Governi e sharing economy: la scelta di non fare nulla

In Italia spesso si fanno troppe leggi, ma qualche volte troppo poche!

Il caso delle leggi per regolamentare la “sharing economy” è emblematico: l’Italia non riesce ad avere una regolamentazione semplice, chiara e che si limiti a porre pochi ma essenziali paletti. Leggi che, come da sempre chiede Libertates, siano assieme una garanzia della libertà di mercato e dei diritti dei più deboli e dei cittadini.
Nel caso della “sharing economy” (che in italiano si potrebbe tradurre con “economia condivisa” e consiste in pratica in una piattaforma digitale attraverso la quale singoli cittadini si scambiano beni o servizi o altro, e i cui esempi più noti sono Uber e AirBnB) non esistono leggi o regolamenti pregressi, stratificazioni varie, sovrapporsi di precedenti norme come spesso succede in Italia: non esiste semplicemente nulla perché questi sono fenomeni (come AirBnB, Uber o tante altre attività simili) nuovi, dunque da regolamentare ex novo.
Ebbene in questi anni cosa è stato partorito dai vari governi succedutisi al potere? Nulla. Il potere delle lobby (o forse è meglio dire, mafie) che si controllano e si spartiscono il mercato ha bloccato o reso vano qualsiasi tentativo.
La vicenda di Uber, o meglio dei servizi di trasporto cittadino a chiamata, è emblematica: dopo vari tentativi di regolamentazione siamo ancora in alto mare: o peggio. Siamo al tutti contro tutti; emblematica la posizione dei tassisti arroccati a difendere con ogni mezzo (lo sciopero che blocca le città a ogni accenno di proposta) i loro privilegi ormai arcaici.
Stessa situazione per le piccole iniziative che portano i cuochi a cucinare direttamente a casa: la lobby dei ristoratori ha preteso che le abitazioni private dovessero avere gli stessi requisiti di un locale pubblico per ospitare un cuoco…
In questo modo non si tutelano gli interessi dei cittadini (o dei consumatori, che sono la stessa cosa) , ma spesso neppure dei singoli interessati: i tassisti, che pure hanno motivi validi di protesta (licenze pagate care che non varrebbero più nulla, ad esempio) si troveranno spazzati via se non da Uber da qualche altra soluzione di trasporto .
La stessa UE chiede in questo campo di adottare poche norme generali.
Sarebbe un’occasione unica per fare delle leggi veramente moderne, liberali ed efficienti: semplici, chiare e comprensibili che garantiscano la libertà d’iniziativa da una parte e pongano paletti per tutelare i consumatori e gli utenti (ad esempio chiedendo controlli ed esami sugli autisti e sull’efficienza delle vetture) dall’altra.
Nel frattempo si potrebbero anche creare norme transitorie a tutela di coloro che (come i tassisti con le licenze) subirebbero forti danni da una liberalizzazione improvvisa.

 

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