Il problema dei profughi. Finis Europae?

AJDR91 Passport immigration control at Gatwick airport people stand in line

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L’esodo di centinaia di migliaia di persone dal Medio Oriente, dall’Africa Settentrionale e dai paesi al sud del Sahara ha messo a nudo le debolezze dell’Unione Europea.

La costruzione di questa organizzazione ha mietuto per un lungo periodo indubbi successi (libera circolazione delle merci, delle persone, dei capitali, aumento dello sviluppo economico dei paesi membri etc.).

Ora, però, i punti di fragilità sono venuti alla luce: ne fanno, infatti, parte troppi paesi aventi strutture economiche, sociali e politiche molto diverse che non sono, per conseguenza, in grado di reagire in maniera concorde ai gravi problemi che li affliggono. E’, invero, difficilissimo fare adottare misure efficaci da ben 28 governi.

Sono, pertanto, emerse le differenze fino ad ora attutite dal benessere.

A ciò si aggiunge il rischio che il Regno Unito, entrato per necessità e, quindi, di malavoglia, nell’Unione Europea, mantenendo sempre un forte legame con Washington (ha – per dirla non elegantemente – sempre tenuto un piede in Europa ed uno oltre Atlantico), potrebbe uscire dalla C.E.E.

Se ciò accadesse potrebbe aversi un effetto “domino “sui paesi dell’Europa Settentrionale molto legati alla Gran Bretagna.

Sarebbe la fine dell’Unione Europea.

Per evitare ciò non c’è che una strada: cercare di eliminare le cause dell’esodo .

Sarà un ‘impresa di notevolissima difficoltà che costerà investimenti ragguardevoli finanziari e in uomini.

Tuttavia “Tertium non datur”.

Il costo, in caso d’inerzia, sarebbe, infatti, per tutto l’Occidente (non solo per l’Europa) catastrofico: crisi economica, indebolimento della tenuta sociale, aumento della pressione dell’estremismo islamico sui nostri paesi.

Occorre che i nostri governanti se ne rendano conto!

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