Tagli alle pensioni, d’oro non c’è niente

In questi giorni di ferragosto appaiono (al solito) le prime anticipazioni sulla manovra di settembre e, con altrettanta puntualità, le indiscrezioni sulle modifiche alle pensioni.
Quest’anno i 5Stelle puntano a quello che è uno dei loro cavalli di battaglia: i tagli delle “pensioni d’oro” (definizione giacobina e aizzapopoli, che i media, se avessero spirito critico, dovrebbero rifiutare, come facciamo noi).
Ma loro agiscono alla loro maniera: più una mossa elettorale per dimostrare ai loro elettori di aver adempiuto alle promesse che una operazione seria e meditata.
Infatti quanto previsto (il taglio delle pensioni oltre i 4000 euro con riferimento al momento dell’andata in pensione) è inattuabile, incostituzionale e ingiusto.
Perché:

  • essendo un taglio “tout court” viola il principio del diritto acquisito. Diritto, soprattutto nel caso delle pensioni “d’oro”discutibile quant’altri mai ma comunque esistente e vigente nel nostro diritto. Sarebbe stato molto più opportuna una misura quale quella attuata negli anni ’70: dare una parte delle pensioni retributive in titoli di Stato:
  • la quantità del taglio si calcola in base alla differenza tra l’età legale della pensione e quella effettiva (pensioni anticipate).
  • Invece il calcolo viene effettuato non sull’età legale di allora, ma su quella di adesso. Ciò non solo è palesemente incostituzionale perché viola il principio della retroattività della legge, ma anche palesemente ingiusto perché colpisce pensionati che sono andati in pensione attenendosi alle legge di allora
  • con questo sistema di calcolo verrebbero privilegiati coloro per cui l’età legale della pensione era molto alta (magistrati, professori universitari) a scapito degli altri: altro che legge Fornero!

Insomma un gran pasticcio che rivela quello che è il problema di fondo del nostro sistema pensionistico: l’INPS non ha un euro di capitale di riserva e può pagare le pensioni solo con i contributi di chi ora lavora. Un sistema che regge sin tanto che i lavoratori sono più numerosi dei pensionati, altrimenti la coperta è troppo corta.

Un sistema ci sarebbe: quello che da sempre propone Libertates: ognuno si faccia la pensione in modo che possa andare in pensione quando e come vuole, incassando come rendita quanto pagato.
Allo Stato rimarrebbero tre compiti: controllare e garantire i conti degli istituti assicurativi (privati o statali non farebbe differenza), stabilire versamenti congrui perché ognuno possa avere una pensione decente (per evitare che uno prima spenda e poi si faccia mantenere), garantire una pensione decente a chi, per qualsivoglia motivo, non abbia potuto accantonare il necessario (per il principio di sussidiarietà).
Un sogno, forse, ma noi ci crediamo!

Da: www.libertates.com

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