Il problema dell’integrazione

Si discetta da molto tempo, anche nel nostro Paese, del difficilissimo problema dell’integrazione degli immigrati.

“Integrazione” è il reciproco completarsi di due o più elementi.

Sotto il profilo razziale significa l’inserimento in una comunità di una minoranza “razzialmente” diversa.

Affinchè un tale inserimento abbia successo occorre, a nostro sommesso parere, che gli elementi culturali, religiosi e razziali della comunità che vuole inserirsi non si discostino troppo da quelli della comunità di inserimento.

Qualora le differenze siano notevolissime l’integrazione risulta quasi impossibile. La comunità che dovrebbe accogliere respinge, infatti, in tale eventualità i nuovi venuti.

Ci pare quindi molto ardua in generale l’integrazione (“diremmo purtroppo”) dei musulmani nel mondo occidentale.

I credenti in Allah ritengono, infatti, che sia loro “dovere” convertire i non musulmani, con la parola o con la spada, ed organizzare le loro comunità secondo i precetti della “Sharia”, che erano validi per quel mondo, all’origine, di tipo tribale.

Si può, a questo punto, obiettare che i Musulmani in Occidente sono ormai milioni e stanziati da decenni.

Negli ultimi anni però, il loro fanatismo ha dato luogo ad innumeri attentati.

Per far fronte a questo pericoloso fenomeno, occorre, a nostro parere, che i governi dell’Occidente agiscano in questo modo:

  • far comprendere, in maniera “drastica”, ai capi di quelle comunità che non saranno tollerate “in nessun modo” violazioni alle nostre regole di convivenza;
  • Impedire nuovi ingressi;
  • Investire “saggiamente” nei Paesi donde provengono i flussi di immigrazione ovvero non sperperare in aiuti e creare meccanismi rigorosi di controllo in loco degli stessi.
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