L’intellettuale rivoluzionario nell’ interpretazione di Raymond Aron

ARON Raymond, 1966 © ERLING MANDELMANN ©

ARON Raymond, 1966 © ERLING MANDELMANN ©

Il Totalitarismo comunista

La forza di attrazione dei partiti totalitari si manifesta  tutte le volte che una grave congiuntura economica fa emergere una sproporzione tra la capacità dei sistemi rappresentativi e le necessità di guida delle società industriale di massa.

Le caratteristiche che rendono il totalitarismo un sistema politico radicalmente antidemocratico sono agevolmente individuabili per Raymond Aron: l’identificazione tra partito e Stato, la normalizzazione delle organizzazioni indipendenti, la trasformazione di una dottrina di parte in ortodossia nazionale, la violenza dei comportamenti e dello smisurato potere della polizia.

Ebbene, mentre le società libere dell’Occidente in cui i poteri sono divisi e lo Stato è laico costruiscono una singolarità della storia, al contrario i rivoluzionari comunisti che sognano la liberazione totale si rifanno – consapevolmente o meno – al dispotismo.

 

Genesi storica del bolscevismo

I bolscevichi, sia sul piano della ideologia che della prassi, sono dei giacobini che hanno avuto successo nella conquista del potere.

Infatti il regime sovietico – nell’interpretazione aroniana – reca l’impronta della mentalità giacobina e della smania dei pianificatori.

I Miti del marxismo-leninismo

E’ indubbio per Aron che il pensiero marxiano abbia costruito dei miti.

Il primo è certamente quello della rivoluzione.

Il quale, infatti, alimentato dal marxismo, alimenta a sua volta l’attesa di una rottura rispetto all’andamento ordinario degli eventi umani.

D’altra parte con la parola rivoluzione non si intende forse la sostituzione improvvisa attraverso la violenza di un potere ad un altro?

Ebbene, nel momento in cui il potere si afferma attraverso la  rivoluzione  diventa inevitabilmente un potere tirannico.

Infatti esso si esercita al di fuori delle leggi e soprattutto esprime la volontà di un gruppo ristretto.

Sotto il profilo strettamente  storico-interpretativo nel marxismo troviamo tre concezioni diverse della rivoluzione: una concezione blanquista e cioè  quella della presa di potere da parte di un piccolo gruppo di uomini armati che, impadronitisi dello Stato, trasforma le istituzioni; una evoluzionistica secondo la quale la società futura  deve maturare in seno a quella presente prima che sopravvenga la crisi finale salvatrice e infine  quella della rivoluzione permanente  secondo la quale il partito operaio esercita, con la sua crescita, una costante pressione sui partiti borghesi  utilizzando le riforme per minare dall’interno  l’ordine del capitalismo e per preparare contemporaneamente la propria vittoria e l’avvento del socialismo.

Il secondo mito è costituito dalla escatologia marxista che attribuisce al proletariato il ruolo di salvatore della collettività.

Le espressioni usate dal giovane Marx non lasciano alcun dubbio sulle origini giudaico-cristiane del mito della classe operaia, destinata per la sua sofferenza a redimere l’umanità.

Missione del proletariato, fine della preistoria grazie alla rivoluzione, regno della libertà; in questi concetti-chiave  si riconosce una interpretazione   millenarista della realtà storica riassumibile in questo modo: il Messia, la rottura rivoluzionaria e il regno di Dio.

Ma secondo Aron esiste anche un altro aspetto che lega il marxismo alla religione ed è il seguente: gli intellettuali marxisti che aspirano alla rivoluzione si richiamano agli scritti giovanili di Marx così come i protestanti inappagati dalla Chiesa si richiamano ai vangeli in aperta opposizione alla dottrina ufficiale della Chiesa.

Proprio come i cristiani anche per i comunisti insomma la dottrina offre un’interpretazione globale dell’universo, ispira sentimenti come quelli dei crociati di ogni epoca fissando una gerarchia di valori e stabilendo come ci si deve comportare.

D’altra parte non è forse tipico del profetismo condannare l’esistente e costruire un’immagine utopica di ciò che il mondo dovrà essere?

Anche per questa ragione lo studioso francese sottolinea come il militante marxista  si convince di appartenere  al cerchio ristretto degli eletti che sono responsabili della salvezza dell’umanità.

