Tannu Tuva, così rinasce la Repubblica che non c’è

Inghiottita nel ’44 dall’Unione Sovietica, scomparsa dalle carte geografiche e dalla memoria, oggi ha status autonomo nella Federazione Russa. Qui il passato convive col presente, i templi lamaisti con quelli sciamanici.

Nel 1980 l’eclettico Premio Nobel per la Fisica Richard Feynman amava passare le serate con un gruppo di amici sfidandosi con quiz geografici. Esaurite le capitali, le provincie, i fiumi e le catene montuose nei luoghi più remoti del pianeta, una sera chiese: «Qualcuno sa dove si trovi la Repubblica di Tannu Tuva?». «Non esiste», fu la risposta corale. Feynman a quel punto raccontò della sua passione coltivata fin da bambino per degli strani francobolli triangolari emessi tra il 1921 e il 1944 da una piccola Repubblica indipendente incastonata fra la Mongolia, Cina e Siberia: Tannu Tuva. Il gioco divenne così una sfida e un’ossessione intellettuale.

Sì, Tannu Tuva era esistita davvero, ma era semplicemente scomparsa dalle carte geografiche e dalla memoria collettiva, inghiottita nel 1944 dall’Unione Sovietica. Feynman inizia a cercare contatti accademici nel paese, con un obiettivo chiaro: raggiungere Kyzyl, la capitale di Tuva, il centro dell’Asia. Kyzyl, secondo la poco nota proiezione stereografia di Gall, è effettivamente il centro geografico dell’Asia e a certificarlo nel 1960 fu eretto il monumento ancora oggi molto fotografato dalle famiglie tuvine a passeggio.

 

Un popolo nomade  

Siamo in piena Guerra fredda e le autorità sovietiche ricevono stupite la stravagante richiesta del Premio Nobel, meglio conosciuto oltre cortina per essere stato una delle anime del Progetto Manhattan e quindi uno dei padri della bomba nucleare americana. Il gioco sulla remota Repubblica di Tuva diventa una sfida che si conclude dopo 18 anni dalla prima lettera, con il rilascio di un visto per l’Urss per il fisico e sua moglie, incluso un permesso per visitare la remota Repubblica di Tuva. La lettera giungerà a casa di Feynman però solo 4 giorni dopo la sua morte, avvenuta il 15 febbraio 1988. Gli amici del fisico non si rassegnano e fondano l’associazione Friends of Tuva (fotuva.org), iniziando a far conoscere al mondo la splendida mania intellettuale del genio da poco scomparso.

Oggi la Repubblica di Tuva è uno dei soggetti costituenti della Federazione Russa con lo status di Repubblica autonoma. A scuola, insieme al russo, si studia il tuvano, una lingua del ceppo turco-alcaico con influenze mongoliche, e la sua capitale può essere raggiunta con un volo di 5 ore da Mosca ad Abakan, seguite da 6 ore di auto arrampicandosi fra i monti Sayan.

Con la caduta dell’Unione Sovietica nel 1991, Tuva ha riscoperto la sua forte identità di un popolo nomade che per millenni ha vissuto nelle yurte di feltro, adorato gli spiriti della natura con i suoi sciamani e abbracciato il buddismo lamaista solo nel 1600. Dopo le purghe staliniane che deportarono migliaia di sciamani e distrussero molti templi buddisti, oggi il paese è attraversato da una forte rinascita spirituale. Il tempio di Ustu-Khuree, a 150 chilometri dalla capitale, venne totalmente distrutto negli anni 30 e centinaia di lama uccisi e deportati. Oggi fra le rovine del vecchio tempio campeggia una gigantografia del Dalai Lama e ogni anno si tiene un festival musicale per raccogliere fondi destinati a costruire il nuovo tempio, quasi finito a poche centinaia di metri di distanza.

A Kyzyl c’è la sede del governo nazionale, il Parlamento, il Museo nazionale e il Centro per la Cultura tuvana che rappresenta il cuore della rinascita culturale del paese. Qui incontriamo Aldar Tamdyn, ministro della Cultura, che ci racconta il «miracolo» tuvano: «Oggi Tuva è una Repubblica fiera della propria identità storica e culturale, ma anche pienamente integrata nella Federazione Russa. In questi anni abbiamo ricostruito le istituzioni culturali, la scuola di Xhoomei, il canto gutturale che nasce qui a Tuva. E ogni anno, il 15 agosto, abbiamo ripreso la tradizione del Naadym, la nostra olimpiade tradizionale con gare di xuresh[una specie di wrestling locale, ndr], tiro con l’arco e 20 chilometri di corsa a cavallo».

Tuva non può lasciare indifferenti, anche per i tanti sincretismi che si incontrano: ogni passo, montagna, cascata o convergenza tra due fiumi è segnata da un tempio lamaista e da uno sciamanico. Anche il passato convive senza paure con il presente. Negli ultimi anni molti tuvini hanno ripreso l’attività di pastorizia abbandonata negli anni della collettivizzazione, altri hanno ricominciato a costruire le yurte, come icone di una nuova architettura capace di legare vecchi segni e nuovi stili di vita. Fa comunque piacere bere un tè salato in un bar dentro a una yurta con aria condizionata e wi-fi gratuito, con monitor sintonizzato su una tv locale con il gruppo rock del momento.

 

Petroglifi e reti elettriche  

Nella remota regione di Bai-Taiga, verso i monti Altai, l’aria rarefatta dell’altipiano con le sue nuvole basse fa spazio a scoperte sorprendenti: migliaia di petroglifi vecchi di 6-8.000 anni in vallate disseminate da più recenti khurgan, monumenti funerari costruiti nel 1.000 a.C. Tuva continua a stupire passo dopo passo: a 65 chilometri dalla capitale ci si può bagnare nel lago Dus-Khol, con una concentrazione salina non lontana da quella del mar Morto, e i paesaggi naturali mozzafiato della steppa vengono alternati con reperti di archeologia industriale dell’epoca sovietica. Ciò che non manca sono le reti elettriche: il quinto piano quinquennale sovietico (quello della «Elettrificazione + Soviet=Comunismo») ha disseminato anche le vallate più remote di immancabili e giganteschi tralicci elettrici.

Se poi capita di passare per il villaggio di Chadan, non sarà difficile notare grandi gigantografie di Sergej Shoygu, di padre tuvino e madre russa, oggi ministro della Difesa della Federazione Russa, da molti indicato con il possibile successore di Vladimir Putin. Su sua iniziativa a Kyzyl è in costruzione una nuova Accademia Militare per formare anche qui i futuri cadetti dell’esercito russo, e l’architettura dei suoi molti edifici, con un mix di design europeo e tetti a pagoda (ancora un sincretismo), richiama esattamente l’ambizione euro-asiatica della nuova Russia.

Aveva ragione Richard Feynman, a Tuva vale la pena andarci.

da: www.lastampa.it

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