Sulle polemiche referendarie

renzi846Parte conclusiva di un articolo di Livio Ghersi sulle polemiche referendarie

 

 

“………… Poche semplici considerazioni.

 

A) Il cambiamento istituzionale non è un bene di per sè, non comporta necessariamente vantaggi per i cittadini. Si potrebbero richiamare tanti fatti storici che lo comprovano. A partire dai tentativi di superare le democrazie parlamentari per stabilire, al loro posto, dei regimi (fascismo, nazismo, comunismo).

 

B) Qualunque cambiamento istituzionale deve essere pensato per durare per un periodo di tempo sufficientemente lungo. Ci deve essere una stabilità istituzionale, a garanzia della certezza del diritto, quindi nell’interesse dei cittadini. Quando, invece, l’assetto istituzionale cambi frequentemente e si cerchi oggi di realizzare l’esatto contrario di quanto si sosteneva dieci anni prima, l’effetto ultimo non può che essere il malgoverno, la confusione amministrativa, il disorientamento degli operatori economici e dei cittadini. La Costituzione è già stata modificata nel 2001 per dare più poteri decisionali e più autonomia finanziaria alle Regioni, ai Comuni e agli altri Enti locali, nei loro rapporti con l’apparato dello Stato. Si fa riferimento alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, recante modifiche al Titolo quinto della Parte seconda della Costituzione. Dopo tante chiacchiere sul federalismo, e sul federalismo fiscale in particolare, la riforma voluta dal Governo Renzi si orienta in senso diametralmente opposto: più poteri allo Stato centrale, forte ridimensionamento del ruolo delle Regioni.

Indubbiamente, il Legislatore costituzionale del 2001 ha sbagliato (dunque, i riformatori possono sbagliare), ma le innovazioni che ora si vorrebbero introdurre non rimediano agli errori di allora e non realizzano un rapporto equilibrato fra Stato, Regioni e Comuni. Perché sommare un nuovo errore al precedente?

 

C) Le disposizioni della Costituzione sono molto, ma molto, più importanti delle leggi ordinarie. Sono a fondamento della concezione dello Stato di Diritto. E’, infatti, in relazione alle disposizioni costituzionali che si può giudicare la legittimità (ragionevolezza, eccetera) delle norme contenute nelle leggi approvate nel tempo dalle sempre mutevoli maggioranze parlamentari. Giudice delle leggi è la Corte Costituzionale, organo di garanzia, che, come tale, deve restare autorevole ed indipendente rispetto agli altri poteri dello Stato (Governo, Legislativo, Giudiziario).


D
) I problemi sociali, che poi sono fondamentalmente connessi all’andamento dell’economia, non si risolvono cambiando la Costituzione. Così come non si risolvono limitandosi ad approvare nuove leggi. Quando parliamo di inefficienza delle pubbliche amministrazioni, di corruzione, di cattivo uso del denaro pubblico nella gestione dei pubblici appalti, di emergenza nella raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani, dovremmo risalire a quella che dovrebbe essere la prima regola della politica: sforzarsi di far funzionare le cose. Servirebbero poche disposizioni di legge ben scritte e poi tutto l’impegno dovrebbe essere rivolto a ben amministrare. Amministrare è molto più difficile che scrivere norme.


E
) Anche governare è molto più difficile che fare chiacchiere. Nella nuova legge di bilancio dello Stato (prima si chiamava legge finanziaria, poi legge di stabilità) il Governo Renzi dimostrerà che la matematica è un’opinione. Verranno aumentate le pensioni minime, migliorato il trattamento economico dei dipendenti pubblici, cancellati gli aumenti fiscali previsti da clausole di salvaguardia contenute in leggi precedentemente approvate (l’esigenza di destinare nuove risorse per non fare scattare clausole di salvaguardia significa che le leggi cui quelle clausole si riferiscono erano prive di copertura economica, o avevano insufficiente copertura). Sarà anche avviato un grande piano di investimenti per la messa in sicurezza del territorio nazionale. Il tutto, e tante altre mirabilie, — si asserisce — senza fare più deficit. E’ vero il debito pubblico continua ad aumentare, in termini assoluti ed in rapporto al PIL nazionale, che continua a non crescere. Intanto c’è una riforma della Costituzione che è rimasta lettera morta: quella derivante dalla legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1, che ha introdotto il principio del pareggio (equilibrio) del bilancio in Costituzione. Come si vede, non è proprio vero che la nostra Costituzione sia rimasta immutata dal 1948 ad oggi: il problema è che quasi tutte le modifiche finora introdotte sono o in sé discutibili, o peggiorative. Intanto ci sono altre quisquilie, come il trattato sul “Fiscal compact“, ratificato dal nostro Parlamento nel mese di luglio 2012. Le Istituzioni dell’Unione Europea, con tutti i problemi internazionali che al momento ci sono, forse ancora una volta largheggeranno nel concedere flessibilità di bilancio all’Italia. Il problema è: fino a quando? Non è che il nostro furbissimo Presidente del Consiglio sta contribuendo ad aggravare in modo rilevante la posizione debitoria del nostro Paese, con effetti che, tra non molto tempo, pagheranno i successivi governi e le generazioni future?


F
) Chi prova a modificare la Costituzione deve dimostrare, con argomenti razionali e convincenti, che sta operando per migliorare la condizione generale del Paese. Bisogna inchiodare il Presidente Renzi ed i sostenitori del Sì alla responsabilità di fornire queste argomentazioni di merito.

 

E’ indice della consueta furbizia cercare di cavarsela con paroline come cambiamento e futuro, per costringere noi sostenitori del No a spiegare l’orribile pasticcio giuridico che questi riformatori mediocri e dilettanti vorrebbero imporci”.

SCARICA  IL  CONFRONTO  COMMA PER COMMA

TRA IL TESTO DELLA COSTITUZIONE VIGENTE

E LA PROPOSTA DI REVISIONE

ACCOMPAGNATO DA VALUTAZIONI DI MERITO,

PREDISPOSTO dal COMITATO NO AL PEGGIO.

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