USA: elezioni presidenziali

usa_map_flag1L’attenta osservazione dei risultati elettorali naturalmente generali ma altresi’ Stato per Stato nel trascorrere del tempo consente di vedere con precisione, di cogliere i momenti decisivi della storia americana per quanto riguarda il susseguirsi dei diversi ceti sociali al potere nel Paese e la geopolitica.

E’ l’elezione del 1828 che segna la fine del dominio della vecchia ‘aristocrazia’ che aveva immaginato, magicamente istituzionalizzato il Paese e lo aveva guidato con mano sicura.

La vittoria di Andrew Jackson, gia’ sfiorata quattro anni prima, porta i democratici al governo e con loro la borghesia.

Le votazioni datate 1860 – che, essendosi diviso il partito al potere appunto dal 1828, portano a White House Abraham Lincoln e quindi i repubblicani – aprono la strada alla Guerra di Secessione e conseguentemente a una ben precisa divisione geopolitica.

Dal termine, difatti, del conflitto fratricida e fino al 1964, sostanzialmente, il Nord progressista e non segregazionista votera’ repubblicano mentre il Sud arretrato e addirittura razzista si esprimera’, molto spesso perdendo, per i democratici.

E’ dalle fila del partito dell’asino che ancora nel 1968 uscira’, candidandosi come indipendente, l’allora duramente segregazionista George Wallace.
Sara’ il travolgente Lyndon Johnson del precitato 1964 a cambiare definitivamente la geografia politica USA.

Sulla scorta di misure davvero rivoluzionarie e di aperture razziali inimmaginabili, il grandissimo successore di John Kennedy conquistera’ il Nord, da quel momento, con qualche parentesi (si vedano Reagan e i due Bush essendo poco significativo in proposito  Nixon eletto nel mentre la Guerra del Vietnam oprimeva moralmente il Paese), trasferito ai democratici, cedendo il Sud si rivali.

E’ con la vittoria di Barack Obama nel 2008, infine, che si arriva a un ultimo stravolgimento.

Gli White, Anglo-Saxon, Protestant, demograficamente sempre piu’ deboli e peraltro divisi, cedono il potere alle nuove emergenti etnie: in primis ai neri che vanno sempre piu’ numerosi ai seggi e agli ispanici che sono oramai moltissimi.

La tendenza e’ adesso, per quel che riguarda White House, decisamente democratico/socialisteggiante, quanto di piu’ lontano si potesse immaginare solo pochi decenni fa dall’America della diversita’, del merito, della convinta in qualche modo alla fine calvinistica religiosita’.

Possibile un colpo di coda?

Partiticamente parlando, si.

Ma solo un GOP che tradisca le sue convinzioni – e pertanto un partito lontano dalle proprie radici, mutato nelle viscere – potra’ nuovamente occupare lo scranno presidenziale.

Dovesse in cotal radicale modo trasormarsi non sarebbe piu’ il mio partito!

Da: www.dissensiediscordanze.it