Una provocazione sul finanziamento dello Stato

I Cittadini, lo Stato e la flat tax –  – L’associazione «i liberali» sta promuovendo il progetto dell’IBL (Istituto Bruno Leoni) bene argomentato nel libro Venticinque% per tutti – Un sistema fiscale più semplice, più efficiente, più equo (Policy) a cura di Nicola Rossi.
L’approccio è di tipo zero-based[1] motivato dall’evidenza che i principi fiscali della Costituzione[2] sono stati traditi proprio da coloro che più di altri avrebbero dovuto realizzarli. La proposta IBL non include una rivisitazione dei processi decisionali, prerequisito essenziale alla fattibilità del progetto, fra i quali ad esempio e provocatoriamente una sorta di assemblea periodica della Repubblica (annuale?)[3]. Pare che il diritto dei Cittadini, superiore a quello dello Stato, sia stato dichiarato per prima volta nella Magna Charta e che venga applicato in modi, spesso diluiti, in alcune democrazie quali la Svizzera (frequenti assemblee dei Cittadini della Confederazione), gli USA dove il Presidente decide, ma il Congresso ha il «cordone della borsa» e anche, molto più morbidamente, in Italia con gli articoli Costituzionali che limitano le decisioni dello Stato sulla spesa pubblica, sul prelievo fiscale e sul suo proprio debito.
La nostra Costituzione non definisce le «parti» come ad esempio i Cittadini, la Repubblica, l’Italia, lo Stato, che si impegnano a rispettare l’Accordo Fondamentale. Ciò nonostante lascia intendere con sufficiente chiarezza che lo Stato NON siamo noi Cittadini. Lo Stato è invece l’amministratore del condominio al quale troppo facilmente i Cittadini fanno credere di essere un Re con la sua corte[4].

Il motore chiamato democrazia: Nel decennio 1940-1950 si incrociano tre fenomeni:

1.   Le democrazie si moltiplicano da poche decine a oltre 180.

2.   Il PIL OCSE scatta con uno slancio mai visto prima

3.   La spesa pubblica (social) s’inpenna

Senza forzare correlazioni non sempre dimostrabili, i grafici indicano che vi è una certa sincronia fra l’arrivo massiccio delle democrazie e lo sviluppo economico e della qualità della vita.[5]
I grafici purtroppo mostrano che nell’ultimo decennio la democrazia ha perso impulso. Forse ha troppo oziato cullandosi nel successo, forse non ha sorvegliato pratiche i cui eccessi bruciano valore (es. le acrobazie finanziarie da Casinò), in ogni caso molte delle democrazie avanzate hanno rallentato nella ricerca della migliore qualità della vita. Dopo settant’anni di quasi immobilità, il modello democratico sembra avere un grande bisogno di ammodernamento.

L’OCSE cammina in convoglio, ma l’Italia non ha capito la democrazia I Paesi inventori e utilizzatori della democrazia hanno ottenuto notevoli vantaggi dei quali ha goduto tutto il mondo anche grazie all’imponente trasferimento di risorse ai Paesi più poveri.
L’Italia ha tratto minori benefici dalla democrazia: è cresciuta meno (grafico del PIL) e ha speso di più (grafico della spesa). Vi è una scuola di pensiero secondo la quale gli italiani non avrebbero capito il funzionamento della democrazia e perciò non siano stati in grado di trarne vantaggi duraturi. L’Italia potrebbe forse lanciarsi in una grande azione di recupero, sforzo assai complicato per le debolezze del sistema Paese, ma anche perché tutte le democrazie stanno dando segni di stanchezza. Tuttavia è proprio la grande difficoltà (la povertà di un terzo dei Cittadini italiani) che può diventare il propellente per la riscossa.

Ammesso che sia corretto tagliare la spesa, qualcuno è in grado di ridurla? 
Il grafico spesa pubblica ci informa che nessuno è in grado di tagliare la spesa, qualcuno ci prova, ma subito ritorna a spendere.
Le promesse elettorali, mirate essenzialmente ad attrarre consensi, sono un’ineliminabile causa dell’espansione continua della spesa pubblica. Dobbiamo prendere atto che:

  • la spesa crescente è intrinseca alla natura dei processi decisionali delle democrazie
  • le attività di gestione corrente della Pubblica Amministrazione assorbono quasi tutte le risorse disponibili (inefficienza) impedendo i programmi di rinnovamento che in ogni caso la PA ostacola più o meno consapevolmente.
  • le promesse elettorali sono realizzate solo in minima parte, un aumento dell’efficienza potrebbe liberare grandi risorse per gli investimenti e per il cambiamento
  • l’inefficienza delle democrazie più invecchiate indebolisce la credibilità di questo sistema amministrativo a tal punto che non viene più criticata l’inefficienza, ma l’intero sistema.

