Renzi, ricorda Varoufakis: a fare il gioco del pollo con l’Europa si finisce allo spiedo

renzi-varoufakis-620x372Il premier è convinto che l’Europa gli concederà quanto chiede, per paura di ritrovarsi la Lega o il Movimento Cinque Stelle a Palazzo Chigi. Ma il caso greco è un sinistro precedente

Passa un anno e siamo ancora al gioco del pollo. Dodici mesi fa, giorno più giorno meno, iniziava infatti il braccio di ferro tra l’Europa e il ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis. Un gioco fatto di provocazioni reciproche, figlio delle reciproca convinzione che l’altro stesse bluffando. La Grecia era convinta che l’Europa non si potesse permettere che un Paese uscisse dall’Euro, né che un eventuale sconfitta negoziale diSyriza lasciasse spazio ai fascisti di Alba Dorata. L’Europa, allo stesso modo, era certa che la Grecia non avrebbe mai rischiato un simile salto nel buio.

Varoufakis era una star internazionale, in quel periodo. Il ministro motociclista, senza camicia, né cravatta, il Che Guevara della nuova resistenza alla tecnocrazia europea. Il popolo greco era con tutto con lui. Com’è finita in Grecia lo sappiamo, però. Varoufakis – su cui pendeva il medesimo stigma di “interlocutore non credibile” che oggi viene affibbiato a Renzi – è stato defenestrato senza troppi complimenti, nonostante la vittoria al referendum. E la figura del pollo l’ha fatta Tsipras, scoprendo la miseria del suo bluff accettando condizioni ben più dure di quelle che il referendum aveva rigettato. Beffa tra le beffe, alle successive elezioni l’elettorato greco ha premiato il «calabrache» Tsipras e ignorato gli appelli al voto di Varoufakis per gli scissionisti di Syriza.

Le sfide con l’Europa, però, non sono gare di applausi. Alla resa dei conti, bisognerà buttar giù le carte e portare a casa i risultati. E se l’Europa deciderà di non concederci le ennesime deroghe a Renzi non rimarranno che gli alibi dello sconfitto e un bel po’ di promesse da rimangiarsi

Il premier, che ha bisogno come l’aria di un assicurazione sui depositi e di una revisione del fiscal compact che lo aiutino a disinnescare la crisi delle banche e le clausole di salvaguardia con cui ha finanziato le sue ultime leggi di stabilità, sta giocando lo stesso gioco. Con la stessa sicumera di Varoufakis, afferma che il suo Paese ha rialzato la testa, convinto che l’Europa, che ha un disperato bisogno di stabilità e di certo non brama dalla voglia di ritrovarsi Di Maio o Salvini a Palazzo Chigi, gli concederà quel che vuole.

Oggi Renzi è forte della sua strategia. il 62% degli italiani approva la sua battaglia contro l’Europa e magari si sta pure dimenticando del “salvataggio” delle quattro banche e delle quantomeno improvvide dichiarazioni – alla luce di quel che sta avvenendo in questi giorni – sul sistema bancario italiano più solido di quello tedesco. Le sfide con l’Europa, però, non sono gare di applausi. Alla resa dei conti, bisognerà buttar giù le carte e portare a casa i risultati. E se l’Europa, come ha fatto con la Grecia, deciderà davvero di non concederci le ennesime deroghe a regole che abbiamo sottoscritto, a Renzi non rimarranno che gli alibi dello sconfitto e un bel po’ di promesse da rimangiarsi. Con tanti auguri per le prossime elezioni.

Da: www.linkiesta.it

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