L’INSTABILITA’ NEL MONDO DELLE RELAZIONI INDUSTRIALI

relazioniForse dalla crisi economica l’Italia sta lentamente uscendo ma non ci sembra che l’atmosfera in materia di relazioni industriali sia ottimale. E’, infatti, stato proclamato uno sciopero degli addetti ai trasporti urbani di Roma venerdì 4 dicembre che ha paralizzato l’Urbe proprio prima del c.d. Ponte dell’Immacolata.

Non è di buon auspicio per l’imminente Giubileo.

Sorge il dubbio che i sindacati vogliano riaffermare il loro potere forse perché stanno avvertendo la flessione degli iscritti. Il movimento sindacale in Italia ha avuto molti meriti ma, probabilmente, i difetti sono stati nel corso degli anni maggiori.

In estrema sintesi :

  • i meriti: ha combattuto forme ignobili( e non del tutto scomparse) di sfruttamento dei lavoratori ; ha promosso l’introduzione di norme di tutela contrattuale e previdenziale dei prestatori d’opera e di regole di salvaguardia nei processi produttivi etc.;
  • i demeriti: per molti anni i sindacati di sinistra hanno operato per cercare di far adottare i programmi del P.C.I. volti ad introdurre un sistema produttivo ispirato ai principi marxisti o, per lo meno, per aumentare la presenza dello Stato nell’economia che ha generato sprechi del pubblico danaro incalcolabili.

Occorre infine rammentare che sia i sindacati che le organizzazioni degli imprenditori non hanno mai voluto che si seguisse l’esempio della Germania e di altri paesi dell’Europa settentrionale che hanno creato un meccanismo volto a risolvere le controversie prima che sfocino in scioperi cioè la c.d. “Cogestione”.

Nel 1976 dopo lunghi negoziati il Governo guidato dal socialdemocratico H. Schmidt ma con l’appoggio della C.D.U. riuscì a far approvare una legge che-in breve- prevedeva la partecipazione dei lavoratori attraverso i loro rappresentanti sindacali alla gestione delle imprese con più di 500 dipendenti.

La legge indicava gli argomenti di decisione sui quali i rappresentanti -eletti dai dipendenti-dovevano essere informati e fornire la loro approvazione.

Il che doveva avvenire nell’ambito dei Consigli di Sorveglianza dove seggono in numero paritario rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro.

Tali Consigli sono presieduti da una personalità il cui voto, in caso d parita’ dei suffragi espressi dai rappresentanti sindacali e di quelli delle imprese, vale doppio.

Le delibere di questi organi hanno influenzato nel corso degli anni le decisioni dei Consigli di Amministrazione e consentito, evitando scioperi, la firma di accordi collettivi importanti.

Con modalità parzialmente (ma non sostanzialmente) diverse il sistema germanico è stato adottato in Svezia, nei Paesi Bassi e nella Repubblica Ceca.

In Italia sia i sindacati che le organizzazioni rappresentative delle imprese non si sono mostrate. fino ad ora, interessate ad introdurre un tale meccanismo. I motivi sono, probabilmente, a mio avviso, i seguenti:

  • le imprese italiane sono in genere di taglia non ragguardevole e senza un azionariato diffuso cioè c’è ancora un padrone che non desidera che i sindacati vengano troppo a conoscenza dei suoi programmi;
  • i sindacati non desiderano assumere responsabilità anche se indirette, nella gestione aziendale per poter liberamente criticare e “rivendicare” dato che,in fondo ,l’imprenditore è pur sempre un avversario se non un bieco sfruttatore dei dipendenti.

Questo atteggiamento di entrambe le parti ci sembra miope segnatamente ove si consideri l’attuale difficilissima congiuntura e la presenza di paesi a noi concorrenti che fruiscono di un clima di relazioni industriali se non idilliaco almeno accettabile.

I sindacati e le organizzazioni dei datori di lavoro italiani dovrebbero ricordare quanto scrisse P. Licinio: “Concordia res est in rebus maxime adversis utilis” (= La concordia è, specialmente nelle avversità, utile).

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