Manca la mentalità’ liberale nel gestire la cosa pubblica

La polemica delle ultime settimane sul Presidente INPS Boeri è un esempio di come in Italia siano ignorate le esigenze liberali. Almeno tra gli alti burocrati, tra chi ha ruoli di governo e nei media.

Molti alti burocrati hanno una cultura  disattenta ai fatti ed esaminano i dati numerici rappresentativi dei fatti senza tener mai conto dei meccanismi che li hanno prodotti, della possibile evoluzione nonché della eventuale necessità di correggerli. In pratica, i numeri divengono solo una base deterministica per prefigurare il dopo preferito.  I temi trattati  ora da Boeri dati alla mano (lo dice lui) sono la tesi che accogliere i migranti è indispensabile per mantenere in pari i conti INPS e l’impatto negativo del Decreto Dignità. In entrambi, maneggia i dati separandoli dai fatti, atteggiamento assurdo quando si tratta di organizzare la convivenza.

Quanto ai migranti, sostiene che il loro  lavoro servirà sempre più per assicurare  la liquidità di cui lo Stato ha bisogno nell’erogare gli importi mensili ai pensionati attuali. Peraltro, la  liquidità è lo strumento decisivo per pagare le pensioni già in essere, solo nel sistema a ripartizione. Un sistema operativo da quando la forte tendenza alla crescita economica e occupazionale faceva sì che i contributi dei lavoratori attivi fossero di certo non inferiori alle pensioni erogate nello stesso anno. Ancora nel 1970, i contributi erano quasi pari all’intero ammontare delle pensioni erogate. Ma già dieci anni dopo erano calati al 70% e si prosegue (nonostante le riforme pensionistiche del ’95, del 2007 e l’innalzarsi dell’età della pensione). Nella ripartizione ha senso dire  “c’è bisogno di immigrati regolari che paghino i contributi”. Così, però, si pensa in esclusivi termini di cassa  e. non rispettando i reali dati di fatto, si corrodono le strutture istituzionali in termini economici. Oggi è impossibile pagare le pensioni attraverso un mero sistema di gestione delle casse previdenziali.  Il pagamento va strettamente connesso ai criteri di calcolo della pensione di ciascun lavoratore. Allora, ogni pensionato viene pagato con i frutti derivanti dai versamenti da lui fatti a suo tempo, attraverso una gestione oculata durante gli anni del montante di quei versamenti.

In questa situazione, insistere nell’elencare i pregi numerici dell’intervento strutturale di cittadini non comunitari al fine di mantenere la liquidità, incancrenisce il problema senza risolverlo davvero, anzi limitando volutamente la percezione da parte del cittadino circa il debito effettivo del nostro paese. E’ decisivo affrettare l’abbandono del sistema a ripartizione, i suoi privilegi e le sue iniquità. Che, a parte le sacche di inefficienze gestionali, si riassumono nel concedere pensioni sbilanciate su principi teorici di giustizia sindacale parametrati sulla carriera del dipendente e troppo poco determinati dalla sua effettiva contribuzione nel tempo.

Quanto al Decreto dignità (da mettere alla prova funzionale) subito attaccato da gruppi della restaurazione, quali PD, FI, Confindustria, l’INPS ha inserito tabelle tecniche con previsioni sugli effetti in contrasto con l’intento del Decreto (diminuzione di 8.000 posti annuali). Al riguardo c’è stato perfino un comunicato congiunto di due ministri, Di Maio e Tria, in cui si parla esplicitamente di cifre di fonte Inps prive di basi scientifiche. Boeri ha replicato come se il Ministro fosse lui, iniziando col rendere pubblici i testi della lettera di accompagnamento e della Relazione Tecnica inviati con mail certificata il 6 luglio, cioè non all’ultimo tuffo. A tali testi, però, si attaglia perfettamente il detto  “peggio la toppa del buco”.

Infatti, la Relazione Tecnica contiene sì la discussa previsione dei posti lavoro in decrescita dopo il Decreto concepito per farli crescere. Ma a questa circostanza, di per sé clamorosa (in quanto smentisce il Decreto), la lettera non fa alcun cenno.  E il non aver richiamato nella lettera di accompagnamento il contenuto della Relazione nonostante fosse opposto al Decreto, equivale ad una trappola a Di Maio. Volontaria, stando agli avvenimenti successivi. Infatti Boeri nel difendersi ha usato termini talmente esagitati (come “fare negazionismo economico” ed essere “senza contatto con la crosta terrestre”) che perfino il prudente Presidente Conte  ha definiti “toni inaccettabili”.

Gli alti burocrati quali Boeri hanno un concetto distorto del rapporto col governo  . Non si sentono organi strumentali del Governo bensì organi autonomi di governo, e, se in disaccordo, cercano un contatto diretto con i cittadini tramite la stampa.   Per di più, esprimendo un’idea sul come formare e gestire i dati sul sistema del lavoro e delle pensioni, che è avvinghiata al confondere l’esistente con l’immodificabile e al formulare  previsioni deterministiche così da favorire le loro ipotesi in tema di intervento governativo ed anche legislativo, finalizzate a non mutare nulla, a prorogare i privilegi e al mantenere all’oscuro i cittadini. Insomma una cultura disattenta ai fatti, disinteressata al come misurarli per coglierne i meccanismi dinamici, incline all’opportunismo mediatico. Che scambia la libera iniziativa individuale nella concorrenza per  l’occasione di praticare  il proprio sterile egoismo.

Anche chi ha ruoli di governo non si è comportato secondo i canoni liberali. Sulla questione migranti, il Ministro degli Interni Salvini è impegnato a rimediare i guasti dei governi precedenti (eccetto Minniti) ma, nel perseguire un obiettivo essenzialmente corretto,  usa una bulimia mediatica intrisa di accenti assai ambigui circa la circolazione tra paesi differenti (anche se le reazioni scomposte delle opposizioni lo fanno apparire il fautore di un riequilibrio realistico). Sul Decreto Dignità , il Ministro Di Maio non si è curato di  indicare il suo conteggio sui posti a tempo indeterminato che il Decreto farà nascere, ma soprattutto ha mostrato di non leggere i documenti tecnici fornitigli da allegare al Decreto sottoposto alla firma di Mattarella. E principalmente la seconda è una leggerezza imbarazzante.

Infine, il comportamento dei media è stato quanto meno  non professionale. Hanno trasmesso ai lettori non delle informazioni dettagliate e ragionate sulle rispettive posizioni in tema di migranti e di Decreto Dignità, ma delle cronache di sceneggiate fatte di frasi ad effetto per dare l’idea che il governo era sull’orlo del baratro e che presto, dopo le accuse di Boeri, sarebbe intervenuto qualcuno per dargli il posto dei Ministri.  Così i cittadini  non hanno un’informazione chiara e corretta e quindi su migranti e Decreto Dignità hanno una percezione sommaria che non consente loro di andare al di là del tifo emotivo a favore del cambiamento o della restaurazione, a prescindere da riflessioni ponderate sugli argomenti discussi e le azioni compiute.

Da svariati anni non c’erano condizioni ambientali così univoche nell’indicare la necessità di applicare la mentalità liberale nella gestione della cosa pubblica.

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