Mese: novembre 2016

Referendum: cosa obiettiamo agli argomenti del Sì

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1. Confronto, non propaganda.
Conosciamo finalmente la data del Referendum: domenica 4 dicembre 2016.

L’intensificarsi del confronto fra gli argomenti del Sì e quelli del No, con l’approssimarsi della scadenza, darà sempre più spazio a propagandisti e militanti. I quali ripeteranno formule messe a punto dalle rispettive propagande. Lo faranno ostentando sicurezza, come se si trattasse di dispensare frammenti di verità rivelata, di citare fonti che hanno la stessa autorevolezza dei passi dei Vangeli.

Non ci troviamo a nostro agio quando non c’è autentico confronto dialettico e tutto si riduce a contrapporre uno slogan ad un altro.

Consentiteci, quindi, di circoscrivere la nostra attenzione agli argomenti del campo avverso laddove espressi nella loro formulazione migliore. Faremo riferimento, in particolare, al Manifesto, titolato “Le ragioni del Sì”, diffuso alla fine del mese di maggio 2016 e sottoscritto ad oggi da 251 tra docenti universitari, non soltanto in materie giuridiche, operatori della cultura, esponenti della società civile in genere. Molte firme sono di tutto rispetto. Il testo è ben scritto. Si può leggere collegandosi al sito denominato “BastaunSì”, che rispecchia la linea ufficiale del Partito democratico e supporta la sua campagna referendaria.

Lo spreco delle risorse pubbliche in un settore fondamentale: la formazione scolastica

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Fondamentale per far progredire un paese è fornire alla popolazione un buon livello educativo.

Un grande sforzo in questo senso, malgrado le non floride disponibilità statali e le due guerre, fu fatto fino agli anni ’60.

Con differenze territoriali, nel complesso, tuttavia, le scuole primarie e secondarie e le università erano buone .

In seguito all’influenza della sinistra si passò, a mio giudizio, a partire dagli anni sessanta ad una sorta di follia educativa :lauree brevi, Università ovunque ( talora a poche diecine di chilometri l’una dall’altra )e per le discipline più disparate.

Tutto ciò a beneficio di nuovi docenti e del personale necessario a far funzionare le Facoltà e degli albergatori delle località dove venivano creati i nuovi Atenei.

Un panorama internazionale e nazionale preoccupanti

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La situazione internazionale presenta aspetti inquietanti. L’esito delle elezioni statunitensi è, invero, un punto interrogativo. Come si comporterà la nuova amministrazione che non gode del conforto della maggioranza dell’opinione pubblica? Sarà all’altezza delle responsabilità che la carica comporta?

E’ vero che, volendo, gli esperti nei vari settori non mancherebbero, ma non è certo che il neo presidente sia in grado di operare le scelte opportune. La scelta dei collaboratori potrà, quindi, rappresentare per Trump l’hora della verdad. I problemi sul tappeto sono, invero, numerosissimi e di notevolissimo spessore: la situazione del Medio Oriente, del Nord Africa, dell’Africa Sub Sahariana, dell’Afghanistan, del Pakisttare, l’espansionismo economico della Cina, la pressione emigratoria dall’America Latina verso gli Stati Uniti senza contare i flussi migratori verso l’Europa.

USA 2016. Città e campagne: “Tra Philadelphia e Pittsburgh c’è un’altra Pennisylvania”

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Donald Trump alla Casa Bianca
Come e in qual modo Donald Trump ha vinto
Una lunga, infinita, campagna quella datata 2016.
Datata 2016 e cominciata a marzo del 2015.
Donald Trump, sbeffeggiato e dileggiato dall’intero caravanserraglio mediatico, destinato secondo tutti al ritiro pressoché immediato, scende in campo il 16 giugno dell’anno precedente quello elettorale.
Cento – che dico? – mille contro uno, la quota.
Mi è simpatico, ma neppure io gli credo.
Poi, l’uno dopo l’altro, i contendenti GOP evaporano.
Poi, dai primi di febbraio, i media passano in secondo piano.
E’ la gente che si esprime nei caucus e nelle primarie.
E The Donald vince.

Con Trump arriva la prima rivoluzione antiglobale

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Non saremo esteti elettorali, e non sappiamo né ci interessa giudicare le elezioni in base alla loro bellezza. Brutte, sporche e cattive che siano, le elezioni presidenziali americane del 2016 che hanno portato Donald Trump, il candidato più impresentabile di sempre, alla Casa Bianca, hanno cambiato la Storia e attestato una mutazione politica epocale. La fine del primo tempo dell’era globale, quella iniziata con la caduta del muro di Berlino e che ha cominciato la sua dissolvenza col fallimento di Lehman Brothers.

La rabbia della middle class alla Casa Bianca

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NEW YORK –C’è una rivoluzione in corso in America. La trionfale performance di Donald Trump nelle elezioni di ieri notte, il testa a testa prima e poi la vittoria contro Hillary Clinton in Stati che dovevano essere sicuri per l’ex First Lady, dimostra quanto la pancia del Paese avesse, e abbia ancora oggi dopo il voto, i sentimenti radicati nella protesta. Protesta contro le mancate promesse per il cambiamento, protesta contro l’establishment: che sia establishment politico, democratico o repubblicano, che si tratti di grandi aziende o dell’1% più ricco della popolazione importa poco. Si vota contro. E Trump, pur essendo un miliardario, era disprezzato e dileggiato dall’establishment. Ed è diventato così l’alfiere antiestablishment in nome del popolo.

I piaceri della Vita

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Attualmente penso che soffrirei molto se venissi privato di alcuni piaceri.
In ordine crescente d’importanza:
– ricevere “a qualsiasi ora” telefonate volte a convincermi ad acquistare un prodotto;
– partecipare ad una riunione di condominio;
– assistere ad un dibattito televisivo nel corso del quale tutti i presenti parlano simultaneamente;
– ascoltare, prima e dopo una partita di calcio, i commenti dei tifosi per i quali la tenzone sportiva è quasi una questione di vita o di morte;
– guidare l’auto a Roma o Napoli, città dove il traffico è esemplarmente controllato dai vigili urbani;
– preparare la denunzia annuale dei redditi;
– udire che la corruzione nella cosa pubblica è, in fondo, inevitabile come il mutare delle stagioni;
– ascoltare l’affermazione che l’Islam è un credo di pace;
-sentir dire che i bambini, adottati da una coppia di omosessuali, non incontreranno, crescendo, difficoltà d’ordine psicologico;
– apprezzare l’equanimità dell’ex Presidente Napolitano che era – é vero-un comunista e scrisse articoli in favore dell’invasione dell’Ungheria da parte delle truppe del PATTO di VARSAVIA ma era giovane (appena 40 anni e da capo dello Stato a sempre operato al di sopra delle parti;
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-del pari apprezzo la mancanza di dubbi del Primo Ministro Renzi circa il contenuto delle norme referendarie.
Per concludere mi sia concessa una citazione dall’ECCLESIASTE ( 1,15 ):
“Stultorum infinitus est numerus” (=è infinito il numero degli stolti).