Anno: 2016

Donald Trump, ‘The Dark Horse’. Un ‘maverick’ alla Casa Bianca

Giovedì 22 dicembre alle ore 17.30, nella Sala dei Matrimoni in Palazzo Comunale, via Sacco, Varese, presentazione del libro “Donald Trump, ‘The Dark Horse’. Un ‘maverick’ alla Casa Bianca”. Con Mauro della Porta Raffo, coordinatore dell’opera, interverranno Claudio Bonvecchio, Edoardo Croci, Gianfranco Fabi, Gianmarco Gaspari, Enzo Laforgia, Giancarlo Mazzuca, Fabio Minazzi, Francesco Salvi
Ingresso libero

Il sangue dei Siriani ed Aleppo

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Seguo con partecipazione emotiva le vicende della Siria, alle quali ho già dedicato più articoli in un recente passato. Concentro la mia attenzione su tre prese di posizione. La prima è del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Persona che stimo e che era certamente animata dalle migliori intenzioni; anche se il bilancio dei risultati conseguiti, in particolare in politica estera, non è felice. Una cosa positiva Obama l’ha fatta: l’accordo con l’Iran, che, da un lato, tende a fermare la propensione di quello Stato a dotarsi di armi nucleari, e, dall’altro, toglie l’Iran dall’isolamento e dal regime di sanzioni, per riconoscergli a pieno titolo una nuova credibilità come potenza regionale che può svolgere un ruolo significativo per arrivare ad una pace stabile in Medio Oriente. Rispetto alle vicende della Siria ed alla battaglia di Aleppo, il Presidente Obama dichiara, da ultimo, che «il sangue dei Siriani è sulle mani del regime di Assad e di Putin».

Bene Gentiloni, ma ora approviamo delle buone leggi elettorali

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Colgo reazioni scomposte nei confronti del nuovo Presidente del Consiglio incaricato, Paolo Gentiloni. Inutilmente scomposte, perché quanti si sono battuti per il No al Referendum hanno già ottenuto due risultati importanti:
1) le proposte di riforma costituzionale sono state cassate, non hanno esistenza giuridica;
2) il Presidente Renzi ha dovuto prendere atto dell’esito del Referendum ed ha rassegnato le dimissioni dalla carica.

L’Italia si trova, però, ad affrontare una difficile situazione, in particolare per quanto attiene alla tenuta dei conti pubblici, laddove finora è stato possibile andare avanti senza traumi solo grazie alla politica monetaria del Presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi.

Un nuovo Governo o lo stesso sotto mentite spoglie?

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Il nuovo Governo appare, in larga misura, simile al precedente. Evidentemente le forze renziane sono riuscite ad inserire nel nuovo Esecutivo elementi del precedente anche se gli stessi non avevano dato grandi prove di sé. Solo per fare qualche esempio: la Boschi, la titolare del Ministero della Pubblica Istruzione, il Prof Padoan e si potrebbe continuare. Come alcuni commentatori hanno osservato si è trattato, in sostanza, di un cambiamento solo di facciata. La situazione del paese richiederebbe, purtroppo, un ben diverso approccio.

Le scadenze economiche ed internazionali esigerebbero un Esecutivo di un buon livello e che fruisse dell’appoggio della maggioranza delle forze politiche. Il che non è.

Per rilanciare l’Italia, più che il referendum, bisogna puntare a ridurre imposte e spesa pubblica

19.11.2012. Crisi economica e finanziaria

Si deve riconoscere a Renzi dignità e senso dello Stato nel modo in cui ha gestito la sconfitta referendaria e nell’annuncio delle sue dimissioni.

L’errore è stato ricercare un plebiscito su di sé, col pretesto di una riforma costituzionale (ancorché necessaria) assai pasticciata, invece di occuparsi delle reali questioni che compromettono il benessere degli italiani.