Proprio a causa di questa atteggiamento manicheo il comunista diventa fanatico  dividendo gli uomini in due categorie a seconda del loro atteggiamento nei confronti della causa sacra.

Il terzo mito è costituito dal  materialismo storico che non è altro che un materialismo metafisico in base al quale non solo il progresso verso una società migliore è necessario ma la storia deve condurre inevitabilmente ad una  società senza classi.

Il quarto mito consiste nella sacralizzazione dell’operaio e nella sua decontestualizzazione storica.

Secondo la propaganda di Mosca l’operaio americano è un miserabile mentre l’operaio sovietico gode di un benessere sconosciuto in Occidente.

D’altra parte, dato che  lo Stato sovietico si è assicurato il monopolio della propaganda e poiché vieta agli operai  di attraversare le frontiere, lo stato sovietico riesce ad imporre una rappresentazione volutamente falsa del mondo.

Il quinto mito è quello della pace: qualsiasi vittoria, anche militare, sul fronte comunista è una vittoria della pace.

Un paese socialista è  infatti per sua essenza pacifico poiché l’imperialismo è l’effetto delle contraddizioni del capitalismo.

Quanto alla guerra questa è legittima solo quando porta alla vittoria del socialismo cioè del partito comunista.

Il sesto mito – la visione prometeica della storia – è una conseguenza diretta dell’idolatria della storia determinata dal materialismo storico-dialettico-: i rivoluzionari non si rendono conto che non si può ricostruire la società secondo un piano né è possibile  fissare un obiettivo unico per l’intera umanità.

Finché gli intellettuali – sottolineava profeticamente Aron – non comprenderanno questo la violenza continuerà ad essere determinante per l’affermazione del potere poiché legata a una verità che si pretende di essere storica ed assoluta insieme.

Finalità del marxismo

Il marxismo è una filosofia di intellettuali che ha strumentalizzato alcune componenti del proletariato mentre il comunismo, come prassi politica, utilizza questa pseudo scienza per raggiungere il proprio fine e cioè la conquista del potere.

D’altra parte il marxismo-lenismo implica l’uso di due dottrine: una rivolta agli intellettuali e un’altra per coloro che hanno come obiettivo la manipolazione delle masse e il conseguimento del potere attraverso la guerra civile.

 

Cristianesimo e marxismo

Ad attrarre il cristiano verso l’ideologia marxista è la sopravvivenza di echi di un’esperienza religiosa: proletari militanti, come i primi seguaci del Cristo, vivono nell’attesa di un mondo nuovo.

Se la fede cattolica in linea di massima non è certo incompatibile con la simpatia per i partiti progressisti, per il movimento operaio, per la pianificazione  risulta tuttavia incompatibile con il profetismo marxista perché questo vede nel divenire della storia il cammino per la salvezza.

Quanto all’attivismo dei comunisti anche questi – come i cristiani –

sono in realtà  animati da una fede: non mirano solamente ad organizzare razionalmente lo sfruttamento delle risorse naturali e la vita in comune, ma aspirano al dominio sulle forze cosmiche e sulla società, allo scopo di risolvere il mistero della storia e di distogliere l’umanità soddisfatta di sé dalla trascendenza.

 

Propaganda e materialismo storico

Un altro esempio di autointossicazione frutto della propaganda è la convinzione da parte degli intellettuali marxisti che il materialismo storico non sia un’interpretazione della storia ma l’unica possibile interpretazione della storia.

Come sostenuto dal filosofo francese Merleau-Ponty nel saggio Umanesimo e Terrore il marxismo non è un’ipotesi qualunque poiché è il semplice enunciato delle condizioni senza le quali non vi sarà umanità nel senso di una relazione reciproca tra gli uomini né razionalità della storia.

In un certo senso – sottolinea Aron – il materialismo storico non è una filosofia della storia ma è la filosofia della storia.

In realtà il materialismo dialettico  è il risultato di una metamorfosi della realtà in idea.

Si stigmatizza ogni regime, attribuendogli un principio unico, e si contrappone il principio del capitalismo a quella della feudalità o a quello del socialismo.

Infine ci si esprime come se i regimi fossero contraddittori e come se il passaggio dall’uno all’altro fosse paragonabile a quello che intercorre da una tesi ed un’ antitesi.

