Mese: maggio 2017

Ricordo dei cinquant’anni del Centro Pannunzio

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Carla Gobetti come segno di buon augurio ci regalò una fotografia di Piero che è rimasta nella nostra sede a fianco di una di Piero Calamandrei donata dalla nipote.
Furono, da subito, molto presenti tra gli altri Frida Malan, Valdo Fusi, Paolo Greco e tanti altri. Tra i sindaci attenti al Centro Pannunzio vanno citati Cardetti, Magnani Noya, Zanone, Castellani, Fassino. In Regione i presidenti Oberto, Viglione, Brizio, Ghigo.
Il Centro in pochi mesi raggiunse più di un centinaio di associati, destinati negli anni ad arrivare a mille, diffusi in tutta Italia.
Giunse subito un telegramma di felicitazioni del Presidente della Repubblica Saragat che ci ricevette al Quirinale.

Noi combattemmo da subito una ferma battaglia nell’Università contro le intolleranze della contestazione e per il rinnovamento della scuola e dell’Università. Molti docenti furono con no i.Da Franco Venturi ad Aldo Garosci, da Alessandro Passerin d’Entrèves
a Giorgio Gullini ,ad altri.

Brevi considerazioni su Deng Xiaoping: l’uomo che ha sfamato un miliardo di persone

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I recenti eventi di politica internazionale, che vedono protagonisti la Corea del Nord e il suo bizzarro – nonché inquietante – dittatore, che un giorno sì e l’altro pure minaccia di far saltar per aria mezzo mondo, stanno mettendo in evidenza una volta di più come, per risolvere le crisi dell’Asia-Pacifico, il ruolo che la Cina deciderà di assumere sarà sempre più d’importanza vitale.

L’amministrazione Trump, infatti, sta già verificando con mano quanto sia irrealistico pensare di risolver la crisi in corso con uno degli ultimi “Stati-canaglia” applicando categorie e metodi di stampo unicamente occidentale.

Risparmiare uccide!

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Solo gli economisti (“L’economia serve a rivalutare l’astrologia”, diceva John Kenneth Galbraith), solo gli economisti e gli adoratori del ‘politically correct’ – mentalmente ottenebrati come sono – oggi, possono sostenere che il risparmio giovi, che serva a migliorare il vivere comune.
Ovviamente, è esattamente il contrario e le dimostrazioni in proposito sono infinitamente numerose.
Sotto gli occhi di tutti.
Ogni qual volta si è deciso di risparmiare, di contenere i costi, la conseguenza è stata il fallimento.
Ma, naturalmente, questo, agli occhi dei poveracci che da alcuni decenni siedono sul ponte di comando, non conta un bel nulla.
Conseguenza inevitabile del risparmio è la drastica, drammatica perdita dei posti di lavoro.
Conseguenza dell’ossessiva campagna contro i ricchi è l’averli obbligati a nascondersi, con le loro disponibilità.

Alitalia: fuori rotta da vent’anni

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Il fallimento di Alitalia arriva da lontano. Veti vari hanno impedito che funzionasse l’alleanza con Klm, specializzata sui voli internazionali. E dopo i soci privati hanno scelto di concentrarsi sul mercato domestico invece che sul lungo raggio.

L’errore fondamentale

Alitalia è da almeno un ventennio un vettore fuori rotta. Il suo guaio è stato rimanere sulla stessa rotta dei tempi del monopolio quando invece occorreva modificarla radicalmente, dopo la liberalizzazione europea del mercato, l’arrivo dei vettori low-cost e del treno ad alta velocità.

Un’attentato dopo l’altro farà crollare l’Europa?

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La serie di terribili attentati di matrice islamica che si susseguono in Europa rischia di distruggere le capacità di resistenza psicologica delle nostre popolazioni e, per conseguenza, delle forze governative europee.

L’ultimo, a Manchester, è emblematico.

Il Regno Unito è stato, infatti, fino ad ora, molto tollerante verso la minoranza di fede maomettana tanto da concedere alla stessa l’utilizzo, in vari settori, di norme ispirate al Corano.

Il sindaco di Londra è un mussulmano.

La tolleranza e le possibilità di condure un tenore di vita non del tutto cattivo (certo migliore di quello dei paesi d’origine) non sono, evidentemente sufficienti.

Incidit in foveam quam fecit

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“Cadde nella fossa che egli stesso scavò”.

E’ un antichissimo proverbio mai smentito dall’esperienza.

L’Unione Europea non riesce ad elaborare un piano onde cercare d’interrompere i quotidiani naufragi e le conseguenti morti cui assistiamo lungo le nostre coste.

Su questo foglio “abbiamo osato” indicare una soluzione: intervenire laddove nasce il fenomeno. E’ una difficilissima soluzione ma non ne vediamo altre efficaci.

I Governi europei credono di risolvere il problema accantonandolo, credendo cioè che valga il motto statunitense “non nel mio cortile” ma ormai non c’è più un cortile che sia solo nazionale.

L’esecutivo italiano deve perciò porre “in maniera drammatica” la questione a tutti gli altri Governi e questo anche nell’interesse dei poveri esuli.

Altrimenti l’integralismo islamico troverà molta benzina per i suoi incendi.

Kiwi (o della globalizzazione del cibo)

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Intervento si Mauro della Porta Raffo al convegno: Workshop a cura della Società Umanitaria sul tema ‘Il cibo e l’uomo. Il valore simbolico del cibo

Cinese? Ma perché cinese se quello strano frutto arrivava sulle nostre tavole dalla Nuova Zelanda, come d’altra parte suggeriva il nome?

Anni Settanta del trascorso Novecento, direi, ed ecco apparire in Italia il kiwi.

Buono? Cattivo?

A mio padre non interessava scoprirlo.

“Quando ero piccolo io”, aveva sentenziato la prima volta rifiutando anche solo di assaggiarlo, “non c’era e quindi non lo mangerò!”

LA PIÙ GRANDE RIFORMA DI CUI ABBIAMO BISOGNO: LIQUIDARE ALITALIA

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“When a management with a reputation for brilliance tackles a business with a reputation for bad economics, it is the reputation of the business that remains intact”. Warren Buffett.

C’è una cosa difficile da comprendere: da quando, negli ultimi giorni, puntuale e prevedibile la questione Alitalia è tornata alla ribalta, si è assistito a un profluvio di articoli, interviste, dichiarazioni… intente a scandagliare le ragioni che avrebbero condotto l’infausta compagnia “di bandiera” all’ennesimo tracollo. “Meglio Air France”, “la colpa è dei manager”, “Montezemolo è sempre in mezzo quando succedono pasticci”, “sono i lavoratori a essere dei privilegiati”, “i contratti per il rifornimento di carburante sono troppo onerosi”, “mancano aerei di lungo raggio”, “la struttura azionaria non ha permesso lo sviluppo”… una ridda di osservazioni che potrebbe pure avere un qualche interesse per gli abbonati ad Aviation Week, ma alle quali, da cittadini e contribuenti, dovremmo rispondere con un sonoro “chissenefrega”!