Data la modestia nel tasso d’espansione della nostra economia rispetto a quella tedesca, britannica e irlandese (quest’ultima, con imposte sul reddito delle imprese al 12,5%, in questi ultimi 2 anni ha superato il 16% annuo medio di aumento del PIL) è ragionevole pensare che in 3 anni di governo bisognava fare molto di più!

Un quattro dicembre da ricordare

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Ho l’abitudine di andare a votare presto e, passate da poco le otto del mattino, ero già tornato a casa, dopo aver assolto il mio dovere di elettore. Quella domenica, 4 dicembre 2016, avevo sensazioni negative. Nelle settimane precedenti, avevo visto il Presidente del Consiglio Renzi occupare tutti i possibili spazi televisivi e temevo che una parte rilevante dell’opinione pubblica, quella più anziana, che frequenta poco la rete Internet o la disconosce del tutto, avrebbe finito per lasciarsi condizionare dal messaggio per il Sì, veicolato massicciamente dai canali televisivi.

Nel mio piccolo, ho cominciato a studiare la proposta di riforma costituzionale e, immediatamente, ad oppormi ad essa, fin da quando fu presentato il disegno di legge costituzionale d’iniziativa governativa (DDL n. 1429, Atti Senato, a firma del Presidente del Consiglio dei Ministri, Renzi, e del Ministro per le Riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, Boschi). Il mio primo articolo al riguardo, pubblicato nel quindicinale on-line di Critica Liberale, titolato “I malcontenti del Senato”, reca la data del 12 maggio 2014.

“Nec quid nimis” (=Mai il troppo)

epa05660299 The Italian Prime Minister, Matteo Renzi, speaks at the Palazzo Chigi in Rome, Italy, 04 December 2016 after the referendum on constitutional reform, with his wife Angese Landini in the background. Matteo Renzi has announced his resignation after exit polls on 04 December 2016 suggest a 'No' vote victory in a crucial referendum to which Renzi had tied his political future. The referendum is considered by the government to end gridlock and make passing legislation cheaper by, among other things, turning the Senate into a leaner body made up of regional representatives with fewer lawmaking powers. It would also do away with the equal powers between the Upper and Lower Houses of parliament - an unusual system that has been blamed for decades of political gridlock.  EPA/GREGOR FISCHER

Sembra che sul tempio di Delfo fosse scolpito questo ammonimento attribuito ad Apollo
Simile nel contenuto è la considerazione che figura nelle massime de La Rochefoucauld (v.CLIX):”Ce n’est pas assez d’avoir de grandes qualités, il en faut avoir l’économie” (= Non basta avere delle grandi qualità bisogna saperle spendere bene).
In sostanza è l’esortazione alla moderazione. E’ anche l’aurea massima: “In medio stat virtus”.
Venendo ai nostri giorni: la sconfitta referendaria del Primo Ministro Renzi ha molteplici cause ma , a nostro sommesso parere, la principale è individuabile nell’eccesso di presenze in tutti i fori e dall’Alpi alle Piramidi. E questo ha generato fastidio e sospetto -peraltro non infondato-circa le finalità del referendum stesso ovvero accrescere i poteri dell’Esecutivo.

Sì o No al prossimo referendum, con eventuale rischio di default dell’Italia

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Nel 2011, con lo spread oltre i 500 punti e i tassi d’interesse sul BTP decennale oltre il 7%, l’Italia ha seriamente corso il rischio di un default. Non andrebbe quindi sottovalutato l’attuale trend di crescita dello spread soprattutto perché in questi anni i problemi strutturali dell’Italia – a partire da assenza di crescita, elevatissimo debito pubblico, elevata disoccupazione e bassa produttività – sono tutt’altro che risolti.

Solo l’aggancio con l’Europa e il “quantitative easing” della Bce impediscono la deriva dell’Italia, nonostante una rilevante fetta della popolazione sembri non comprenderlo, a giudicare dal consenso elettorale dei partiti dichiaratamente anti-europei.