Lo spreco delle risorse pubbliche in un settore fondamentale: la formazione scolastica

riforma-scuola-renzi1Fondamentale per far progredire un paese è fornire alla popolazione un buon livello educativo.

Un grande sforzo in questo senso, malgrado le non floride disponibilità statali e le due guerre, fu fatto fino agli anni ’60.

Con differenze territoriali, nel complesso, tuttavia, le scuole primarie e secondarie e le università erano buone .

In seguito all’influenza della sinistra si passò, a mio giudizio, a partire dagli anni sessanta ad una sorta di follia educativa :lauree brevi, Università ovunque ( talora a poche diecine di chilometri l’una dall’altra )e per le discipline più disparate.

Tutto ciò a beneficio di nuovi docenti e del personale necessario a far funzionare le Facoltà e degli albergatori delle località dove venivano creati i nuovi Atenei.

Hanno resistito, anche se a fatica, gli Atenei di più consolidata tradizione.

Invece di concentrare le risorse su programmi volti a migliorare qualitativamente l’esistente si è preferito, in conclusione, applicare il detto dell’Imperatore Carlo V che nominò i cittadini di Bologna “todos caballeros”.

 D’altronde un popolo poco colto ha un senso critico ridotto e, per conseguenza, lo si guida meglio verso i traguardi che dai leader di turno vengono indicati.

A chi scrive sembra, per contro, sempre valido l’ammonimento di Ovidio (v.”De arte amatoria “,lib.II, v.13):

“Nec minor est virtus quam quaerere, parta tueri “

(= Non è virtu’ minore quella di conservare le cose già acquisite rispetto al trovare cose nuove ).

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