L’Italia come il Texas?

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Il programma di Governo che prevede trivellazioni in mare lungo le coste italiane e? dovunque avversato dalla popolazione. Sin dall’incontro promosso a Roma da Italia Nostra ed al quale parteciparono dodici associazioni nazionali e trenta parlamentari contro lo “Sblocca Italia” si denuncio? il rischio d’interventi dannosi per il Paese, e le trivellazioni in terra ed in mare rientrano tra questi. Decine di convegni sul territorio, dibattiti, appelli, comunicati, promossi dall’associazionismo nazionale e locale, e soprattutto la decisa opposizione dei cittadini hanno convinto la politica ad affrontare il problema, prima con richieste di coinvolgimento nei processi decisionali e modifica di questo programma, poi promuovendo sei referendum contro le trivellazioni in mare nelle 12 miglia delle acque territoriali. I quesiti referendari, promossi da nove Regioni (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) chiedevano l’abrogazione di un articolo dello Sblocca Italia e di cinque articoli del Decreto Sviluppo, questi ultimi riferiti alle procedure per le trivellazioni, mentre l’articolo dello Sblocca Italia si riferiva alla concessione di 12 anni a societa? estrattrici per attivita? di prospezione e ricerca sui terreni dei privati.

Un’azione gia? ampiamente in corso, con gravi effetti, che vede la Basilicata gia? interessata da 70 impianti di trivellazioni. Un’azione, quella delle Regioni, che recepisce l’ostilita? della popolazione a queste iniziative e rivendica la necessita? di un concerto con le Regioni ed i Comuni, esclusi da quel che si decide in mare, davanti alle loro coste e con piena ricaduta sui loro territori. La Corte Costituzionale, purtroppo, ha ritenuto ammissibile solo uno dei quesiti proposti, quello sulla durata dei permessi estrattivi. Da Palazzo Chigi, appresa la decisione della Consulta si difende tuttavia l’attuale norma della legge di Stabilita? che afferma che la concessione dura finche? dura il giacimento, con questo garantendo la manutenzione degli impianti e circa cinquemila posti di lavoro. L’aspetto giuridico e? certamente importante, fondamentale, e vede assonanze con le battaglie gia? condotte contro gli impianti eolici in mare, davanti alle nostre coste, ma il problema e? politico. E? ammissibile che una decisione d’indirizzo economico di un Governo possa compromettere un Paese? Tutto ha un prezzo? Certamente no!

Ricordiamo tra i principi della Costituzione quanto afferma l’articolo 9 ove e? scritto che la Repubblica tutela il paesaggio e la Repubblica non trova limitazione nel solo Governo ma ricomprende ogni articolazione elettiva del nostro Paese. L’Italia non e? il Texas, ne? un Paese del Golfo. Il nostro paesaggio, i centri storici, l’agricoltura di qualita?, le coste, le riserve marine, i fondali ancora da preservare, le isole, sono un patrimonio unico che tutti ci invidiano e che rappresenta la nostra storia, la nostra cultura, l’identita? stessa della nostra Nazione. Dobbiamo conservarlo per noi, per i nostri figli e per tutta la collettivita?. E? un bene nostro, ma e? anche un bene di tutti. La ricerca indiscriminata e in ogni dove di idrocarburi risponde a suggestioni economiche sbagliate,

Seminario del Consiglio direttivo nazionale Trivellazioni: il punto di vista di Italia Nostra Roma, 27 febbraio 2016

momentanee, che porterebbero a danni permanenti. In primo luogo vedremo il paesaggio italiano pregiudicato da impianti estrattivi deturpanti ed inquinanti. Vedremo le coste pregiudicate da infrastrutture petrolifere, le acque territoriali con torri di trivellazione, le isole, come le Tremiti, minacciate nella loro conservazione. In questi anni a quanti disastri da sversamento in mare di petrolio abbiamo assistito. Chi non ricorda quanto avvenuto nel Golfo del Messico, rischio che si voleva replicare nel mare di Sicilia. Quali effetti avrebbero le prospezioni, le trivellazioni ed il prelievo sul delicato equilibrio geologico del nostro Paese? Quali danni, permanenti, verrebbero arrecati alle campagne, all’agricoltura, alla pesca, al commercio, al turismo ed ai lavoratori addetti? Quali effetti si avrebbero sulla salute dei cittadini? Il nostro paesaggio, i nostri borghi storici subirebbero un danno enorme da queste scelte.

A coloro che invocano gli interessi strategici nazionali sulle riserve energetiche rispondiamo che l’offerta d’idrocarburi e? ovunque, che ci si deve orientare verso fonti energetiche rinnovabili, che l’adeguamento degli impianti e la riduzione dei consumi in corso sono parte delle valutazioni da compiersi. L’invocato vantaggio occupazionale non esiste in quanto gli impianti estrattivi occupano pochi addetti e l’effetto che le trivelle produrrebbero sull’economia del territorio, dall’agricoltura, al commercio, al turismo sarebbe anche numericamente ben piu? grave. Il prezzo del petrolio e? ai minimi. Oggi un barile e? a 35 dollari, il 70% in meno dal 2014, mai cosi? basso in 11 anni. Dall’inizio del 2016 il trend e? continuato con un’ulteriore decrescita del 20% e con prospettive di ulteriore ribasso in un quadro di un’offerta di greggio sempre maggiore con cali dei consumi, con un petrolio che giunge dalle sabbie bituminose del Canada, da nuove devastanti tecniche estrattive come il fracking, da giacimenti continuamente rinvenuti e svenduti dai Paesi dell’OPEC. Il calo del prezzo del petrolio i posti di lavoro li ha fatti perdere, solo negli Stati Uniti sono stati 90mila i licenziamenti, e da noi anteponiamo una manciata di miseri barili o pochi metri cubi di gas alla conservazione del Paese. Anche la piu? cinica delle valutazioni meramente economiche non troverebbe alcun vantaggio da questo programma se non, forse, dal momentaneo valore azionario delle societa? aggiudicatrici o dall’utile che ne trarrebbero costruttori e fornitori d’impianti che, in ragione dei prezzi del greggio e del gas e dei costi estrattivi, presto li abbandonerebbero. Vien quindi da chiedersi se il Governo, tralasciando i cavilli giuridici, non debba tener conto della volonta? della popolazione, riscoprendo il senso della politica che deve coniugare il buon governo del Paese con il consenso. Italia Nostra continuera? nella sua azione contro questa sciagura nazionale con seminari, studi ed approfondimenti. Lavorera? con le altre associazioni e comitati nazionali e locali per contrastare questo dissennato progetto.

Marco Parini

Presidente Nazionale di Italia Nostra

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