I notiziari ci informano che il modello democratico 2.0, uscito dalla seconda guerra mondiale, non è più difendibile, deve evolvere in una democrazia 3.0 in grado di risolvere almeno tre sfide:

  • Un grande salto di efficienza (minore spesa pubblica e maggiore qualità della vita specialmente per quelli ora abbandonati lungo la strada).
  • Una granularità[6] amministrativa capace di facilitare la qualità della vita dei vari gruppi socio-demografici[7]
  • Una flessibilità, in cooperazione con altri, in grado di estendere i provvedimenti a beneficio delle granularità sociali anche oltre i tradizionali confini amministrativi fra Stati.

Se la qualità della vita aumenta quasi ovunque. Perché allora siamo scontenti? 
La risposta è complessa, ma forse si può provare a riassumerla nei due fenomeni più rilevanti:

I feriti dal cambiamento – Molti Cittadini, all’interno di ciascun Paese, sono stati lasciati indietro proprio da coloro che più di altri avrebbero dovuto prendersene cura. La loro vita quotidiana è segnata dalla drammatica scarsità di tutto (povertà). Ancor più duramente scoprono di non essere più in grado nemmeno di sognare un futuro migliore per i propri figli. Molte democrazie soffrono dello stesso problema: i feriti dal cambiamento recedono cercando di ricostruire un mondo che non esiste più, alzando barriere e accusando i Paese vicini di protervia.

Stati inebetiti dal cambiamento – Gli Stati non sono più in grado né di comprendere e né di governare le granularità della società. Gli Stati non sono molto cambiati dai tempi nei quali erano strutture piramidali pilotate da un’elite che possedeva tutto, esseri umani inclusi. Molti Stati sono ancora disegnati per eseguire provvedimenti massivi e lineari che puntano alla medietà (quella del mezzo pollo) che ammazza l’eccellenza e arrogantemente trascura i feriti dal cambiamento. L’efficacia e la sopravvivenza delle democrazie dipendono dalla capacità di progressivamente cedere potere ai Cittadini, alla loro responsabilità di decidere entro i loro gruppi. D’altra parte i Cittadini si sono abituati al libero movimento attraverso confini ormai solo amministrativi, non c’è da stupirsi se i Cittadini ora pretendono di esercitare il loro diritto di decidere.

La distanza fra Stato e Cittadini aumenta lasciando spazio ad una terra di nessuno che viene subito occupata da populismi, da nazionalismi e da statalismi.
Molti Stati, tra i quali l’Italia, in particolare, tentano la strada della resistenza al cambiamento che, se esasperato, conduce allo scontro violento.
La strada verso una democrazia granulare è già aperta e assai frequentata, sebbene sottotraccia.

Gli Stati non regolano più quasi nulla.
La vita dei Cittadini è regolata da migliaia di standard come le prese elettriche, le frequenze dei cellulari, i semafori, i computer, il diritto, l’altezza dei tavoli, la guida delle auto, il bike sharing, i caratteri della scrittura, i fogli di carta, le procedure di decollo e di atterraggio, la configurazione delle porte, lo stesso Diritto, gli euro 4-5-6, all’infinito.
Gli standard, o meglio i loro manuali d’uso, limitano i comportamenti in cambio di maggiore efficienza, cioè regolano la vita quotidiana molto più delle leggi dello Stato. Nella maggior parte dei casi gli Stati si limitano ad acquisire gli standard e a incorporarli nel loro sistema di regole.
Negli ultimi venti anni la capacità regolatoria si è trasferita nelle mani di oltre 60.000 (in crescita) associazioni internazionali, specializzate per settore, che producono standard che rendono la nostra vita più efficiente (meno spesa per maggiore qualità).
Nessuno Stato è in grado, né gli è veramente richiesto, di produrre soluzioni alternative più efficaci ed efficienti, anche a causa dell’enormità del fenomeno. Nessuno Stato riesce a contrastare il fiume in piena dei nuovi standard, mentre la dismissione degli standard dipende quasi esclusivamente dalle scelte dirette dei Cittadini che semplicemente smettono di usarli (chi usa più i floppy disk, i CD o i DVD?).
Gli Stati pensano di poter resistere e, nell’impossibilità di riuscirci, spesso pretendono di avere capacità d’azione su tutto con il risultato di rallentare l’evoluzione o creare problemi anche maggiori di quelli indotti da questa corrente incontrollata. Lo Stato e gli italiani sono particolarmente bravi a bloccare l’innovazione ai confini.

Quali processi decisionali sono più adatti a ridurre la spesa pubblica?
Aristotele diceva che la democrazia funziona solo a portata di voce. Reinterpretando la citazione: bisogna spostare i processi decisionali più in basso possibile, dove più facilmente si possono evitare gli sprechi[8] e dove si può reagire con maggiore velocità di adattamento.
La democrazia non è un modello organizzativo statico, ma è un processo di progressiva cessione del potere, dai vertici verso il basso, dalla Magna Charta in poi.
Le prove?

  1. Quasi nessuno degli articoli della Magna Charta ha senso ai nostri giorni. Il contesto è completamente cambiato e richiede articoli del tutto diversi, ma i principi sottostanti rimangono i saldi pilastri fondanti come la libertà individuale (sovranità), la proprietà privata, l’Amministrazione della Giustizia indipendente dal potere[9].
  2. Le democrazie più ammirate sono nel nord Europa e sono regni. Com’è possibile? Probabilmente quei regni hanno saputo evitare rivoluzioni disastrose grazie alla graduale cessione del potere ai Cittadini così ché non hanno nemmeno avuto la necessità di cambiare la forma esteriore dello Stato.

