Addio a Piero Ostellino, penna libera contro i poteri forti

Storica firma del Corriere della sera, di cui è stato anche direttore, e del Giornale, amava la scuola illuminista scozzese, di cui apprezzava la fede nell’individuo e la consapevolezza dell’imperfezione umana. Nella sua vita, sia come scrittore che come giornalista, contrastò sempre lo statalismo. Ai tempi di Tangentopoli prese anche gli eccessi del giustizialismo, il protagonismo e le interferenze nella politica di certa magistratura.

Milano – Piero Ostellino ci ha lasciati il 10 marzo a 82 anni, è stato uno dei piu’ importanti giornalisti italiani con una carriera quasi interamente spesa al Corriere della sera, dove ha lavorato per 48 anni ed e’ stato anche direttore, e conclusa negli ultimi tre anni al ‘Giornale’.
Nato il 9 ottobre 1935 a Venezia, laureato in Scienze politiche presso l’Universita’ di Torino, si e’ specializzato in sistemi politici dei paesi comunisti. Ha fondato nel 1963 a Torino il Centro di ricerca e documentazione ‘Luigi Einaudi’ e, nel 1964, la rivista ‘Biblioteca della Liberta” che ha diretto fino al 1970. Ha diretto dal 1990 al 1995 l’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) di Milano ed e’ stato membro del comitato scientifico dell’universita’ della Carolina del Nord.
Ha scritto numerosi saggi di carattere storico e politico. Dal 1967 al gennaio 2015 ha lavorato al ‘Corriere della sera” e al quotidiano di via Solferino ha ricoperto diversi incarichi: corrispondente da Mosca dal 1973 al 1978 in piena epoca brezneviana (esperienza raccontata in un libro di notevole successo del 1977, ‘Vivere in Russia’, Rizzoli) e da Pechino nel 1979 e 1980, in una Cina avviata verso le riforme radicali promosse da Deng Xiaoping (ne e’ nato un altro libro nel 1981, ‘Vivere in Cina’, Rizzoli). Inviato speciale, poi direttore responsabile nel 1984, chiamato al posto di Alberto Cavallari che aveva risollevato il ‘Corriere’ dopo lo scandalo P2. Ostellino resto’ alla guida del giornale per 3 anni, per cedere nel 1987 il timone a Ugo Stille. Sotto la sua direzione, comparve sulla prima pagina del ‘Corriere’ il famoso articolo di Leonardo Sciascia sui “professionisti dell’antimafia”.
Ostellino e’ stato editorialista e titolare della rubrica settimanale ‘Il dubbio’ dove registrava regolarmente, a volte con sarcasmo, l’incoerenza di forze e di leader nati dopo Tangentopoli che evocavano i valori liberali, ma si dimostravano incapaci di praticarli. Nel febbraio 2015 era passato al Giornale. L’allora direttore del ‘Corsera’, Ferruccio De Bortoli, aveva dichiarato: “Ho fatto il possibile per trattenerlo e per favorire un’intesa economica con l’azienda. La considero una sconfitta personale”.
Amante della scuola illuminista scozzese, conoscitore di autori come John Locke, David Hume, Adam Smith, di cui apprezzava la fede nell’individuo e la consapevolezza dell’imperfezione umana. Nella sua vita, sia come scrittore che come giornalista, contrasto’ sempre lo statalismo e per questo diffidava dell’Illuminismo francese che aveva prodotto l’intransigenza giacobina e il Terrore rivoluzionario.
Ai tempi di Tangentopoli prese quindi di mira con assiduita’ anche gli eccessi del giustizialismo e il protagonismo e le interferenze nella politica di certa magistratura che, in nome di un’esigenza di moralizzazione della vita pubblica, agiva al limite del diritto. Poi, da appassionato juventino, si era scagliato con forza contro Calciopoli. Da sempre dalla parte dei cittadini spesso schiacciati da tasse eccessive e un sistema giudiziario farraginoso, nel 2009 pubblico’ con Rizzoli un libro di denuncia dall’eloquente titolo ‘Lo Stato canaglia’.

Da: CorriereQuotidiano.it

Share

1 comment for “Addio a Piero Ostellino, penna libera contro i poteri forti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *