Adonis, Violenza e Islam

Recensione del saggio pubblicato dalla “Biblioteca della Fenice”NULL044599-300x464 nel dicembre 2015 -pagg.187

Si tratta di un saggio, a nostro parere, di notevolissimo interesse, sotto forma di una conversazione tra Ali Ahmad Sai id Esber,pseudonimo “Adonis”, uno dei più importanti poeti ed intellettuali del mondo arabo, nato in un villaggio siriano nel 1930, laureato in filosofia a Damasco, che risiede a Parigi, e Houria Abdelouahed, docente all’Università “Paris Diderot”, psicanalista e traduttrice.

L’intervistatrice pone una serie di quesiti ad Adonis sul problema della violenza nel mondo islamico alle quali l’intellettuale siriano risponde, fornendo indicazioni storiche e testuali tratte dal Corano nonché citazioni letterarie che brillano, secondo noi, per chiarezza e precisione.

Secondo Adonis per comprendere il pensiero islamico in generale occorre tener presente che per i Mussulmani la “rivelazione ” comporta la “perfezione” talchè tutto ciò che viene “prima” e “dopo” di essa deve essere respinto.

Ogni cambiamento, che rappresenta una diversificazione dei principi di base del credo, deve essere rifiutato.

 Ogni deviazione dalla via tracciata dall’Islam deve essere condannata e deve essere punita drasticamente (“Non lasciare nella terra dei Negatori vivo nessuno” v. Corano,vers. 71. 26).

In siffatti casi la violenza non viene percepita come tale in quanto la si considera un trionfo dell’Islam e del volere divino.

E’ lecito quindi affermare che la violenza è intrinseca all’Islam e non il frutto degli epigoni del Profeta.

A’bu Huraya cita un “hadith” (parole attribuite a Maometto) che spiega il versetto 22,19,22 del Corano (=”Ma per quelli che lo rinnegano saranno tagliate vesti di fuoco e versata sarà sul loro capo acqua bollente che corroderà quel che hanno nel ventre e la pelle e saranno frustati colà con fruste di ferro ed ogni qualvolta vorranno, afflitti da agonia, uscire di lì, saranno ricacciati al grido “gustate il tormento del fuoco bruciante”) in questo modo:

“Il fuoco viene versato nel cranio. L’attraversa ed arriva fino alla gola. Aprendo la gola scende fino ai piedi. Quindi ricomincia da capo” (v.Tabari, “Tarekh- Cronache”).

L’elenco delle citazioni potrebbe continuare ma quanto detto ci pare sufficiente ad indicare i fondamenti storico-teologici della violenza nell’Islam che viene mitigata dalla “misericordia” (la “rahamd”) unicamente se vi é la sottomissione “assoluta” all’Islam ed ai suoi precetti.

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