Mese: aprile 2017

Le elezioni presidenziali in Francia

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Gli esiti del primo turno hanno fornito un leggero vantaggio al candidato moderato Macron rispetto alla Le Pen, rappresentante della Francia nazionalista ed anti-europea.

È un segnale che induce ad un cauto ottimismo circa l’esito della tenzone ma occorre non cantar vittoria stante il modesto margine di vantaggio di Macron.

I numeri potrebbero, infatti, cambiare al secondo turno qualora si dovesse registrare una non trascurabile quota di assenze tra gli elettori moderati o si verificasse qualche altro attentato o tentativo di attentato.

Nell’ipotesi di vittoria di Macron non sarà, comunque, agevole formare un nuovo esecutivo ove non si riuscisse a realizzare una solida alleanza tra le forze del centro-destra.

Qualche battuta post pasquale

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– non aveva nulla da dire… ma non mancò la benché’ minima occasione per dirlo
– in politica la cosa più importante è far credere di essere determinanti
– le festività sono necessarie per capire che cos’è la noia.
– mense siracusane – nell’antichità erano famose per il loro straordinario lusso e furono oggetto di satira nelle argute commedie del poeta siculo epicarpo. Ecco a chi si ispirano gli amministratori pubblici siciliani dei nostri giorni. le tradizioni debbono essere rispettate.
– pensando a Matteo Renzi viene facile l’accostamento al “miles cloriosus” (=soldato fanfarone) che era il titolo di una commedia di Plauto.
– uomo di tre lettere. Chiamava il poeta Plauto i ladri perché’ “fur” in latino significa “ladro”. Quanti avrebbero, oggigiorno, diritto a questo epiteto?

Chi più spende meno spende

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È questo un proverbio che esorta a non lesinare, in certi casi, le spese onde evitare, risparmiando, di non ottenere il risultato desiderato.
Dato che i proverbi, come è noto, sono il frutto dell’esperienza pluriennale dei popoli tale detto contiene un fondo di saggezza.
Il flusso ininterrotto dei profughi dal Medio Oriente e dai paesi africani comporta la morte di migliaia di innocenti ed il rischio di squilibri sociali in Europa.
Il problema è di difficilissima soluzione ma, come scrivemmo su questo foglio, non giova lasciarlo al suo destino.
Tergiversare non giova!
Sarebbe necessario, per contro, unire le forze del mondo libero per programmare un intervento multilaterale, sotto l’egida, se possibile, delle NAZIONI UNITE, volto a eliminare “alla fonte” le cause di tale fenomeno.
Certamente non si tratterebbe di una passeggiata perché molteplici e gravi sono le cause (carestie, instabilità politica, odi razziali, religiosi etc.)e non trascurabili i costi ma sicuramente inferiori a quelli già sopportati e prevedibili lasciando le cose continuare in tal modo.
Vale quindi -a ben riflettere, il proverbio sopra citato.
E l’altro: “Si vis pacem para bellum” (= se desideri la pace apprestati alla guerra).
Sarebbe, però, indispensabile avere governi all’altezza e, purtroppo, non ci sembra di vederne all’orizzonte anche perché sono imminenti elezioni nei principali paesi europei e gli Stati Uniti non paiono avere, “more solito, “una visione lucida della situazione e, per conseguenza, delle iniziative da adottare.
Continueremo, perciò, ahinoi, ad assistere al sacrificio di poveri agnelli (i profughi).

La politica estera della prepotenza

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Il Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, Rex Tillerson, dichiara che gli USA difenderanno «gli innocenti nel mondo». Non si sa esattamente chi, dall’alto (ispirazione divina?), o dal basso (pressione democratica delle masse?), abbia conferito agli Stati Uniti d’America il diritto di intervenire unilateralmente in ogni angolo del pianeta. Può essere che non tutti gli amici degli USA siano propriamente “innocenti”, ma, nel predetto diritto d’intervento unilaterale, rientra certamente quello di valutare contro chi si debba usare il massimo di rigidità e di durezza ed a chi, invece, possa essere accordato un trattamento più benevolo.

