Mese: gennaio 2016

Renzi, ricorda Varoufakis: a fare il gioco del pollo con l’Europa si finisce allo spiedo

renzi-varoufakis-620x372

Il premier è convinto che l’Europa gli concederà quanto chiede, per paura di ritrovarsi la Lega o il Movimento Cinque Stelle a Palazzo Chigi. Ma il caso greco è un sinistro precedente

Passa un anno e siamo ancora al gioco del pollo. Dodici mesi fa, giorno più giorno meno, iniziava infatti il braccio di ferro tra l’Europa e il ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis. Un gioco fatto di provocazioni reciproche, figlio delle reciproca convinzione che l’altro stesse bluffando. La Grecia era convinta che l’Europa non si potesse permettere che un Paese uscisse dall’Euro, né che un eventuale sconfitta negoziale diSyriza lasciasse spazio ai fascisti di Alba Dorata. L’Europa, allo stesso modo, era certa che la Grecia non avrebbe mai rischiato un simile salto nel buio.

I liberali tra Compromesso storico e Pentapartito

PENTAPARTITO

In un recente ricordo di Valerio Zanone ho scritto la seguente frase, che non è piaciuta a più di un amico: «Segretario nazionale del PLI, accompagnò il declino del partito, rendendolo di fatto un alleato subordinato del Partito socialista di Craxi». La frase, ovviamente, pecca di eccesso di sintesi; ma a me sembra, nella sostanza, giusta.

La sesta legislatura repubblicana (1972-1976) si era aperta con il secondo Governo Andreotti, espressione di una maggioranza politica tripartitica: DC, PSDI e PLI. Quel Governo avrebbe voluto essere l’inizio di una svolta politica rispetto alla formula del Centro-sinistra che aveva caratterizzato gli esecutivi del decennio precedente. Infatti, i liberali, oppositori del Centro-sinistra, ritornavano allora al governo, con responsabilità importanti: in particolare, Giovanni Malagodi era Ministro del Tesoro; ma, ad esempio, di quell’esecutivo faceva parte pure Aldo Bozzi, quale Ministro dei Trasporti.

Gli eccessi renziani

x-default

Il nostro Presidente del Consiglio, dopo un inizio non disdicevole, preso da giovane baldanza e da una forte dose di spregiudicatezza, sta, a nostro giudizio, compiendo molti errori che potrebbe pagare cari. Non è utile ,ad es., attaccare il Presidente della Commissione U.E. Juncker, in maniera così virulenta, non tenendo conto dei vari punti di debolezza italiani ( ad es. debito, inchiesta comunitaria sugli aiuti all’ILVA, il problema delle quattro banche in fallimento).

La scarsa volontà di lottare

libia

Crediamo ormai inoppugnabile che una parte del mondo islamico abbia dichiarato guerra all’Occidente (compresi in tale accezione la Confederazione Russa e tutti gli stati considerati alleati dell’Occidente).
Il che non ci meraviglia perchè(immodestamente) l’avevamo detto (v. i nostri numerosi scritti ospitati da questo foglio. V., ad es., da ultimo, “Attacco all’Occidente-Che fare?” del 23-11-2015).
Auspicavamo – a malincuore – un intervento multilaterale in Siria.

La battaglia di Saipan: l’inizio della fine della Guerra del Pacifico

First_flag_on_Guam_-_1944

Saipan è una piccola isola situata nell’Oceano Pacifico Occidentale, un paradiso tropicale dalla spiaggia bianchissima e dalle acque più limpide che si possano immaginare, appartenente all’arcipelago delle Isole Marianne Settentrionali, oggi amministrata dagli Stati Uniti d’America.

Nella torrida estate del 1944, contrariamente alla vita solare e tranquilla che, oggigiorno, i suoi abitanti vi conducono, essa fu la sede di una delle più cruente e decisive battaglie della guerra combattuta fra gli USA e il Giappone per il controllo del mare più grande e strategico del mondo.

Pearl Harbor

Attacco_a_Pearl_Harbor

La Provvidenza divina (il riferimento è al mio saggio ‘La Provvidenza divina e gli Stati Uniti d’America’ – MdPR) ha aiutato gli USA, in modo a volte contorto ed inspiegabile anche in guerra.
Non so se sia stato per l’intercessione della ‘Madonna del Buon Soccorso’ di New Orleans che Andrew Jackson riuscì a sconfiggere la forza di invasione britannica formata da veterani della Guerra Peninsulare e guidata dal cognato di Wellington, ma certamente l’incredibile vicenda dell’attacco giapponese a Pearl Harbor, sul quale sono stati versati fiumi di inchiostro, lascia a tutt’oggi, come minimo, perplessi sui tortuosi percorsi della Provvidenza ovvero sulle beffe della dea Fortuna.

La fragilità del sistema bancario italiano

310x0_1449236194960_banca_marche

Quattro banche di medie dimensioni sono “fallite” e per la prima volta in Italia hanno perso non solo gli azionisti ma anche alcune categorie di obbligazionisti. L’attenzione dei media si è concentrata soprattutto sulle perdite subite da chi aveva acquistato obbligazioni subordinate. Sembra quasi che i problemi delle nostre banche possano essere circoscritti alla necessità di informare meglio sui rischi di certi titoli sino magari a limitarne la vendita ai soli investitori istituzionali.

In morte di Valerio Zanone

valerio-zanone-fotogramma-kXAH--258x258@IlSole24Ore-Web

La morte di Valerio Zanone riporta alla memoria accadimenti e persone davvero lontani.
Lotte interne al vecchio Partito Liberale, vicende governative poco felici, nomi oggi dimenticati (Giovanni Goria, per dire? Chi era costui? Chi era questo signore nel cui gabinetto Valerio ha lavorato? Mah.)
Ricordo le prime apparizioni congressuali del Nostro, quando, per assonanza, lo si avvicinava a Zenone di Elea, certo anche facendo, in seconda battuta, riferimento ai suoi studi.
L’ho ascoltato non condividendo il suo ‘tradimento’ (tale mi appariva, che ci posso fare?) nei confronti di Giovanni Malagodi, il ‘nume’ liberale.