Capanna, rimembri ancora quel giorno del 1969?

Premetto che quanto vado a raccontare costituisce solo un mio ricordo personale di un avvenimento che mi vide testimone, sabato 22 novembre 1969.
Quel pomeriggio nella basilica di San Carlo, a Milano, fu commemorato l’agente di P.S. Antonio Annarumma , che qualche giorno prima aveva perso la vita nella vicina Via Larga, assassinato con un colpo di tubolare Innocenti mentre era alla guida del suo gippone.
E’ doveroso ricordare – e Michele Brambilla con il suo “L’eskimo in redazione” ha saputo raccontare in maniera efficace il fango che veniva sparso quotidianamente sulla nostra Polizia tacciata di essere “fascista” e “serva dei padroni – che in quelle giornate  alcuni  blindati dei carabinieri erano stati schierati di fronte alle caserme milanesi di Bicocca e di piazza S.Ambrogio, ove erano dislocati i Reparti Celere della polizia di Stato , per scongiurare eventuali sortite dei colleghi di Annarumma , ormai vilipesi ed  esasperati da turni massacranti (rischiavano di farsi accoppare per una misera paga mensile 65.000/70.000 lire ! ) e decisi ad assaltare la Statale, allora “occupata” dal Movimento Studentesco e dai mitici “Katanga”, per dar loro una lezione.
Ma ritorniamo a quanto accadde in Piazza San Carlo, mentre veniva celebrata la funzione funebre dell’agente assassinato. In quegli anni, definiti “formidabili” dal barricadero Capanna, non c’era sabato pomeriggio durante il quale il centro di Milano non venisse percorso da cortei di pseudo rivoluzionari, che si concludevano immancabilmente con lo shopping di fine settimana, ovvero con un esproprio proletario consumato in uno dei tanti negozi o magazzini di proprietà degli odiati borghesi.
Poiché ci hanno insegnato che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria , quel sabato pomeriggio Corso Vittorio Emanuele e le adiacenti Piazza Duomo e Piazza San Babila erano gremite da una folla impressionante che, forse, preannunciava già la genesi di quel fenomeno spontaneo di protesta che prese poi il nome di “maggioranza silenziosa”.
Ma ritorniamo a piazza San Carlo gremita di semplici cittadini ma sulle cui teste svettavano numerosissimi labari di associazioni militari e bandiere tricolori che, allora , potevamo vedere solo sulle gru nei cantieri, allorquando si arrivava al tetto, e …. sulle anguriere che d’estate spuntavano come funghi nelle periferie della città.
Ricordo, come fosse oggi, che sotto i portici orientali  di piazza San Carlo, accanto all’omonima farmacia, non poteva passare inosservato un compatto gruppo di ex paracadutisti, in abiti civili, accumunati dai caratteristici baschi amaranto che indossavano.
All’improvviso, fra lo stupore di tutti i presenti, proveniente dalla Galleria San Carlo apparve Mario Capanna che intendeva, in maniera provocatoria, ribadire che la Milano, messa a ferro e fuoco quotidianamente, apparteneva a loro! Mal gliene incolse, perché venne subito circondato e malmenato dagli ex colleghi di Annarumma e da altri cittadini presenti, e certamente sarebbe stato linciato se in suo soccorso non fossero intervenuti tempestivamente alcuni baschi amaranto!
Nel frattempo, quelli che erano rimasti davanti all’ingresso della già citata farmacia , afferrarono e sollevarono la serranda a maglie che chiudeva l’accesso ai locali e, dopo aver spalancato la porta a vetri , buttarono, come un sacco di patate, all’interno dell’esercizio l’improvvido provocatore.
Infine fecero muro all’ingresso della farmacia per scongiurare così  l’eventuale assalto dei più facinorosi .
Dopo una decina di minuti arrivò il commissario Calabresi con alcuni agenti della “politica”  e , fatto uscire dalla farmacia Capanna , lo prese sottobraccio e lo scortò all’autovettura di servizio per portarlo in Questura in Via Fatebenefratelli.
E allora caro Capanna,  rimembri ancora quei baschi amaranto che, in quegli anni tanto formidabili , ti sottrassero ad un quasi certo linciaggio?
Concludo ricordando solo che, terminata la funzione e caricato il feretro sul carro funebre che lo avrebbe riportato al paese di origine, la folla non accennava ad andarsene, anche perché, e forse è solo un’opinione personale, non sembrava vero che la città fosse ritornata ai cittadini.
Però la calma durò molto poco in quanto qualcuno fra i presenti cominciò ad urlare: alla Statale! alla Statale! ed una marea di manifestanti s’incamminò verso la vicina Via Festa del Perdono, sede dell’università occupata. Ma questa è un’altra storia.

Da: www.libertates.com

 

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