Le ultime dalla Siria

Dopo che la contraerea del regime di Damasco, con un missile russo, ha abbattuto un aereo russo per errore, i russi hanno regalato ad Assad i nuovi sistemi anti-aerei S-300. “E se gli abbattiamo un altro aereo cosa ci regaleranno?”, si chiede Bashar al Assad in una vignetta israeliana. Nello Stato ebraico, la cosa preoccupa, ma per lo meno ci si scherza anche sopra.
Il più recente maggior sviluppo bellico in Siria è la tregua, già fragile in partenza, nella sacca di Idlib. Anche in quel caso, il cessate il fuoco con i ribelli di Idlib è stata preceduta da una serie di notizie surreali, secondo cui i russi accusavano gli americani di prepararsi ad accusare Assad sull’uso di armi chimiche. In pratica si capiva benissimo che i russi stessero (e tuttora stiano, nel caso riprendano le ostilità) mettendo le mani avanti. Nel caso il loro scomodo alleato siriano usi ancora armi di distruzione di massa e venga accusato di crimini di guerra dalle democrazie occidentali, Mosca è già pronta a comunicare all’opinione pubblica mondiale che l’accusa è falsa, è un’operazione di “false flag” e già preparata da tempo. Secondo le esternazioni del ministero della Difesa russo, i ribelli si sarebbero addirittura preparati in anticipo a lanciare un attacco chimico, con agenti forniti dal Regno Unito (chissà perché proprio il Regno Unito e non i soliti Usa… forse perché è il Regno Unito che sta accusando Mosca di aver impiegato agenti chimici sul suo territorio?). Di fatto, il Cremlino stava preparando una teoria del complotto, preventivamente, senza neppure attendere il crimine dell’alleato da giustificare.
Tutti questi atteggiamenti della politica estera del Cremlino rivelano un comportamento immaturo. La Russia, grande potenza militare con l’ambizione di contendere agli Usa l’egemonia sul Medio Oriente, non solo non sa o non vuole contenere un alleato scatenato e criminale, ma lo copre in tutti i modi, anche quando abbatte i suoi stessi aerei. Con armi che il Cremlino ha fornito.
In Italia, però, la guerra in Siria appare più lontana e meno interessante che mai. Ma in compenso, specie da quando sono al governo Salvini e Di Maio, attorno alla Russia e alla sua politica estera è calata una cappa impenetrabile di rispetto. E guai a scherzarci sopra. La Siria è un argomento tabù per buona parte della nostra opinione pubblica “informata”. Non solo per l’elettore della Lega (partito associato anche ufficialmente a Russia Unita, la formazione politica di Putin e Medvedev), o del Movimento 5 Stelle, ma anche per quello di Forza Italia e Fratelli d’Italia e parte del PD, la Russia ha la soluzione giusta per la Siria: appoggiare la dittatura di Assad incondizionatamente.
L’ultima novità è che questo elettorato maggioritario, con tutti i suoi media di riferimento, ha sdoganato l’Iran, dopo aver trovato che Assad sia un presidente (guai a chiamarlo “dittatore”) con gli attributi e la soluzione giusta contro il terrorismo islamico. Quando l’Iran, dopo l’attentato subito, ad opera dei suoi separatisti arabi, ad Ahvaz, ha risposto lanciando missili balistici sulla Siria, non solo la notizia è passata in secondo/terzo piano nelle cronache di esteri, ma è stata pure commentata come una misura nella lotta anti-terrorismo. E’ a dir poco surreale parlare di lotta anti-terrorismo riferendosi all’Iran, il principale sponsor mondiale del terrorismo islamico, non da ora ma dal 1979, non solo terrorismo sciita ma anche quello sunnita (Hamas, giusto per fare un esempio). Eppure Salvini, che è un simpatizzante dichiarato di Israele, non ha nulla da ridire in merito. I suoi elettori, in gran parte filo-israeliani, non mostrano alcuna perplessità sul fatto di sostenere un intervento iraniano in Siria. E nessuno pare temere che quel lancio di missili balistici a raggio intermedio sia una prova generale per colpire un bersaglio a poche centinaia di chilometri più ad Ovest, chiamato Israele.

Da: www.libertates.com

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