L’UNIONE EUROPEA VERSO IL SUICIDIO

Schermata-2016-03-09-a-14.02.04I disastri causati dall’ultimo conflitto mondiale spinsero nel dopoguerra i principali paesi dell’Europa occidentale alla creazione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, prima (1951), e nel 1958 all’istituzione della Comunità Economica Europea (la C.E.E).

Questa, grazie ai successi ottenuti, si è man mano allargata tanto che ora ne fanno parte ben 28 Stati.

Gli indubbi progressi conseguiti si sono tradotti in benessere per le popolazioni degli Stati membri ed in stabilità anche se, in questi ultimi anni, a causa delle differenze economico-sociali presenti tra i paesi aderenti ed al loro numero, che rende macchinoso il processo decisionale, i problemi sono aumentati.

Il fenomeno, drammatico, del flusso dei rifugiati dal Medio Oriente e dall’Africa Settentrionale e dal Sud del Sahara verso i nostri lidi rischia di far crollare l’edificio comunitario.

Ne scrivemmo su questo foglio il 28 febbraio 2011 (Si arresteranno i flussi migratori o sarà la “finis Europae?”).

I Governi Europei, debolmente spalleggiati da Washington, non riescono, infatti, ad elaborare una politica efficace (che a nostro avviso non può che essere di tipo – purtroppo – militare) che si prefigga l’eliminazione “in radice” delle cause del triste fenomeno.

La Cancelliera Merkel, nei mesi scorsi, ha pensato bene di ostacolare l’arrivo di migliaia di profughi dalla Siria e paesi limitrofi sulle coste turche e da là a quelle greche con destinazione prevalente la ricca Germania sollecitando, in occasione di una visita ad Ankara, l’aiuto della Turchia, paese amico di Berlino già dalla fine dell’Ottocento ed alleato nel primo conflitto mondiale e promettendo non solo un aiuto finanziario da parte dell’Unione Europea (3 miliardi di Euro) ma anche l’appoggio per la richiesta del Governo turco, che risale al 14 aprile 1987, di adesione alla Comunità Europea.

La Turchia, peraltro, è associata alla C.E. fin dal 12-9-1963 (Trattato di Ankara).

Qualche tempo dopo Erdogan ha chiesto un raddoppio del “dono ” cioè ha preteso 6 miliardi di euro per aiutare i rifugiati.

I maligni sospettano che l’appoggio di Berlino sia stato ispirato da modesti interessi di bottega della Cancelliera ovvero respingere l’accusa d’insensibilità al dramma dei profughi privilegiando. però, quelli che fuggono dalla Siria e vanno in Turchia perchè i Siriani sarebbero quelli più culturalmente evoluti e, per conseguenza, maggiormente utili alla macchina industriale germanica.

Il sostegno promesso per l’adesione turca all’Unione Europea si è subito tradotto in un incontro tenutosi a Bruxelles tra i Ministri dell’UE e quelli turchi il 29 novembre 2015 cui è seguita il 18 marzo 2016 una “Dichiarazione Congiunta” (Vedi il testo in allegato) alla quale la stampa non ha però dato molto risalto ma che ci sembra molto impegnativa.

In essa, infatti, è stato stabilito un “calendario” approssimativo per trattare i punti più rilevanti sotto il profilo economico-finanziario in sospeso onde completare il processo di adesione (v. punto 8 della Dichiarazione Congiunta).

Al punto 5 della “Dichiarazione” si stabilisce l’accelerazione della “liberalizzazione ” dei visti nei confronti degli Stati membri con l’obiettivo di abolire l’obbligo del visto per i cittadini turchi entro giugno 2016 “al più tardi”.

Il che significa, in pratica, il libero ingresso di cittadini turchi (ben circa  90 milioni!) nello spazio europeo, primo non improbabile passo per la richiesta della concessione del “diritto di stabilimento ” che è insito nelle normative europee. Ma occorre anche tener presente che i c.d. Turcofoni ovvero i cittadini dei vari Stati dove si parla il turco – circa 90 milioni – (ad es. Azerbajan, Kazakistan, Uzbekistan etc.) e che fanno parte del Consiglio di Cooperazione dei paesi turcofoni creato nel 2009, fruiscono di alcune agevolazioni per ottenere il visto per entrare in Turchia.

In un domani Ankara, una volta ottenuta l’adesione, potrebbe chiedere l’estensione ai Turcofoni dei diritti di cui fruirebbero i propri cittadini nell’ambito dell’ Unione Europea. E grazie al numero l’islamizzazione dell’Europa sarebbe inevitabile.

Si verificherebbe così quanto avrebbe auspicato il sultano turco Bayazid dopo la vittoria, il 25 settembre 1396,

a Nicopoli sull’esercito cristiano guidato da Sigismndo d’Ungheria, composto da cavalieri francesi, dell’Ordine di Rodi, dell’Ordine di Malta e Cavalieri dell’ Ordine Teutonico:

“Il mio cavallo mangerà la sua avena sull’altare di San Pietro a Roma”.

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