Riflessioni a margine dell’incontro de “I Liberali” sulla fiscalità”

Premessa.
Sono personalmente convinto che ogni intervento di efficientamento dell’attuale sistema fiscale o di più radicale riforma abbia come condizione preliminare il recupero significativo della troppa evasione.
Per evitare che il recupero si accompagni alla espansione di una cattiva spesa, si dovrebbe sancire (ed attuare) la regola che ogni euro recuperato sia portato, automaticamente e anno per anno, in detrazione delle aliquote di prelievo, concentrando i benefici sulle (poche) tasse progressive del sistema italiano.

Le considerazioni sono due.
Nella seria riflessione dell’ Istituto Bruno Leoni, si documenta che la introduzione di una “flat tax” al 25%, per essere sostenibile e dare effetti positivi, debba essere accompagnata da una rivoluzione copernicana nella quasi totalità degli istituti (prima fra tutti la previdenza) che regolano in materia i rapporti tra cittadino e Stato.
Un lavoro la cui reale praticabilità è incerta e per i cui risultati si dovrebbero comunque attendere anni.
Nella ortodossia liberale, non credo sia eretico pensare che, forse, più sicuri esiti si potrebbero ottenere lavorando sul fronte della spesa (che, per la verità è più “cattiva” che “molta”) e nell’ incisivo riordino degli attuali istituti.

Mi conforta in questo giudizio (ed è la seconda considerazione) la onesta nota 3) alla Premessa del libro di Nicola Rossi che  presenta il lavoro.
La nota ricorda quali paesi abbiano adottato in Europa e nel mondo, a base del loro sistema fiscale, la “flat tax”.
Nella lista trovo molte nazioni piccole o di particolare economia; trovo paesi dell’ex Unione Sovietica e dei paesi allora satelliti: non trovo invece, salvo gli Stati Uniti, la cui particolarità credo non sfugga, i paesi storici della democrazia liberale.
E qualche dubbio in me si rafforza.

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