Mese: giugno 2016

IL GOVERNO SORVOLA SUL DRAMMA DEL DEBITO PUBBLICO

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In un terrificante articolo, che il ‘Corriere della Sera’ ha pudicamente confinato nel ‘Corriere economia’, Alberto Brambilla e Chiara Appolloni dimostrano per tabulas che o viene ridotto il debito pubblico o non c’è futuro per i giovani. Ma per la verità, aggiungo io e loro lasciano intendere, non ci sarà futuro per l’Italia intera. Invece, con ineffabile sfrontatezza, il primo ministro spande ottimismo e sembra in stato confusionale riguardo alle cifre, che egli manipola estrapolando i dati che gli si confanno e tralasciando quelli riottosi alla sua bacchetta magica. Renzi, quanto alle poste del bilancio, si comporta come i grandi illusionisti che fanno scomparire dal palco persino gli elefanti. In effetti il debito pubblico è un pachiderma che al governo conviene ignorare per ingannare il popolo, specialmente quella parte del popolo, intellettuali e giornalisti compresi, che lo assecondano creduli.

Comunque vada al ballottaggio, a Roma purtroppo vincerà l’ATAC

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La rassegnazione con cui i romani hanno accolto la notizia dello sciopero dei lavoratori dell’Atac esattamente nelle ore in cui la nazionale di calcio giocava la partita d’esordio agli Europei di Francia contro il Belgio è un indizio sull’esito del ballottaggio di domenica 19 giugno, in cui uno tra Roberto Giachetti (centrosinistra) e Virginia Raggi (Movimento 5 Stelle) sarà eletto sindaco della Capitale.

St Moritz dal primo Cinquecento a fine Ottocento nelle annotazioni di William Augustus Brevoort Coolidge

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Dobbiamo a William Augustus Brevoort Coolidge, storico americano trapiantato in Inghilterra, un libro di particolarissimo interesse nel quale – a seguito in specie dei viaggi, di escursioni e di scalate da lui fatti in Alta Engadina nel 1892, 1893 e 1894 – narra in breve, con spirito attento, amore e penna veloce e arguta, trattando di storia, costume e società, di St Moritz e del circondario.
Le righe che seguono riguardano il periodo che va dal primo Cinquecento a fne Ottocento.

Perché al ballottaggio i moderati non devono votare Sala

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Nel primo turno delle elezioni amministrative di Milano si è verificato un fenomeno davvero curioso: Parisi, il candidato del centro-destra, ha prevalso nei quartieri popolari, aggiudicandosi perfino un municipio da sempre “rosso”, e Sala, il candidato del centro-sinistra che esibiva la maglietta di Che Guevara ha vinto nel centro storico e nei quartieri più benestanti e borghesi. C’è stato, cioè, un vero e proprio rovesciamento delle parti.

La riforma costituzionale valutata nel merito (parte III)

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Di solito i sostenitori della legge costituzionale ripetono come un mantra due obiettivi enunciati nel suo titolo: la «riduzione del numero dei parlamentari» ed il «contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni». É incontestabile che mentre oggi il Senato della Repubblica si compone di 315 senatori (più i senatori a vita), il nuovo Senato riformato avrà una composizione di 100 senatori. Questi, peraltro — aggiungono i fautori della riforma — proprio perché non sono eletti direttamente dal popolo continueranno a gravare, dal punto di vista dei costi economici, sui Consigli regionali di cui sono rappresentanti.

La riforma costituzionale valutata nel merito (parte II)

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Numerosi articoli della riforma costituzionale, dal 29 al 36, contengono modifiche al Titolo quinto della Parte seconda della Costituzione, ossia al Titolo che riguarda le Regioni, i Comuni e gli altri Enti locali territoriali, ed i loro rapporti con lo Stato.

Mentre finora abbiamo visto che la riforma contiene molte disposizioni scritte in modo pasticciato ed approssimativo, nella parte riferita al Titolo quinto è evidente un più serio lavoro di approfondimento tecnico. Il problema è che una materia come questa non può essere lasciata ai tecnici del diritto.

Il gravissimo problema europeo attuale: il flusso dei profughi

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La costruzione europea rischia di crollare a causa delle divisioni tra i Governi per quanto riguarda la politica da adottare o, in alcuni casi, già adottata, in questa materia.
Ne abbiamo già scritto su questo foglio alcuni mesi fa intitolando l’articoletto “Finis Europae?”.
Era agevole formulare l’interrogativo che ci sembra stia per avere, purtroppo, una risposta affermativa.