Mese: novembre 2017

E’ mancato a Roma il Cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo.

Era figlio del col. Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo,  fucilato alle Fosse Ardeatine nel marzo 1944, che era stato capo del fronte clandestino romano dopo l’8 settembre 1943.Molti giornali non hanno ricordato il ruolo primario di Montezemolo a capo della Resistenza romana,ruolo che venne oscurato dai comunisti con l’attentato di Via Rasella che porterà il colonnello alle Fosse Ardeatine.
Una figura di spicco della Guerra di Liberazione,un autentico patriota  di cui il Cardinale serbava un grande e forte ricordo e di cui era giustamente orgoglioso.
Fu un grande diplomatico vaticano, molto amico del Papa  Benedetto XVI, di cui creo’ lo stemma araldico .Montezemolo era uno studioso appassionato di araldica su cui scrisse anche un libro considerato come il più autorevole in materia.

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Compratore cercasi per Alitalia

Il bando per la cessione della compagnia di bandiera è scaduto da tempo. Per ragioni diverse, nessuna delle tre offerte presentate sembra destinata al successo. Con il rischio che l’azionista di riferimento di Alitalia resti il contribuente italiano.

Prestito ponte rinnovato

Si avvicina il Natale e gli italiani, che hanno storicamente sostenuto le perdite di Alitalia ai tempi del controllo pubblico e aiutato con misure di welfare l’arrivo dei “capitani coraggiosi” nel 2008, si domandano se avranno la fortuna di trovare sotto l’albero un acquirente della disastrata compagnia di bandiera.

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Prima e dopo

Prendiamo Don Schollander.
Olimpiadi di Tokyo.
Vince quattro medaglie d’oro.
Nuota.
Stile libero, per chi non lo sapesse.
Cento, quattrocento, la staffetta quattro per cento e quella quattro per duecento.
Detiene, il desso, il record mondiale dei duecento ma non li vince.
Neppure va a medaglia.
Perché?
Semplicemente perché i duecento stile libero (come, per inciso, mille altre gare in momenti successivi) entreranno a far parte del repertorio olimpico solo quattro anni dopo, a Città del Messico.
Prendiamo Bob Morse.
Tiratore implacabile e infallibile, nelle relative statistiche figura bene ma non ai primissimi livelli.
Quale la ragione?

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Il problema dell’integrazione

Si discetta da molto tempo, anche nel nostro Paese, del difficilissimo problema dell’integrazione degli immigrati.
“Integrazione” è il reciproco completarsi di due o più elementi.
Sotto il profilo razziale significa l’inserimento in una comunità di una minoranza “razzialmente” diversa.
Affinchè un tale inserimento abbia successo occorre, a nostro sommesso parere, che gli elementi culturali, religiosi e razziali della comunità che vuole inserirsi non si discostino troppo da quelli della comunità di inserimento.
Qualora le differenze siano notevolissime l’integrazione risulta quasi impossibile. La comunità che dovrebbe accogliere respinge, infatti, in tale eventualità i nuovi venuti.
Ci pare quindi molto ardua in generale l’integrazione (“diremmo purtroppo”) dei musulmani nel mondo occidentale.
I credenti in Allah ritengono, infatti, che sia loro “dovere” convertire i non musulmani, con la parola o con la spada, ed organizzare le loro comunità secondo i precetti della “Sharia”, che erano validi per quel mondo, all’origine, di tipo tribale.
Si può, a questo punto, obiettare che i Musulmani in Occidente sono ormai milioni e stanziati da decenni.
Negli ultimi anni però, il loro fanatismo ha dato luogo ad innumeri attentati.
Per far fronte a questo pericoloso fenomeno, occorre, a nostro parere, che i governi dell’Occidente agiscano in questo modo:
• far comprendere, in maniera “drastica”, ai capi di quelle comunità che non saranno tollerate “in nessun modo” violazioni alle nostre regole di convivenza;
• Impedire nuovi ingressi;
• Investire “saggiamente” nei Paesi donde provengono i flussi di immigrazione ovvero non sperperare in aiuti e creare meccanismi rigorosi di controllo in loco degli stessi.

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Ridurre le tasse per rilanciare la crescita

Lunedi 4 Dicembre 2017 dalle ore 17 alle ore 19.30
sala Italia dell’UnAR – via Ulisse Aldrovandi 16/b – Roma
Per trasformare i segnali di ripresa in una crescita stabile l’Italia deve adottare le riforme liberali troppe volte rinviate.  Prima fra tutte una riforma fiscale che riduca una pressione insostenibile sul reddito delle persone e delle imprese.
L’incontro vuole favorire un dibattito economico e politico tra forze liberali, a partire dalla proposta della flat tax, per rilanciare un’agenda comune anche in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.

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Fisco e federalismo – intervento al convegno Ridurre le tasse per rilanciare la crescita.

La riduzione delle tasse è la madre di tutte le battaglie di libertà. E’ liberale, in quanto riduce la dipendenza dell’individuo dallo Stato, e rende disponibili preziose risorse per gli investimenti; è riformista, perché richiede un approccio realistico e graduale, non ideologico, alla soluzione dei problemi; è federalista nel diffidare di una gestione centralizzata dei beni comuni e nel preferire un controllo ravvicinato degli amministratori da parte dei cittadini; ma è anche carica di ideali libertari, al limite dell’utopia, nell’immaginare nuovi scenari e futuri assetti virtuosi della politica.

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Rosatellum-bis, come se ne esce?

L’attuale Parlamento, eletto, anzi nominato dai capi dei partiti nel 2013, dopo avere approvato nel 2015, con tre inammissibili voti di fiducia, la legge elettorale denominata, con qualche contorsione di genere, “italicum”, e poi dichiarata parzialmente incostituzionale all’inizio di quest’anno, ci ha ora regalato, tanto per non smentire le sue origini e il suo incerto latino, una nuova legge elettorale, il c.d. “rosatellum-bis”, a forte odore d’incostituzionalità, sia nell’iter legislativo, perché approvata con ben otto voti su altrettante questioni di fiducia poste dal Governo, sia nel merito, perché viola gravemente tutte le norme costituzionali che presidiano il voto degli elettori, che deve essere «personale ed eguale, libero e segreto» (art. 48, comma 2, Cost.) oltre che «universale e diretto» (art. 56, comma 1, e 5, comma 1, Cost.).

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La Sicilia che non ti aspetti

Le elezioni regionali del 5 novembre 2017 hanno rappresentato un momento di svolta per la Regione siciliana: infatti, con una significativa novità rispetto a quanto avvenuto nei precedenti settant’anni (a partire dal 1947), il numero dei deputati dell’Assemblea regionale si è ridotto, passando da 90 a 70. Poiché la composizione dell’Assemblea regionale è stabilita direttamente dallo Statuto speciale della Regione, per realizzare questo cambiamento si è reso necessario approvare una legge costituzionale, la legge 7 febbraio 2013, n. 2. Com’è noto, per approvare una legge costituzionale, la Costituzione richiede una doppia lettura da parte di ciascuna delle due Camere del Parlamento e, in seconda lettura, l’approvazione di un testo conforme a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera. É importante evidenziare che la procedura per l’approvazione della predetta legge costituzionale è stata avviata con un’iniziativa dell’Assemblea regionale siciliana, una cosiddetta “legge-voto”. La Regione, quindi, è stata protagonista della volontà della propria auto-riforma istituzionale. Si è così dimostrato che non è vero che le Istituzioni non si possano riformare; occorre soltanto la volontà politica.

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