Si commette così – rileva Aron – un duplice errore: i regimi sono differenti non contraddittori e le forme dette intermedie sono più frequenti e più durevoli delle forme pure.

La ricerca di una intelligibilità superiore a quella del determinismo aleatorio e alla molteplicità degli imperativi è certamente legittima ma se questa ricerca non implica l’atto di fede secondo il quale l’avvenire si piegherà agli ordini della ragione.

Al contrario l’idolatria della storia alla quale conduce il materialismo storico si arroga il diritto di sostituire ai semplici fatti i significati legati ad un sistema di interpretazione  ritenuto definitivo.

In altri termini il materialismo storico è una vera propria caricatura della coscienza storica; ed è  dunque inevitabile che l’idolatria della storia porti a  vedere nell’altro soltanto il nemico da eliminare.

Nel momento stesso in cui la storia non si realizza secondo le previsioni marxiane ecco intervenire gli ingegneri dell’anima che dovranno accelerare lo svolgimento della dialettica come è accaduto durante il regime stalinista.

Avremo allora educazione, propaganda, formazione ideologica e ateismo militante  allo scopo di plasmare gli individui secondo un’idea dell’uomo che è più vicina a quella di Pavlov che a quella di Marx.

Agli intellettuali si sostituiranno allora i ministri, i commissari, i teorici e i giudici istruttori armati di metodi della riflessologia allo scopo di rendere gli uomini conformi a ciò che essi dovrebbero essere naturalmente.

 

Intellettuali antagonisti

Secondo lo studioso francese gli intellettuali d’opposizione si possono raggruppare in tre categorie: quelli che  criticano la tecnica in quanto tale e lo  fanno perché vogliono sostituirsi a quelli che governano o amministrano suggerendo loro i provvedimenti in grado di attenuare i mali denunciati; coloro che criticano la morale  rifiutando il colonialismo, l’alienazione insita nel capitalismo ma ignorando le conseguenze di questo rifiuto e i mezzi concreti per tradurlo in azione  e infine coloro che criticano l’ideologia dominante e che  scagliano contro la società nel suo complesso in nome di una società utopica che dovrà realizzarsi in un futuro non ben definito.

A questo proposito è significativo che la critica marxista-leninista sia moralista contro una metà del mondo mentre invece guarda al movimento rivoluzionario con indulgenza.

Un’altra conseguenza del fanatismo ideologico degli intellettuali antagonisti  è determinata dall’antiamericanismo viscerale  in base al quale gli Stati Uniti finiscono per incarnare il male.

E’ tuttavia paradossale – rileva con ironia Aron – che quegli intellettuali che richiedono libertà e pluralismo finiscano poi per elogiare proprio quei sistemi di potere che negano queste libertà fondamentali e critichino in modo radicale al contrario quei sistemi di potere borghese che invece garantiscono la libertà di espressione e di critica.

 

La gnosi e il marxismo leninismo

Influenzato da Eric Voegelin e Alain Besançon, Aron sostenne che il marxismo era una  gnosi divenuta  una religione laica della salvezza tramite la storia: da un lato Lenin condivise con Marx la necessità di distruggere il capitalismo, lo Stato di diritto, la democrazia rappresentativa, l’autonomia della società civile e le libertà individuali e di gruppo; dall’altro lato  Lenin creò un partito – cosa che Marx non aveva fatto – costruito su una minoranza di eletti che si dedicarono alla sacrosanta missione di condurre una guerra senza fine contro il mondo capitalistico.

A livello politico ed economico Lenin realizzò molto prima di Stalin non solo una vera e propria militarizzazione della società ma naturalmente anche una ideologizzazione individuale e collettiva.

In quest’ottica la guerra per Lenin è una guerra non solo interna per eliminare tutte le tendenze spontanee verso i valori borghesi ma anche una guerra esterna contro i paesi capitalistici.

 

Assenza di pars costruens nel pensiero marxiano

Una delle lacune maggiori del pensiero marxiano è individuabile nell’assenza di una vera teoria della politica che viene sostituita da una visione profetica della realtà storica assai  vaga come sta d’altronde a dimostrare la possibilità di interpretare l’alternativa politica  indicata da Marx (per esempio nell’ Ideologia tedesca) o nei termini giacobini o  secondo un’ottica di anarco-comunismo.

Da: www.dissensiediscordanze.it

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