Per rilanciare l’Italia, più che il referendum, bisogna puntare a ridurre imposte e spesa pubblica

19.11.2012. Crisi economica e finanziaria

19.11.2012. Crisi economica e finanziaria

Si deve riconoscere a Renzi dignità e senso dello Stato nel modo in cui ha gestito la sconfitta referendaria e nell’annuncio delle sue dimissioni.

L’errore è stato ricercare un plebiscito su di sé, col pretesto di una riforma costituzionale (ancorché necessaria) assai pasticciata, invece di occuparsi delle reali questioni che compromettono il benessere degli italiani.

Data la modestia nel tasso d’espansione della nostra economia rispetto a quella tedesca, britannica e irlandese (quest’ultima, con imposte sul reddito delle imprese al 12,5%, in questi ultimi 2 anni ha superato il 16% annuo medio di aumento del PIL) è ragionevole pensare che in 3 anni di governo bisognava fare molto di più!

Meglio delle misure demagogiche come i famosi 80 euro o le “boutades” tipo ponte sullo stretto di Messina, sarebbe stato ricercare il consenso puntando sulla crescita economica, dimezzando le imposte sul reddito delle imprese (quelle che dovrebbero attrarre investimenti per assumere disoccupati) e bilanciandone il mancato gettito con tagli coraggiosi alla spesa pubblica (con Renzi purtroppo inesistenti) e con una carbon tax per riportare l’Italia all’avanguardia negli investimenti nelle energie rinnovabili e per ridurre le emissioni di smog e di CO2 (guardando anche alle future generazioni)!

È un vero peccato che il suo vigore nel voler riformare (raro nei premier italiani) sia stato annientato dai deludenti risultati economici dovuti alle quasi inesistenti ambizioni in tema di riduzione delle imposte e della spesa pubblica.

Per rilanciare l’economia Renzi avrebbe dovuto contare su persone come Osborne (che nella settimana immediatamente successiva al voto sulla Brexit, per fronteggiare la crisi, propose di ridurre le imposte sul reddito delle imprese dal 20 al 15%)!

È da parecchio tempo che avremmo bisogno di un partito europeista, ambientalista (come quello che ha appena vinto in Austria) e liberale che, con un progetto economico all’Irlandese, potrebbe comodamente superare il 15/20% di consensi.

Forse solo Draghi potrebbe riuscire a convincere le altre forze politiche che, per attirare gli investimenti, bisogna tenere contenute sia le imposte sulle imprese sia la spesa pubblica!

Diversamente continueremo a vedere le imprese italiane (come la Fiat) che se ne andranno in Olanda, Gran Bretagna, Belgio, Lussemburgo o in Irlanda!

È scoraggiante constatare che oggi in Italia i liberali europeisti che desiderano una robusta crescita economica, nel rispetto di ambiente e paesaggio, non hanno un partito a cui dare il proprio voto!

da: www.huffingtonpost.it

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