Se la libertà coincide col buon senso

La retorica del cuore è una cosa; la realtà è un’altra. E così la concreta possibilità che Foodora lasci l’Italia all’indomani del decreto annunciato dal ministro Luigi Di Maio ci fa capire quanto spesso sia difficile fare i conti con le regole dell’economia e del buonsenso.

Non si tratta, qui, di ragionare su quanto viene dato ai ragazzi che, in bicicletta, consegnano pizze o altro. Si tratta invece di comprendere come chi vuole irreggimentare la società attraverso l’ennesima legge di cui non c’è bisogno fatichi a capire il mondo in cui viviamo e le necessità di tanti tra noi.

Voler trasformare in lavoratori dipendenti, infatti, coloro che adesso lavorano qualche ora a settimana per le agenzie di consegna significa non avere inteso che, per lo più, chi opera in tal modo lo fa proprio perché non si tratta di un primo impiego. Foodora e le altre società analoghe si avvalgono essenzialmente di studenti o anche di lavoratori che già hanno un posto, ma sono felici di arrotondare in questa maniera.

In un certo senso è come se il mercato avesse già deciso: consegnare cibo in bicicletta non è in linea di massima un’attività da fare per tutta la vita. È un lavoretto che può venire utile in talune circostanze, ma niente di più.

Per chi opera come «rider» si tratta quindi di una collaborazione che in genere dura pochi mesi. Ma nell’insieme va detto che ormai il settore è una realtà che, solo in Italia, si avvicina al mezzo miliardo di euro di fatturato: è insomma un servizio originale, utile, che risponde alle esigenze di tante imprese (ristoranti) e tanti consumatori.

La politica farebbe bene, allora, a essere un po’ più umile. Dopo aver visto emergere questo fenomeno, dovrebbe chiedersi perché è nato, a quali domande risponde, in che modo attira clienti e lavoratori non subordinati. E invece, alle solite, si crede di poter regolare senza distruggere, modificare senza soffocare, e tutto senza aver inteso come questo settore funziona e perché.

Alla fine dovremmo sempre tenere a mente una cosa: che ogni scambio liberamente scelto ha luogo perché da entrambi le parti è considerato vantaggioso. Chi accetta un piccolo o grande impiego lo fa perché pensa di trarne un beneficio. Ovviamente, spesso vorrebbe guadagnare di più e faticare meno. È normale. Ma se accetta quell’offerta è perché comunque la trova conveniente.

Anche nel caso dei «rider», in fondo, vale questo ragionamento.

Da: www.ilgiornale.it

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