Alla fine degli anni Sessanta, inizi degli anni Settanta, del ventesimo secolo, c’era meno ipocrisia e l’Amministrazione USA ammetteva di contare dittatori impresentabili e sanguinari fra i propri sodali. Soltanto che erano sì degli autentici figli di puttana” (“sons of bitch”), ma erano i “nostri” figli di puttana.

A ciascuno il suo Giolitti

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Per i liberali e i conservatori, Giovanni Giolitti fu lo statista che seppe ereditare il meglio della Destra e della Sinistra storiche, garantendo all’Italia unita, da primo ministro, fra il 1892 e il 1921, il suo periodo migliore e di massima fioritura.
Per gli eredi del nazionalismo e del movimentismo giustizialista – oggi si chiamino lepenisti o grillini – fu l’icona del vecchio regime, del compromesso, del formalismo passatista.
Per le sinistre in genere, fu l’avversario rispettabile ma infido, desideroso di stemperare le spinte progressiste attraverso il riformismo di piccolo cabotaggio.
Quanto ai centristi cattolici, Giolitti continua a rappresentare un esempio di pericoloso concorrente, proprio perché, da cattolico, geloso difensore della laicità dello Stato.
Per le giovani generazioni, rimane soltanto un nome polveroso da studiare sui libri di storia.

Divide et Impera

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In previsione delle elezioni che potrebbero tenersi entro l’anno o agli inizi del 2018 i partiti del centro-destra dovrebbero sforzarsi di unire le loro forze. Stando, infatti, ai sondaggi, anche se sono sempre aleatori, gli elettori propenderebbero per indirizzare i loro suffragi bilanciando le preferenze tra i partiti della sinistra e quelli del centro destra. I “cinque stelle” dovrebbero mantenere – salvo qualche errore di percorso – il loro elettorato.

Risulta perciò evidente che un centro-destra non fortemente coeso non avrebbe speranza di prevalere e il PD, probabilmente ancora guidato dal furbo Toscano, avrebbe buon gioco alleandosi, se del caso, con i Grillini.
Diverso sarebbe l’esito della tenzone se il Centro-Destra riuscisse a chiamare a raccolta esponenti “molto qualificati” della società italiana. Sta al Presidente Berlusconi effettuare siffatto tentativo, che è, indubbiamente, di grande difficoltà.
Presti perciò ascolto ai consigli dei suoi fidati consulenti: Gianni Letta e Confalonieri e non ai vari suoi Diadochi che pensano solo al loro orticello. Altri mente, ancora una volta, prevarrà chi meglio saprà applicare l’antico detto: “dividi e comanda”. E l’Italia sarà “di dolore ostello” perché il quadro internazionale è molto fosco.

Il linguaggio del corpo (mimica, movimenti, postura), per qualche verso la fisiognomica, e i rapporti Unione Europea/Russia/USA

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Il grande zoologo ed etologo inglese Desmond Morris, interrogato di recente a proposito del (per i più, per i meno avvertiti) sorprendente esito delle elezioni americane, ha parlato della necessità, a suo parere, quando in televisione appaiono i politici, di azzerare l’audio – non badando pertanto a quanto vanno dicendo – e di guardare con attenzione ai loro gesti e movimenti.

In buona sostanza, al linguaggio del corpo largamente inteso.

(E non torna alla mente, in cotal modo ragionando, per qualche verso, quando si tratti specificamente del volto, altresì la fisiognomica come studiata e disciplinata da Aristotele, Giambattista della Porta e Johann Kaspar Lavater, dimenticando ovviamente – per carità – Cesare Lombroso?)

Il problema italiano sempre irrisolto: il divario tra il centro-nord ed il mezzogiorno

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Fiumi d’inchiostro sono stati versati per analizzare questo problema e per cercare di fornire soluzioni. Nel secondo dopoguerra vennero introdotte normative ad hoc, fu creata la c.d. Cassa per il Mezzoggiorno ed effettuati ingenti investimenti. Qualche progresso si è registrato ma il divario non è stato, in sostanza, colmato. Secondo i dati raccolti da EUROSTAT (dati pubblicati nel maggio 2015) riguardanti gli anni 2012-2013 risulta che il Prodotto Interno pro capite (il P.I.L.) medio dei cittadini dell’Unione Europea era di 26.000 euro.