studi, documentazione, ricerche e materiale didattico-formativo, al fine di contribuire a promuovere i Programmi di scambi culturali del Governo americano, di migliorare in Italia la conoscenza della società e delle istituzioni statunitensi e viceversa e di creare una rete tra cittadini ed istituzioni italiane e statunitensi.


ALBERTO MINGARDI,  curatore di
L’ignoranza e il malgoverno LETTERE A “LIBERTY”
di Vilfredo Pareto  – Edizione 2018 – Liberi Libri

 

MOTIVAZIONI
L’ignoranza e il malgoverno LETTERE A “LIBERTY” è un inno alle libertà individuali, al riscatto delle condizioni del popolo, quale classe  debole, fragile ed influenzabile, al rigore morale ed intellettuale, condizione indispensabile per il governo della cosa pubblica.

Le sei lettere che Vilfredo Pareto invia in America e fa pubblicare sulla rivista degli anarchici americani di Boston, accuratamente e approfonditamente analizzate da Alberto Mingardi , sono però anche un interessante excursus storico, purtroppo tutt’altro che edificante, sui metodi di governo e sugli obbiettivi dell’Italia post unitaria.

Potrebbe non essere semplice conciliare questa strana relazione fra un rigoroso liberista e “Liberty”, la rivista degli anarchici bostoniani, fondata e diretta da Benjamin Tucker, l’anarchico “sempre impeccabilmente vestito”, proveniente da una famiglia della buona borghesia di Dartmouth nel Massachusetts, che detestava la violenza e gli atti terroristici tipici di quel movimento ideologico?

Occorre la profondità intellettuale ed il notevole bagaglio culturale di Alberto Mingardi per far comprendere anche ad un lettore meno preparato che i due pensieri, quello anarchico e quello liberale, possono trovare punti di incontro nell’intento comune di tutelare il più debole, il più succube dell’arroganza di chi detiene le leve di governo; gli uni – gli anarchici – immersi nell’utopia che la Libertà si persegua con l’abbattimento totale dello Stato; gli altri – i pensatori liberali – nella convinzione che il bene comune si raggiunga  limitando al massimo l’intervento dello Stato, a favore delle libertà e dell’iniziativa individuale.

Siamo nell’ Italia negli anni dell’interventismo coloniale, delle spese militari sproporzionate rispetto alla capacità di spesa collettiva, del trasformismo, del protezionismo e di un patriottismo talvolta sterile e retorico che copre e giustifica ogni ingiustizia a danno del popolo.

Pareto vi intravvede, con lungimiranza, una china verso l’assolutismo ed il nazionalismo più esasperato, verso una organizzazione statuale sempre più invadente che condiziona ed impedisce l’azione degli individui e ne limita le libertà.

Pareto ha una dimensione internazionale: bilingue, nato in Francia, vissuto in Italia fra Genova, Torino e Firenze, in Svizzera a Losanna come docente di economia, a Céligny, negli gli ultimi anni della sua vita.

Il disappunto nei confronti di un trasformismo crescente riscontrato anche nel salotto culturale fiorentino dei suoi amici Peruzzi, punto di riferimento del liberalismo italiano di quei tempi, probabilmente è per Pareto la spinta a cercare nuovi contatti culturali in ambito internazionale, anche oltre oceano, come con la rivista Liberty, a lui più congeniali.

Alberto Mingardi non si limita però alla sola rigorosa analisi delle lettere di Pareto e del suo pensiero con eruditi e significativi riferimenti filosofici, ma sfodera tutta la sua capacità giornalistica nel riuscire a tenere vivo l’interesse del lettore e portarlo a domandarsi se le sconfortanti considerazioni di Pareto sulle azioni del governo di allora e la spietata testimonianza dell’ Italia dei suoi tempi non trovino anche un’eco inquietante nei nostri giorni.

 

IBL Libri
FILIPPO CAVAZZONI direttore editoriale
per la pubblicazione di
STORIA E CAMBIAMENTO SOCIALE
Il concetto di sviluppo nella tradizione occidentale
di Robert A. Nisbet – edizione 2017

 

MOTIVAZIONI
Storia e cambiamento sociale, una delle opere più ambiziose del sociologo americano Robert Nisbet (1913 – 1996) esce la prima volta, nel 1969. Un vero classico del pensiero sociologico americano che IBLibri, la casa editrice dell’Istituto Bruno Leoni, diretta da Filippo Cavazzoni, propone nella traduzione in italiano di Stefano Magni con la incisiva prefazione di Sergio Belardinelli.

Un atto di coraggio dal grande significato etico e morale che ha portato IBLibri alla pubblicazione di un importante testo di uno dei maggiori sociologi americani del XX secolo non rinvenibile fino ad ora in italiano; un investimento in cultura  che riteniamo  degno di lode.

Siamo di fronte ad un libro che vuole farci rileggere la storia del pensiero occidentale attraverso una “storia”, la storia dell’idea di progresso e di civiltà. Così facendo, l’autore descrive e, al tempo stesso, smonta un pezzo alla volta la nostra idea di cambiamento sociale: nella cultura occidentale, il concetto di cambiamento rimanda a quello di sviluppo e lo sviluppo sociale viene di solito pensato in termini di crescita. Cambiare significa svilupparsi e crescere.

Dietro a questa metafora per noi ormai radicata c’è l’idea che, come ogni essere vivente, anche gli Stati e le civiltà nascano, crescano e, infine, finiscano.

Per Nisbet, invece, l’evoluzione della società, il cambiamento, il progresso è il risultato di tante  piccole e grandi contingenze, di eventi, di scelte, di persone. La storia è tutt’altro che predefinita, ma è sempre legata all’imprevedibile e all’individuale.

Per poter mostrare i limiti di questa nostra comune visione di sviluppo e di cambiamento sociale, Nisbet ci conduce attraverso una meticolosa e appassionata ricostruzione della storia del pensiero occidentale a partire dai Greci con Aristotele e l’elaborazione del concetto di physis da cui deriviamo, infatti, l’idea che la storia di ogni civiltà sia paragonabile al ciclo di vita di una pianta o di un qualsiasi altro organismo vivente. Ne mostra il legame, non il contrasto, con la tradizione cristiana di S.Agostino fino ad arrivare al materialismo dialettico di Marx e allo scientismo del Novecento.

Nisbet ci invita a guardare la storia non come fa uno scienziato con la natura perché ogni volta che lo facciamo escludiamo il ruolo e la scelta del singolo, la decisione del momento, la casualità e l’imprevedibilità. Si tratta di una lettura che ci aiuta, come sottolinea Sergio Belardinelli nella sua prefazione, a recuperare una «lucida volontà di riabilitare in qualche modo l’imprevedibilità, la contingenza, l’unicità, l’indeterminabilità dei fenomeni sociali».

Nisbet ci conduce, grazie ad una sapiente e precisa ricostruzione storica che ha in Alexis de Tocqueville e in Edmund Burke i principali punti di riferimento, a vedere riaffermati  i valori del conservatorismo liberale classico. Colpisce, in questo senso, il peso che il libro attribuisce ai cosiddetti corpi intermedi, garanzia di libertà: “non un’istanza d’ordine per la società, bensì un’istanza di limitazione del potere”(Nisbet).

Un messaggio chiave che il libro ci dà è proprio questo: attenzione a vedere la storia come definita e paragonare la società a un qualsiasi essere vivente. Al contrario, la storia e la società non possono annullare l’individuo e il ruolo dei corpi intermedi della società che sono il luogo in cui la libertà di ciascuno può esprimersi e dispiegarsi fino in fondo.

 

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