Conclusioni
Non è sufficiente proporre un’idea ben studiata e argomentata, è necessario che vengano messi in opera processi decisionali ed esecutivi facilitanti.
Purtroppo dobbiamo prendere atto che in questi decenni di democrazia gli italiani sono stati largamente refrattari a qualsiasi cambiamento, fino al punto di ritualmente ripetere la narrazione di una Costituzione così bella da renderla sacrale e intoccabile. Altre democrazie l’hanno anche totalmente riscritta (es. Svizzera) o modificata (es: Svezia 36 emendamenti). Gli italiani hanno talmente idolatrato la Costituzione che hanno perfino creato la teoria dell’immodificabilità di ciò che è perfetto.
La strada della democrazia granulare è stata aperta ed è ben frequentata, chi ci sta si prende i benefici (e sia chiaro anche i costi) e chi non ci sta arriva dopo.

Forse possiamo ancora accelerare.

Tratto da: www.civicum.info

 

—— NOTE——

[1] Zero-based è un metodo di gestione il cui principio fondante è quello di rifare annualmente il piano finanziario come se il passato quasi non esistesse.

[2] Come ad esempio la partecipazione, l’equità, la progressione.

[3] L’Assemblea dei Cittadini (Repubblica) è prevista in alcune Costituzioni come organismo nel quale si costituisce (o si modifica) lo Stato, il suo ordinamento e si determinano i criteri per il suo finanziamento.

[4] In passato qualche malintenzionato civico ha manipolato, forse per qualche scopo ideologico, l’efficace espressione di Calamandrei «lo Stato siamo noi». Il grande costituzionalista e costituente si rivolgeva ai colleghi del Parlamento, evidentemente parte dello Stato, rimproverandoli per non avere eseguito il dettato della Costituzione, non si rivolgeva ai Cittadini. Lo Stato inoltre è solo una delle istituzioni costituzionali indipendenti che gli si affiancano come i Comuni, le Regione ed altri. Il manipolatore purtroppo ha avuto grande un successo mediatico con la sua fake-news.

[5] La crescita economica naturalmente conta, ma conta di più se produce equità e un più elevato potenziale (sogno) verso un futuro ancora migliore.

[6] La granularità è una caratteristica della società attuale. I Cittadini non si aggregano più in vasti gruppi omogenei per cultura, per ideologia, a lungo termine ed entro i confini del proprio Stato.
Come Baumann aveva osservato, i Cittadini vivono ormai in una società liquida, oggi possiamo dirla granulare:

  • Ciascun Cittadino si aggrega a più gruppi di interesse (granuli)
  • Ciascun granulo è incentrato su uno specifico interesse limitato nello spazio e nel tempo (gli economisti, gli imprenditori, le partite IVA, i dipendenti privati, i dipendenti pubblici, i motociclisti, i giornalisti, gli ecologisti, i vegani, ecc.)
  • Ciascun granulo travalica i confini amministrativi nazionali (per esempio l’associazione ISO per la definizione degli standard, oppure Green Peace che difende le balene in tutto il mondo, o medici senza frontiere)
  • Uno stesso Cittadino può associarsi a granuli incoerenti fra loro, è infatti il singolo Cittadino che deve risolvere in sè le proprie contraddizioni.
  • Alcuni granuli tendono a escludere i Cittadini che non corrispondono ai criteri consolidati nello statuto dell’associazione, i più invece lasciano il compito di scegliere se andare (autoesclusione) o restare, sottomettendosi alle regole statutarie, e risolvere l’eventuale conflitto individuale.
  • Ciascun Cittadino può abbandonare le sue «cittadinanze associative» nel momento di sua scelta e può acquisirne altre secondo il gradimento di coloro che lo accolgono.

Si tratta di una nuova forma di democrazia basata sul «chi ci sta ci sta» dove «chi ci sta» è convinto di trarre beneficio dalle associazioni alle quali aderisce e «chi non ci sta» è perché non riconosce alcun beneficio immediato, ma potrebbe tornare sui suoi passi più tardi (principio di attrattività). Va da sé che i Cittadini di un Paese devono avere un nucleo comune di interessi, piccolo a piacere, che li tiene tutti uniti.

[7] Che in questo caso potrebbero essere i feriti dal cambiamento, quelli che non vogliono o non possono correre, quelli che sono in grado di aggiungere valore per sé e per gli altri, ecc

[8] O se ci sono sprechi, almeno sono decisi da chi è vicino a quelli che ne subiscono le conseguenze.

[9] Fra i principi fondamentale della Magna Charta c’è anche il diritto dei tassati di decidere quale livello di tassazione essi accettano. Curiosità: il primo ministro inglese riporta al Parlamento e a sua Altezza Reale appoggiandosi su una cassetta (despatch box) che talvolta contiene i documenti relativi al budget del regno, trasportato con la red budget box.

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