La fragilità del sistema bancario italiano

310x0_1449236194960_banca_marcheQuattro banche di medie dimensioni sono “fallite” e per la prima volta in Italia hanno perso non solo gli azionisti ma anche alcune categorie di obbligazionisti. L’attenzione dei media si è concentrata soprattutto sulle perdite subite da chi aveva acquistato obbligazioni subordinate. Sembra quasi che i problemi delle nostre banche possano essere circoscritti alla necessità di informare meglio sui rischi di certi titoli sino magari a limitarne la vendita ai soli investitori istituzionali.

In verità i rischi delle obbligazioni subordinate erano già chiaramente indicati nei prospetti e i tagli minimi abbastanza elevati già precludevano acquisti da piccoli risparmiatori. Le perdite maggiori le hanno subite gli azionisti, assai più numerosi e spesso piccoli azionisti poco consapevoli dei relativi rischi, che hanno perso tutto com’era inevitabile perché le loro banche sono fallite.

Sarebbe confortante pensare che il problema possa essere superato con una migliore informazione o “accertando le responsabilità”, ma la realtà è ben diversa ed il nostro sistema bancario non è per nulla così solido come si continua a dire. Le banche, con poche eccezioni, stanno affogando per il montare di sofferenze e crediti deteriorati. In alcune importanti banche popolari, in particolare, le sofferenze nette (da considerarsi perdite pressoché certe) hanno già raggiunto il 70-75% del patrimonio ed i crediti deteriorati sono 1,5 – 2 volte il patrimonio. L’incertezza sulla reale consistenza non solo dei crediti ma anche di varie altre poste è notevole: ad esempio all’attivo figurano “attività fiscali” per importi elevati che rischiano però di volatilizzarsi se le banche non tornano presto in utile.

Con tassi d’interesse così bassi, la capacità di produrre reddito di queste banche è modesta, tale da non consentire nemmeno accantonamenti sufficienti ad impedire che le sofferenze nette continuino ad aumentare. Una parte non piccola del nostro sistema bancario è fragilissima ed a rischio di sopravvivenza.

Se dovesse “saltare” un’altra banca di medie dimensioni, come la Banca Popolare di Vicenza o la Veneto Banca, il Fondo interbancario di garanzia non potrebbe ripetere l’operazione del mese scorso con cui sono state “salvate” le quattro banche (o meglio i loro correntisti ed obbligazionisti) perché per quell’operazione sono già stati anticipati dalle banche i versamenti al Fondo dei prossimi tre anni. Allora, a meno che lo Stato non decida di intervenire in violazione della normativa europea, non vi sarebbe altra strada che quella di applicare appieno le regole del “bail in” , imponendo perdite ai titolari sia di obbligazioni “senior” sia di depositi superiori a 100 mila euro. Si verrebbe a creare una situazione di gravissima incertezza e pericolo, col rischio di innescare una fuga di fondi dalle banche, soprattutto quelle minori e percepite come meno solide, che potrebbe innescare crisi di liquidità difficilmente gestibili.

Già oggi vi sono delle avvisaglie in tal senso: le obbligazioni “senior” di alcune banche sono quotate a tassi che superano del 3- 4% sino anche al 6% i rendimenti di titoli di stato di pari durata. Evidentemente gli investitori hanno iniziato a percepire un rischio reale e sostanzioso, e quelle banche non riusciranno a rinnovare i titoli in scadenza per l’onere eccessivo richiesto dal mercato. Il deflusso di fondi dalle banche minori e “fragili” sembra sia già iniziato anche dai conti correnti: perché infatti un correntista dovrebbe correre rischi su depositi oltre i 100 mila euro, comunque poco o nulla remunerati? E’ quindi già in atto una tendenza a trasferire depositi rilevanti verso le maggiori banche. Alcune delle quali peraltro indicano di non gradire nemmeno questi fondi, visto che la liquidità da loro depositata presso la BCE è soggetta a tasso negativo dello 0,3%!

Questo circolo vizioso potrebbe essere interrotto da una vivace ripresa dell’economia che riduca incagli e sofferenza bancarie, ma ciò non potrà avvenire in tempi sufficientemente rapidi da evitare i rischi sopra menzionati. Sarebbe quindi opportuno che governo e Banca d’Italia definissero meglio e chiaramente limiti e modalità di applicazione del “bail in” in Italia nel prossimo futuro, magari introducendo la tanto discussa “bad bank” col sostegno di garanzie pubbliche, in modo da fugare i timori di obbligazionisti e correntisti, che potrebbero innescare da un sassolino una valanga.

Da: www.societalibera.org

4 comments for “La fragilità del sistema bancario italiano

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