L’ AFFAIRE BANCARIO

Senza titolo-1Si attribuisce al grande economista J.M.Keynes questa battuta: “Rapinare una banca è un crimine ma fondarne una è un delitto di maggior gravità”.

All’origine di due crisi economico-finanziarie a livello mondiale (quella del 1929 e la più recente generata dal fallimento della banca Lehman) c’è il sistema bancario statunitense non controllato adeguatamente.

E’ indubbio che gli istituti di credito siano essenziali per il sistema economico.

Ne costituiscono la linfa vitale e proprio per questo debbono essere sottoposti ad una continua e rigorosa sorveglianza da parte degli organismi pubblici a ciò deputati.

In Italia spetta “in primis” alla Banca d’Italia esercitare un tale, importantissimo controllo ma non sempre l’istituto centrale è stato, a nostro parere, all’altezza dell’arduo compito affidatogli.

Chi ha buona memoria ricorderà che il Governo fu costretto nel dopoguerra a ricapitalizzare “ope legis” il Banco di Napoli, il Banco di Sicilia, la Cassa Vittorio Emanuele Orlando a motivo di gestioni scellerate. E a pagare furono i contribuenti.

Come venivano amministrati in quel periodo detti istituti era noto al volgo ma l’istituto di via Nazionale -evidentemente-non ne era a conoscenza.

I recenti fatti riguardanti quattro istituti italiani sembrano dimostrare che la Banca d’Italia ed il Ministero dell’Economia non hanno operato al meglio.

L’istituto centrale aveva – è vero – commissariato alcune di queste banca m a sembrerebbe tardivamente e soprattutto non ha lanciato seri avvertimenti – in generale a tutti i risparmiatori- circa l’alto rischio connesso con certe operazioni.

Il Governo, essendo a conoscenza della situazione delle quattro banche – che non è un fatto di ieri- non avrebbe dovuto accettare la normativa comunitaria che penalizza in caso di estreme difficoltà i depositanti delle sopraricordate banche.

Chi conosce “de visu” come operano a livello comunitario i nostri rappresentanti non si meraviglia peraltro di ciò perchè il coordinamento tra le varie amministrazioni italiche lascia molto a desiderare.

“Chi è causa del suo mal pianga se stesso” e anche nel caso “de quo ” a piangere saranno -purtroppo- in larga misura . gli innocenti risparmiatori.

Si troverà, tuttavia, qualche disposizione in base alla quale, alla fine, tutti gli organismi competenti hanno fatto a tale proposito del loro meglio.

Ci viene in mente a questo punto quanto saggiamente scrisse Tacito : “Corruptissima in repubblica plurimae leges” (= In uno Stato corrottissimo numerose sono le leggi).

2 comments for “L’ AFFAIRE BANCARIO

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